Israele 2020: 300 attacchi a Gaza e 50 in Siria

Mentre 176 razzi sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza, l'Osservatorio dei diritti umani descrive una situazione non più sostenibile

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israele 2020

Israele nel 2020 ha colpito 50 volte in Siria e circa 300 a Gaza. Inoltre, ha interferito con alcune operazioni delle milizie di Hezbollah e sventato due attacchi al confine libanese. Questo è parte di quanto riportano le statistiche di fine anno diramate dalle autorità israeliane. Vediamo com’è la situazione.

Israele 2020: quante volte ha attaccato?

Israele nel 2020 ha attaccato 300 obiettivi nella Striscia di Gaza e altri 50 in Siria. Questo in violazione dei diritti umani e nel silenzio della comunità internazionale. Giovedì le forze armate israeliane (Idf) hanno rivelato le cifre del 2020. Il Rapporto annuale lo hanno diramato media locali e l’agenzia turca Anadolu. Nel comunicato l’esercito israeliano ha tratto un bilancio dettagliato delle operazioni militari conseguite. Nello specifico “I dati del 2020 hanno rilevato che circa 300 obiettivi sono stati attaccati nella Striscia di Gaza” e “le forze hanno sventato 38 tentativi di infiltrarsi attraverso la barriera di sicurezza” di Gaza. Inoltre, “176 razzi e mortai sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza, il 90% dei quali è atterrato in aree vuote“. Questo “perché il sistema Iron Dome (per contrastare i missili a corto raggio, ndr) ha intercettato 80 proiettili e razzi che stavano prendendo di mira aree civili“.

Cos’è Iron Dome?

Si tratta di una difesa antimissile mobile sviluppata dall’industria israeliana Rafael e dalla Iai (Israel Aerospace Industries). Più precisamente, è la contromisura offensiva per proteggere la popolazione israeliana sul confine dalla minaccia dei razzi dalla Striscia di Gaza, Libano e penisola del Sinai. Testata per la prima volta nel marzo 2009, la “cupola di ferro” è dotata di un radar EL/M-2084 MMR della Elta e del vettore d’intercettazione statunitense Tamir. Secondo le stime ufficiali, tale tecnologia intercetta dal 75% al 95% dei razzi a media velocità e i proiettili d’artiglieria con traiettoria balistica. Lo rivela InsideOver che ha spiegato come il sistema operativo dal 2011 sia oggi impiegato anche dagli USA.

Israele nel 2020: i dati

Secondo i dati diramati dalle Idf, nel 2020 l’esercito israeliano ha effettuato meno arresti rispetto agli anni precedenti (solo 2.227) e ha chiuso 50 stabilimenti sospettati di produrre armi. Mentre il sistema Iron Dome ha dirottato circa 80 missili: il 93% dei razzi diretti alle aree popolate. Infine, le truppe israeliane hanno sventato due tentativi di Hezbollah di effettuare operazioni al confine libanese, oltre a interrompere un’altra operazione di una cellula di Hezbollah al confine siriano. Oltre a scoprire un tunnel costruito da Hamas verso Israele. In Cisgiordania invece gli attacchi sono aumentati a 60 rispetto ai 51 dello scorso anno. Comunque meno dei 76 del 2018 e dei 75 del 2017. Di questi, ANSA riporta 9 accoltellamenti e 31 con armi da fuoco (rispetto ai 12 del 2019). Come 1.500 lanci di sassate e 229 molotov.

Un bilancio delle operazioni

Per quanto riguarda i confini settentrionali (con Siria e Libano, ndr)” prosegue il rapporto “ci sono stati 10 tentativi di infiltrazione attraverso la barriera di sicurezza e sono stati effettuati 50 raid contro obiettivi all’interno della Siria, oltre a 20 operazioni specifiche“. Sebbene le Idf non abbiano precisato gli obiettivi degli attacchi in Siria, Israele ha moltiplicato i raid aerei da quando è scoppiato il conflitto civile nel Paese. In particolare, nel corso del 2020 i bombardamenti si sono concentrati contro le truppe governative schierate a fianco del regime di Bashar al-Assad e le milizie filo-iraniane di Hezbollah. Ma anche contro consiglieri iraniani, centri di ricerca e depositi di armi e munizioni. Il tutto per impedire l’insediamento delle forze della Repubblica islamica e suoi alleati nel Paese, nonché il trasferimento di armi e sistemi di precisione.

Israele nel 2020: la guerra nella lotta all’epidemia

Da quanto riferiscono le forze armate, Israele si sarebbe contraddistinto anche nella lotta al coronavirus. Soprattutto, il merito va al Fronte del Comando interno che ha saputo gestire i canali ufficiali istituiti per l’assistenza sanitaria. Tra cui il call center nazionale che ha gestito un traffico di quasi un milione e mezzo di chiamate e il sito web dedicato, con quasi 8 milioni di contatti. Da ultimo, durante la crisi il Fronte ha ingaggiato oltre 3 mila riservisti e consegnato quasi 400 mila confezioni di generi alimentari alle famiglie in difficoltà.

Le istanze dei palestinesi

Secondo quanto riferisce il Jerusalem Post, quest’anno i jet israeliani hanno pattugliato Gaza 1.400 volte mentre gli elicotteri “solo” 400. Invece i droni hanno registrato circa 35 mila ore di volo. In totale, la Siria è stata attaccata 50 volte, l’ultima all’alba di mercoledì mattina. Nell’attacco un soldato siriano ha perso la vita e altri tre sono rimasti feriti. Questo nel tentativo di Israele di occupare il territorio palestinese e giustificare i suoi attacchi illegali a Gaza. Infatti, lo Stato ebraico utilizza i droni sia per operazioni di ricognizione sia per commettere omicidi mirati. Dal canto loro, le autorità palestinesi hanno invocato l’intervento della comunità internazionale. Non solo per arginare i crimini del regime contro “i civili palestinesi, le loro terre, proprietà e luoghi sacri”. Ma soprattutto perché l’immobilità, avvertono, incoraggia Tel Aviv a violare i diritti umani.

L’Osservatorio dei diritti umani

Secondo l’Osservatorio per i diritti umani, il regime israeliano ha continuato a imporre restrizioni severe e discriminatorie ai diritti umani dei palestinesi. Ad esempio, limitando la libera circolazione di persone e merci all’interno e all’esterno della Striscia di Gaza. O ancora facilitando il trasferimento di cittadini israeliani nei territori occupati della Cisgiordania. Una pratica vietata dal diritto internazionale. In più, le limitazioni egiziane al confine con Gaza aggravano la situazione perché limitano l’accesso all’acqua potabile ed elettricità a quasi due milioni di persone. Altresì le priva delle opportunità economiche, educative o di ricevere assistenza medica. Pertanto, l’80% delle persone che vivono a Gaza dipende dagli aiuti umanitari.

Una situazione insostenibile

I combattimenti tra Israele e i gruppi armati palestinesi a Gaza hanno comportato attacchi illegali e vitime civili. Secondo il gruppo per i diritti palestinesi al-Mezan, infatti, l’esercito israeliano è responsabile della morte di 34 civili palestinesi. Mentre il Ministero della Salute di Gaza ha stimato che le truppe del regime abbiano ferito almeno 1.883 persone durante le proteste del 31 ottobre del 2019.


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