Lo hanno catturato a Istanbul, proprio dove aveva colpito: Abdulkadir Masharipov, nome di battaglia Abu Muhammed Horasani, l’autore della strage di capodanno al nightclub Reina, in cui sono morte 39 persone. Prof. Marino D’Amore LUDES H.E.I Foundation Lugano-Malta analizza la modalità della cattura

<<Secondo quanto riportano i media turchi, l’uomo è stato arrestato nel quartiere Esenyurt di Istanbul. Un quartiere, insieme a quello di Bagacilar, diventato una delle zone dove lo Stato Islamico si è insediato con maggiore successo. L’uomo, che stava cercando di raggiungere la Siria, si trovava con il figlio di 4 anni, ora affidato ai servizi sociali.

Secondo la questura di Istanbul, l’operazione è stata resa possibile grazie a un lavoro sinergico tra polizia e intelligence turca. >>

Il terrorista veniva dalla Siria

<<Esatto e a fine novembre si era trasferito a Konya, uno dei luoghi più religiosi della Turchia nonché più radicalizzati. Un’analisi attenta della questione mostra invece una realtà diversa, ossia rende visibile quanto abbiano pesato i mass media e la loro declinazione più moderna, i social network, sull’evoluzione della vicenda in questione, almeno sotto tre aspetti. >>

Quali sarebbero ?

<<Il primo è sicuramente riconducibile al filmato dell’attentato ripreso dalle telecamere del locale e le innumerevoli ricostruzioni al computer diventate presenze fisse nell’informazione mediatica, televisiva e “internettiana”, di questi ultimi 17 giorni; elemento, questo, che ne amplificato notevolmente l’impatto sociale, la recrudescenza, e il processo di serialità spettacolarizzata, richiamando alla mente l’attentato al Bataclan. Il secondo aspetto da considerare si lega al filmato che ritrae l’attentatore mentre, nei giorni precedenti all’attentato, visita e riprende con il suo cellulare i luoghi che ne avrebbero costituito lo scenario: esacerbando, in questo modo, l’aspetto della pianificazione e del senso di debolezza sociale percepita, poiché nel video quello che appare come un turista che si mischia alla folla di passanti diventerà qualche giorno dopo uno spietato e “militarizzato” assassino.Il terzo elemento, forse il più importante ai fini dell’analisi, è il seguente: quello che è stato presentato come un successo delle forze dell’ordine turche, seppur tardivo perché arrivato dopo una latitanza di 17 giorni del terrorista, in realtà nasce da un video amatoriale, realizzato da una ragazza con il suo telefonino. Il filmato di appena 10 secondi è stato postato su Twitter dall’autrice del video che, successivamente, l’ha consegnato alla polizia. “Che Allah mi porti via se non è lui!”. Questa è la frase pronunciata dalla ragazza mentre sta riprendendo con il suo smartphone un uomo fermo, in piedi su un marciapiede di una via di Istanbul. Tale filmato avrebbe condotto alla cattura di Masharipov e non le indagini, tanto mediaticamente decantate, dalle forze armate turche.>>

La versione ufficiale di queste ultime, stando al quotidiano turco Hurriyet, è che il quartiere dove Masharipov è stato catturato era sotto controllo da giorni e a condurre involontariamente la polizia dell’assassino è stato un suo amico, che viveva nel luogo dove il killer si era trasferito da circa una settimana.

<< Si, gli agenti speciali lo avrebbero seguito fino all’abitazione dove hanno, finalmente, trovato il terrorista. A tale versione si lega a doppio filo anche l’immagine del volto di Masharipov diffusa dai media dopo la cattura: un viso tumefatto, sanguinante e ferito dai colpi delle forze antiterrorismo, quasi un simbolo finalizzato a dare credito alla tesi ufficiale delle istituzioni e a ripristinare quell’ideale livello di sicurezza percepita che aiuti, almeno per il momento, a ricostruire un vivere civile e quotidiano degno di questo nome. Possiamo concludere potendo affermare che la comunicazione tout court e il terrorismo sono sempre più legati, complementari e indispensabili l’una per l’altro, ma soprattutto che nulla è come sembra.>>

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