Isole energetiche per ridurre le emissioni inquinanti: il piano della Danimarca

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Ambiente: Danimarca realizzerà due isole energetiche.

Due isole energetiche con una capacità eolica totale di 4 GigaWatt per ridurre di circa il 70% le emissioni nocive entro i prossimi dieci anni. È questo, in sintesi, il progetto ambientalista annunciato in questi giorni dalla Danimarca, il cui Governo ha redatto una dettagliata proposta che prossimamente verrà discussa in Parlamento. Il piano si inserisce in una strategia più ampia adottata dal Paese scandinavo per diventare completamente carbon-neutral entro il 2050. L’Esecutivo ha sottolineato che questa novità rappresenta un notevole passo in avanti verso lo sviluppo dell’energia eolica offshore.

L’idea è quella di realizzare due isole energetiche con una capacità di circa 2 GigaWatt ciascuna che, da sola, andrebbe a raddoppiare l’attuale potenza del settore eolico in tutto il territorio danese. Dan Jorgensen, ministro del Clima, ha dichiarato che la Danimarca intende imporsi come paese pioniere nella promozione delle energie rinnovabili, sottolineando che anche in piena emergenza coronavirus sono proseguiti i lavori per l’abbattimento dell’inquinamento e la tutela dell’ambiente. L’esponente del Governo ha aggiunto che questo progetto punta ad una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica nel giro di pochi anni, e rappresenta il punto di partenza per avere una realtà completamente green in futuro.

Il progetto danese per l’energia eolica offshore.

Inoltre, ci si augura che i due presidi ecologici possano produrre una quantità di energia pulita superiore al fabbisogno interno, circostanza che permetterebbe di esportare anche all’estero quest’importante contributo energetico non inquinante.

Dove sorgeranno le due isole energetiche danesi

Il Governo di Copenaghen ha spiegato di aver già individuato i luoghi in cui intende realizzare le sue due isole energetiche. Innanzitutto, un primo impianto eolico offshore è già stato installato su un’isola artificiale che sorge nel Mare del Nord e che pare sia piuttosto vicina ai Paesi Bassi. La capacità energetica negli anni potrebbe essere potenziata fino a 10 GigaWatt. Il secondo avamposto ecologico, invece, verrà realizzato sull’isola di Bornholm, nel Mar Baltico, che non dista molto dalla Polonia. A tal proposito, sono già partiti i primi contatti con Olanda e Polonia per far sì che i due piccoli territori con le rispettive strutture energetiche vengano collegati ad entrambi i Paesi.

L’isola di Bornholm nel Mar Baltico.

Il progetto prevede anche che, col tempo, l’energia elettrica prodotta in eccesso dagli impianti eolici offshore, possa essere poi convertita in idrogeno green da utilizzare come carburante per aerei, camion, navi e anche per il riscaldamento di case ed uffici.

Il portale Climate Home News ha contattato Brian Vad Mathiesen, docente di Pianificazione energetica presso l’Università di Aalborg, il quale ha appoggiato senza alcuna esitazione la proposta del Governo di Copenaghen. L’esperto si è detto ottimista sul buon esito della strategia green danese, affermando che potrebbe anche fungere da viatico per aprire delle trattative con altri Stati per un ulteriore sviluppo delle strutture eoliche offshore. In base ad una sua ricerca, il professore Vad Mathiesen ha appurato che le due isole energetiche potrebbero essere portate ad una capacità di 4-5 GW entro i prossimi 5 o al massimo 7 anni.

La nuova rivoluzione economica dell’energia rinnovabile

La Danimarca intende dunque porsi in prima linea nella lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici. A dimostrazione di ciò, oltre al progetto delle due isole deputate allo sfruttamento di energia eolica offshore, ha annunciato una serie di finanziamenti per il settore ricerca e sviluppo, nei quali rientrano circa 58 milioni di dollari da investire nel potenziamento di nuove tecnologie per lo stoccaggio del carbonio e per la produzione di biogas. Inoltre sono previsti incentivi per tutti i cittadini che installeranno nelle proprie case degli impianti ad energia rinnovabile. Infine, è stato stilato un piano per arrivare ad una procedura di smaltimento dei rifiuto ad impatto ambientale zero entro il 2030.

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