Israele “mascherina free” all’aperto: alba di una nuova era?

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Da oggi in Israele non sarà più obbligatorio portare la mascherina all’aperto. Una conquista favorita dal successo della campagna lampo di inoculazioni di COVAX. Eppure, nello Stato ebraico ci si chiede cosa riserverà il futuro. Mentre i più pessimisti temono un ritorno dell’infezione in inverno, a causa della variante indiana, i più cauti aspettano le evidenze scientifiche prima di esprimere un parere.

Israele abbandona la mascherina?

È ufficiale: da oggi in Israele decade l’obbligo di portare la mascherina negli spazi pubblici all’aperto. Con una media di 115 dosi somministrate per 100 persone, al 30 marzo 2021 lo Stato ebraico si è confermato leader indiscusso quanto a campagna vaccinale. Basti pensare che la copertura totale sarebbe vicina a 200 dosi per 100 persone: che sarebbe lo scenario in cui ogni cittadino abbia ricevuto entrambe le dosi. Solo gli Emirati Arabi Uniti e gli Usa, anch’essi in prima linea, si sono avvicinati al suo record. Rispettivamente, con 84 e 44 dosi per 100 persone, riferisce il New York Times Coronavirus Vaccine Tracker. Ora che nel paese si sta raggiungendo la (tanto agognata) immunità di gregge, il ritorno alla normalità si vede dall’allentamento delle restrizioni e dalla riapertura delle scuole. Anche se qualche attenzione in più rimarrà nelle classi di bambini dai 5 ai 9 anni.

Mascherina sì o no?

Siamo vaccinati. E adesso? Ancora non è il caso di calare la guardia. Allentamenti sì, ma secondo il buon senso. Sebbene in Israele non sia più obbligatorio indossare la mascherina all’aperto, comunque, la prescrizione rimarrà valida per gli spazi al chiuso. Almeno per il momento. In proposito, il Commissario per la lotta al virus, Nachman Ash, ha spiegato che “la grande sfida” sarà raggiungere lo stesso risultato anche in spazi chiusi. “Spero che potremo contare sul fatto che ognuno tenga un mascherina in tasca e la usi quando serve“, ha commentato. Del resto, gli scienziati non hanno abbastanza dati statistici per azzardare previsioni. Ad esempio, non è chiaro se le persone vaccinate possano essere portatrici sane del virus e diffonderlo.


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In Israele niente mascherina e poi?

Alcuni studi preliminari sembrano indicare una probabilità molto bassa di trasmissione se le persone non vaccinate sono sane e a basso rischio. Comunque, è bene non sbagliare. Infatti, anche in Israele rimarranno valide alcune raccomandazioni igienico sanitarie. Tra cui indossare la mascherina, mantenere le distanze e utilizzare un disinfettante per le mani. Secondo il Center For Disease Control and Prevention (CDC), le persone vaccinate potranno comportarsi normalmente nei confronti degli altri immunizzati. Ma attenzione alla categorie più fragili che per questo corrono un rischio maggiore. Come le donne in gravidanza e le persone immunodepresse. O chi soffra di patologie cardiovascolari, di diabete, di fibrosi cistica, Alzheimer e altri.

In Israele serve ancora la mascherina?

Ma l’attenzione maggiore sarà nei confronti di chi non sia stato vaccinato, come i bambini. Soprattutto nei luoghi aperti al pubblico. Inoltre, le autorità consigliano anche agli immunizzati di evitare i grandi raduni. Mentre le protezioni individuali saranno necessarie per salire sui mezzi pubblici. Quindi, la mascherina sarà ancora molto utilizzata in Israele, sebbene la popolazione abbia quasi raggiunto l’immunità di gregge. Del resto, nemmeno questa condizione può dare garanzie. Da una parte perché ci troviamo di fronte a un virus nuovo, rispetto al quale non era mai stata raggiunta una “protezione di massa”. In tal senso, gli scienziati non hanno dati scientifici sufficienti per sapere quale percentuale di persone immuni sarebbe necessaria per raggiungerla.

Le raccomandazioni

Dall’altra, perché nessuno degli attuali COVAX è efficace al 100%. Sebbene alcuni si avvicinino molto a questa percentuale. Ciò suggerisce che ci sarà sempre una piccola minoranza di persone vaccinate per le quali l’immunizzazione non avrà pieno effetto. Di sicuro, le agenzie sanitarie internazionali come l’OMS raccomanderanno cautela nelle riaperture. Gli Usa dovrebbero servire da monito: molte contee che avevano abbassato la guardia dopo l’inizio delle vaccinazioni hanno assistito a nuove ondate di infezioni. Di ciò sembra persuaso l’ex vicedirettore generale del ministero della Salute israeliano, Itamar Grotto. Al Jerusalem Post ha raccontato: “Abbiamo appena terminato il primo anno di coronavirus e non sappiamo se tornerà“. Poi, ha ammesso: “Questo non è affatto irrealistico“. Ad esempio, molto dipenderà dall’impatto che avranno le varianti.


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Le previsioni

Grotto si è dimesso dal suo incarico il mese scorso, dopo 13 anni al Ministero della Salute. Al Jerusalem Post, l’ex funzionario ha spiegato: “All’inizio abbiamo pensato che COVID sarebbe stato stagionale“. Ma se la stagione influenzale di solito raggiunge il picco a febbraio ed è considerata una malattia invernale, alcuni casi di COVID-19 erano stati diagnosticati anche in estate. “È molto difficile determinare la stagionalità nel primo anno“, ha ammesso Grotto. Se l’infezione tornasse in inverno, quindi, sarebbe necessaria non solo la dose di richiamo. Ma anche l’obbligo di indossare la mascherina. Il che potrebbe essere uno “scenario probabile” per l’amministratore delegato della Pfizer, Albert Bourla, che ha parlato a CVS Health.

Un futuro senza mascherina in Israele?

Per il momento, non c’è nulla di certo. Come ha spiegato Grotto molto dipenderà dalle varianti del virus e dall’efficacia dei COVAX in caso di mutazioni. Dal canto suo, Nachman Ash non si è mostrato affatto ottimista. Il commissario aveva parlato della variante indiana (B.1.617) in un’intervista a N12. Ash aveva ammesso: “Non sappiamo molto di questa mutazione, ma ci sono alcuni cattivi segnali. Stiamo confrontando i risultati del sequenziamento genetico con i dati che già abbiamo, e per una serie di motivi potrebbe essere resistente al vaccino“. Quanto a Grotto, il funzionario ha ipotizzato che l’efficacia stessa del vaccino potrà diminuire nel tempo rendendo necessaria una seconda campagna vaccinale. Nella migliore delle ipotesi, e cioè “Se non esiste una variante significativa e se i test di laboratorio dimostreranno che il vaccino offre ancora protezione contro il virus“, ha detto Grotto, “Non ci sarà bisogno del terzo richiamo“.


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E adesso?

Finora, i vaccini a disposizione sembrano efficaci a fornire una protezione. Ad ogni modo, in Israele sono cauti ad abbassare la guardia. La rimozione del divieto di indossare la mascherina all’aperto è certo un inizio. Ma ci sono ancora troppe incognite per azzardare una previsione per il futuro. Soprattutto perché alcune varianti portano con più frequenza a una prognosi peggiore rispetto a prima. Ad esempio, quella britannica. Il che suggerisce l’importanza di seguire le raccomandazioni sanitarie anche se vaccinati.