Israele su Gaza: IDF diramano il video degli attacchi

Israele ha colpito 130 obiettivi di Hamas, mentre le forze di sicurezza prevedono che sarà un giorno di tensioni

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Israele ha lanciato i suoi missili su Gaza, in risposta agli attacchi di Hamas. Ma il video diramato dalle IDF potrebbe essere solo un’anteprima di quello che riserverà la giornata. Nelle prossime ore, le forze di sicurezza si aspettano una “intesa ripresa” delle ostilità. Entrambi gli schieramenti non sono disposti a cedere. Che sia guerra?

Israele lancia missili su Gaza?

Israele ha risposto prontamente agli attacchi missilistici che Hamas ha diretto contro alcune sue città meridionali della costa. Lo confermano le immagini da satellite pubblicate su Twitter delle forze di sicurezza israeliane (IDF). Il video di 16 secondi mostra l’attacco ai danni di 130 “obiettivi terroristici”, in cui sono morti almeno 15 militanti di Hamas. Si tratta della rappresaglia per i bombardamenti del gruppo terroristico palestinese, in cui almeno 36 civili israeliani (di cui 5 bambini) sono rimasti feriti. Tra questi una famiglia di quattro persone, ora ricoverate all’ospedale Barzilai. “Mentre le raffiche di razzi continuano a essere lanciate verso il Sud di Israele, un condominio ad Ashkelon è stato centrato“, riferiscono le IDF. Mentre altri razzi hanno colpito la città costiera di Ashdod. Ma anche verso Hatzor e Gan Yavne.

Sull’orlo della guerra

Le sirene hanno ripreso a suonare al confine con Gaza. Martedì, il ministro della Difesa Benny Gantz ha chiamato in servizio oltre 5.000 riservisti per rafforzare il contingente al confine con l’enclave. Nel frattempo, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, Aviv Kohavi, ha ordinato il rafforzamento della divisione di Gaza con brigate di fanteria e corazzate. Tra queste, i soldati della Brigata di fanteria Golani delle IDF e della 7a Brigata corazzata, cui si affiancheranno non solo le unità di difesa aerea. Ma anche dell’intelligence e dell’aeronautica. Intanto, Kohavi ha ordinato ai militari di continuare gli attacchi. Gli obiettivi saranno gli impianti di produzione di razzi a Gaza, controllati dai gruppi terroristici di Hamas e della Jihad islamica palestinese. Oltre che altri centri logistici nella Striscia. Soprattutto, Kohavi ha dato il via libera alle IDF di colpire i militanti di Hamas e del PIJ che operano a Gaza.

Israele su Gaza: nulla osta

Da lunedì pomeriggio, il gruppo terroristico che controlla l’enclave ha lanciato circa 250 razzi sullo Stato ebraico. La maggior parte dei quali intercettati dal sistema di difesa missilistica Iron Dome. Come riferiscono le IDF, i militari “Continueranno ad agire con determinazione per restituire la sicurezza ai residenti del Sud e tutti i quartieri generali dovrebbero prepararsi per un conflitto più ampio, che non ha limiti di tempo“. Alla luce della situazione, Kohavi rinvia anche un’importante esercitazione delle IDF pianificata verso la metà della prossima settimana. Di certo, entro la fine del mese. Mentre il portavoce delle IDF, Brig.-Gen. Hidai Zilberman, ha avvertito che l’esercito è “preparato per una varietà di scenari”. Compresa un’escalation di “diversi giorni” che darà un duro colpo ad Hamas.

La dichiarazione

Continueremo ad agire con forza contro Hamas e altre organizzazioni terroristiche“, ha detto. Poi ha aggiunto che Hamas è responsabile di “Ciò che sta accadendo e ne sopporterà le conseguenze“. Riferendosi alle vittime nella città di Gaza, Zilberman ha detto che mentre Israele “prende precauzioni” per ridurre al minimo i possibili danni ai civili durante le sue operazioni militari, Hamas “Colloca deliberatamente i suoi mezzi militari nel cuore della popolazione civile di Gaza“.


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Israele su Gaza: la difesa e l’attacco

Facendo seguito alle intenzioni, le IDF hanno schierato ulteriori batterie Iron Dome nella regione meridionale del Gush Dan. Lì, sono attesi il 101° Battaglione della Brigata Paracadutisti e l’unità di comando Egoz. Mentre martedì mattina il 202° Battaglione si dirigerà in Cisgiordania. Su ordine del reparto IDF Home Front Command, le autorità locali hanno chiuso le scuole nel raggio di 40 chilometri dalla Striscia di Gaza. Inoltre, hanno regolato i raduni pubblici. In base alle restrizioni, solo 10 persone potranno riunirsi all’esterno e 50 all’interno, purché nelle vicinanze ci sia un rifugio antiaereo che possa ospitare tutti i partecipanti. In prospettiva di un’escalation nel centro dello Stato ebraico, le città di Tel Aviv-Jaffo, Ramat Gan, Givatayim, Rishon Letzion, Nes Ziona e Bnei Brak hanno aperto rifugi antiaerei pubblici.

La Spada di Gerusalemme

Dal canto loro, i gruppi terroristici hanno motivato il loro attacco come parte di un’operazione chiamata Spada di Gerusalemme. A cui le IDF hanno risposto con la missione che chiamano Guardiani del Muro. Martedì, verso mezzogiorno, i palestinesi hanno riferito che le forze di sicurezza israeliane hanno centrato un appartamento in un edificio di 8 piani nel quartiere Rimal, nel cuore di Gaza. Nell’attacco, sono rimasti uccisi almeno due alti ufficiali della Jihad islamica palestinese. Mentre rimane in condizioni disperate il fratello di Baha abu Al-Ata, il leader del Movimento ucciso nel 2019 durante un raid delle IDF. A confermarlo sono le brigate al-Qassam di Hamas, che hanno precisato che l’IAF ha colpito durante un incontro tra i capi per “aumentare le truppe e respingere l’aggressione”.

Le vittime palestinesi

Durante la notte di lunedì, gli obiettivi di Israele riguardavano l’abitazione di un comandante del battaglione di Hamas e il quartier generale dell’intelligence militare dell’organizzazione. Oltre che alcuni centri logistici, come siti di produzione di munizioni e basi militari appartenenti ad Hamas e alla Jihad islamica palestinese. Nonché due tunnel scavati nei pressi della recinzione di confine. Martedì mattina, le IDF hanno annunciato di aver colpito una cellula anticarro nella Striscia di Gaza. Mentre l’agenzia di stampa palestinese WAFA ha riferito che 103 persone sono rimaste ferite e altre 25 uccise. Tra questi anche dei bambini.


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Su cosa verte la contesa Israele Gaza?

Le tensioni divampate il primo giorno di Ramadan si erano esacerbate nelle settimane successive. Fino allo sfratto forzato di alcune famiglie palestinesi dal quartiere Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est. Il provvedimento viene ancora considerato un crimine di guerra dagli attivisti della Mezzaluna Rossa palestinese. Da cui l’escalation di tensione, dapprima sfociata in una rivolta nella Città Vecchia. Poi dilagata in Cisgiordania e alimentata dai gruppi terroristici che controllano la Striscia di Gaza. A tal proposito, Hamas aveva impartito un ultimatum a Israele, minacciandolo che avrebbe lanciato i suoi razzi a partire dalle 18:00 se le autorità sioniste non avessero cessato le loro violazioni. Fedele alle sue parole, il gruppo palestinese aveva lanciato i primi sette razzi qualche minuto dopo l’ora X. Tutti diretti alla capitale rivendicata da Israele.

Israele chiama, Gaza risponde

Lunedì sera, il gruppo terroristico ha fatto sapere alle autorità egiziane che stavano “abbandonando completamente” gli accordi raggiunti con lo Stato ebraico. Ora, al Cairo temono una nuova offensiva. A tal proposito, i funzionari avrebbero chiesto tempo per cercare di contenere la crisi e persuadere Israele a fare un passo indietro. Questo prima che gli scontri raggiungano “il punto di non ritorno”. Ma Hamas prosegue con le minacce. Difatti, ha avvertito di aver puntato una serie di bersagli che potrebbe colpire con “grande successo”. Oltre a ricordare di avere nuovi missili a disposizione nuovi missili.
Allo stesso modo, nemmeno le forze sioniste sembrano ansiose di un cessate il fuoco. Tanto che il portavoce delle IDF, Brig.-Gen. Hidai Zilberman, ha detto: “Parlate con i palestinesi. Non ne so nulla“.


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