Italia: recessione e debito record

Secondo le stime della Commissione Europea, l'Italia sprofonda più di tutti gli altri Paesi UE. Peggio (di un niente) fa soltanto la Grecia, che però nel 2021 crescerà più di noi.

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Ogni qualvolta Fondo Monetario Internazionale, Commissione Europea, Banca d’Italia, Confindustria e Governi pubblicano i bollettini con le previsioni economiche, assistiamo a balletti di cifre discordanti, che spesso sfociano in bracci di ferro e contrasti anche vivaci, specie quando a finire sotto la lente di ingrandimento è l’Italia.

Oggi, che viviamo una situazione eccezionale, i numeri continuano a essere divergenti, seppure in misura minore, però, a differenza del passato, tutti i principali organismi concordano su un punto: la grande Emergenza sanitaria del 2020 avrà sull’economia mondiale un impatto ancora peggiore di quello causato dalla Grande Crisi finanziaria iniziata nel 2006 e protrattasi sino al 2011, quando i suoi effetti esplosero in Italia (il 9 novembre 2011 lo spread tra BTp italiani e Bund tedeschi balzò a 574 punti, facendo registrare il suo record assoluto di sempre, ndr).

A certificarlo anche la Commissione Europea nell’European Economic Forecast. Spring 2020 (https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/ip125_en.pdf) presentato il 5 maggio.

Il quadro mondiale

Tre sono gli “shock” che hanno sconvolto l’economia mondiale, bloccando, di fatto, i segnali di ripresa che si stavano consolidando all’inizio dell’anno: l’emergenza sanitaria, che ha costretto la maggior parte degli Stati ad adottare “extreme” misure di contenimento che hanno di fatto fermato l’economia; il conseguente crollo del prezzo del petrolio e delle materie prime che a sua volta – terzo shock – ha messo in crisi da una parte i principali Paesi esportatori e dall’altra i Paesi emergenti fortemente indebitati con gli Stati Uniti.

La recessione nel mondo

Secondo la Commissione Europea, l’effetto combinato dei tre “shock” produrrà una contrazione del Pil mondiale (esclusa l’UE), del 3% nel 2020, e un rimbalzo del 5% nel 2021.

Questa ripresa riporterà la produzione al di sopra del livello del 2019, ma ben al di sotto dei valori per il 2020 previsti nell’autunno 2019.

La recessione in Europa

Nel 2020 il Pil subirà una contrazione del 7,7% nell’area Euro e del 7,3% nell’area No Euro (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Svezia, Svizzera e Ungheria, ndr).

Si tratta di un dato ben peggiore rispetto al -4,5% fatto registrare durante la Grande Crisi finanziaria tra gli anni 2006 e 2009.

Nel 2021 il Pil tornerà a crescere in entrambe le aree rispettivamente del + 6,3 e + 6,1%, che non sarà comunque sufficiente e riportarlo sui livelli previsti lo scorso febbraio.

La recessione nei singoli Paesi europei (Italia esclusa)

Il Pil subirà un calo maggiore rispetto alla media europea in 6 Stati: Grecia (-9,7%), Spagna (-9,4%, Croazia (-9,1%), Francia (-8,2%) Irlanda e Lituania  (-7,9%).

Negli altri Paesi il calo sarà compreso tra il –4,3% della Polonia, che è il miglior risultato in assoluto, e il -7,4% di Cipro.

Nei Paesi rigoristi del Nord, la recessione si farà sentire in misura maggiore in Olanda (-6,8%), Germania (-6,5%) e Svezia (- 6,1%).

Nel 2021, invece, sarà la Grecia a crescere di più (7.9%), seguita dalla Croazia (7,5%) e da Francia e Lituania (7,4%).

Il disavanzo europeo

Il deficit è la differenza negativa tra le entrate e le uscite di uno Stato, quando, ovviamente, le ultime superano le seconde. In altri termini, significa che lo Stato spende più di quanto incassa.

Il “quanto” può spendere in più viene rapportato al Pil, per capire lo stato di salute delle finanze pubbliche: il Patto di Stabilità e di Crescita del 1997 ha stabilito che i Paesi UE devono “spendere” al massimo il 3% del Pil.

Ebbene, secondo la Commissione europea, nel 2020 gli Stati dell’area Euro spenderanno in deficit l’8,5% del Pil, mentre quelli dell’area No Euro l’8,3%: per dare un’idea dell’eccezionalità del momento, basti ricordare che nel 2019 il rapporto deficit/Pil nell’area Euro era pari allo 0,6.

Nel 2021, poi, il rapporto deficit-Pil tornerà a scendere nell’area Euro e no Euro rispettivamente al 3,5% e al 3,6%.

Il disavanzo nei singoli Paesi europei (Italia esclusa)

Il deficit crescerà più della media europea in 5 Stati: Spagna (10,1%), Francia (9,9%), Polonia (9,5%), Romania (9,2%) e Belgio (8,9%).

Il Paese più parsimonioso sarà la Bulgaria, che spenderà in deficit “appena” il 2,8% del Pil.

Tra i Paesi rigoristi del Nord, è la Finlandia che farà registrare il maggiore disavanzo rispetto al Pil (7,4%), seguito dalla Danimarca (7,2%) e dalla Germania (7%), mentre la Svezia sarà il Paese meno “spendaccione” (5,6%).

Il debito pubblico europeo

Il debito, al contrario del deficit, misura quanto un Paese deve restituire ai suoi creditori, cioè a tutti coloro che hanno acquistato titoli di Stato.

Il Patto di Stabilità e di Crescita ha stabilito che i Paesi UE devono contenere il debito entro il 60% del Pil.

Secondo la Commissione europea, nel 2020 negli Stati dell’area Euro e no Euro il debito salirà rispettivamente al 102,7 e al 95,1% del Pil (nel 2019 il rapporto debito/Pil era pari rispettivamente all’86% e al 79,4%, ndr).

Il debito pubblico nei singoli Paesi europei (Italia esclusa)

Il debito crescerà più della media europea in 6 Paesi: Grecia (196,4%), Portogallo (131,6%), Francia (116,5%), Cipro (115,7%), Spagna (115,6%) e Belgio (113,8%).

Tra i Paesi rigoristi del Nord, invece, il rapporto debito/Pil salirà dal 59,8% al 75,6% in Germania, dal 33,2% al 44,7% in Danimarca, dal 48,6% al 62,1% in Olanda, dal 35,1% al 42,6% in Svezia e dal 59,4% al 69,4% in Finlandia.

E la situazione dell’Italia?

Le previsioni non fanno sperare niente di buono e neppure l’epidemia è riuscita a farci guadagnare qualche posizione rispetto ai concorrenti europei: eravamo il fanalino di coda prima e continuiamo a esserlo ora.

Nel 2020 il Pil del nostro Paese farà registrare una flessione del -9,5%: peggio di noi farà soltanto la Grecia (-9,7%); la Spagna è terza (-9,4%).

Ancora più preoccupanti, però, sono le previsioni per il 2021: infatti, mentre il Pil greco farà registrare una crescita del 7,9% e la Spagna del 7%, il Pil salirà di un più modesto 6,5%.

Nel 2020 il rapporto deficit/Pil, che nel 2019 fece registrare il valore più basso dal 2007 (1,6%), schizzerà all’11,1%, quindi al di sopra della media europea, per poi scendere al 5,6% nel 2021.

Il rapporto debito/Pil, che nel 2019 era il terzo più alto di Europa (134,8%), dopo quello di Grecia e Portogallo, salirà al 159% nel 2020 per scendere al 153,5% nel 2021.

Meglio non fare confronti con i Paesi rigoristi del Nord, ma neanche con la Grecia: sarebbe alquanto sconfortante.

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