Italicum: tanto rumore per nulla?

0
742

“La legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione” affermano i giudici della Consulta, in una nota della sentenza che ha revisionato l’Italicum. Il Ballottaggio è la vittima illustre che viene tagliata dalle cesoie dei giudici, mentre viene mantenuto il premio di maggioranza per il partito che raggiungerà il 40% dei voti: con tale soglia si aggiudicherebbe 340 seggi su 617, assicurandosi pertanto il 55% dei seggi. Realisticamente, nell’attuale scenario politico, è improbabile che un partito riesca a raggiungere questa percentuale di voti e di fatto l’Italicum è stato ridotto ad un sistema proporzionale: il numero dei seggi verrà assegnato in proporzione ai voti ricevuti. Rimangono in vigore le candidature multiple, pertanto i capolista potranno essere inseriti in più collegi fino ad un massimo di dieci. La Corte ha però bocciato la possibilità di scegliere in quale collegio risultare eletto, nel caso di elezioni in più collegi: in tal caso dovrà intervenire un sorteggio.

Immediate le reazioni politiche alla sentenza, con il Partito Democratico deciso a convergere sul Mattarellum, come dichiarano i suoi esponenti Pedica e Rosato. Grillo, soddisfatto che sia stato mantenuto il premio di maggioranza per chi raggiunge il 40% dei voti, punta forte sullo slogan delle elezioni immediate. Polemico Di Battista (Movimento Cinque Stelle) che su Twitter attacca l’operato di Renzi e Boschi, affermando che la loro legge elettorale è in gran parte incostituzionale. Anche la Meloni (Fratelli d’Italia) e Salvini (Lega Nord) spingono per le elezioni, richiamando la nota della Consulta sull’immediata applicabilità della legge elettorale. Aldilà di quanto dichiarato dagli esponenti politici, un’analisi obbiettiva non può prescindere dalla considerazione che questo Italicum, o “Legalicum“, come lo ha definito ironicamente Grillo, è una legge elettorale totalmente altra rispetto a quella pensata dalle intenzioni dei suoi fondatori. Le passate dichiarazioni renziane avevano osannato l’Italicum come un sistema elettorale che tutta l’Europa avrebbe copiato, in quanto avrebbe dato la certezza di formare un governo già dal giorno successivo alle elezioni. Ora quelle parole sono naufragate di fronte al revisionismo costituzionale: è fuori dubbio infatti che al momento nessuna delle forze politiche in campo abbia la capacità di raggiungere da sola la soglia del premio di maggioranza. Neanche l’esultante Grillo, che in tempi non troppo lontani avrebbe potuto aspirare al colpaccio, i cui consensi ora, per quanto le sue dichiarazioni vogliano far credere il contrario, si trovano in una parabola discendente. Di fatto, quindi, per governare bisognerà affidarsi alla più classica delle coalizioni e se i pentastellati perseguono indomiti la strada dello starsene per gli affari propri, c’è chi ipotizza un Patto del Nazareno bis per il prossimo futuro. In ogni caso, anche se la legge elettorale ha avuto il via libera dalla Corte Costituzionale per un’applicazione immediata, ciò non si traduce automaticamente con elezioni nel breve periodo. Il Governo Gentiloni gode infatti della fiducia del Parlamento, condizione imprescindibile per la sussistenza di un esecutivo, e se il Presidente Mattarella non ha ravvisato le condizioni per lo scioglimento delle Camere dopo le dimissioni di Renzi, non cambierà certamente idea con la sentenza della Corte Costituzionale. Salvo nuovi scossoni parlamentari, si arriverà quindi al naturale termine dell’attuale legislatura nel 2018 e chissà che le forze politiche non ne approfittino per un accordo bipartisan su un sistema elettorale degno di questo nome. Nel frattempo è il caso di dire: Italicum, tanto rumore per nulla.