Islanda: una lapide in ricordo del ghiacciaio Okjokull

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ghiacciaio Okjokull
Una foto fatta dalla NASA del ghiacciaio Okjokull

Islanda: cittadini uniti per commemorare la perdita del ghiacciaio Okjokull, morto all’età di circa 700 anni

ghiacciaio Okjokull
Una foto fatta dalla NASA del ghiacciaio Okjokull

Aveva 700 anni il ghiacciaio Okjokull quando, a causa del riscaldamento globale, si è sciolto per sempre. Come se fosse un essere umano, era stato dichiarato già morto nel 2014 quando non era più in grado di muoversi. A dichiarare la morte del ghiacciaio è stato Oddur Sigurdsson, glaciologo dell’ufficio meteorologico islandese.

Lo studioso Sigurdsson ha fotografato i ghiacciai negli ultimi 50 anni. Solo nel 2003 si è poi reso conto di quanta neve si stesse sciogliendo e di come non facesse in tempo ad accumularsi prima della sua morte. Dopo una serie di studi, nel 2014 decise di controllare di persona rendendosi così conto che quel ghiacciaio non era più in grado di vivere. Infatti, lui stesso ha spiegato che quando si accumula una massa rilevante di ghiaccio questa costringe l’intero ghiacciaio a muoversi. “Deve avere uno spessore da 40 a 50 metri per raggiungere quel limite di pressione.”

Tra gli studi fatti da Sigurdsson è risultato che nel 2000 i ghiacciai presenti in Islanda erano poco più di 300. Nel 2017 il numero è sceso a 56 in quanto i ghiacciai più piccoli erano scomparsi.

La commemorazione del ghiacciaio Okjokull

Oggi, domenica 18 agosto, si è tenuta una cerimonia a cui hanno partecipato il ministro Katrin Jakobsdottir, il ministro dell’ambiente Gudmundur Inghi Gudbrandsson e l’ex presidente irlandese Mary Robinson.

Il ghiacciaio Okjokull a causa del caldo che lo ha colpito in questi anni si è ridotto ad una piccola macchia di ghiaccio in cima a un vulcano a nord-est della capitale Reykjavik. E proprio in questo punto si sono recati i partecipanti al lutto per posare una targa che porta una lettera al futuro.

ghiacciaio Okjokull
La targa commemorativa in ricordo del ghiacciaio Okjokull

Nella targa si legge:

OK è il primo ghiacciaio islandese che ha perso il suo status di ghiacciaio. Nei prossimi 200 anni ci aspettiamo che tutti i nostri maggiori ghiacciai seguano lo stesso destino. Questo monumento è per riconoscere che noi sappiamo cosa sta succedendo e cosa deve essere fatto. Solo tu sai se lo abbiamo fatto.

La dedica è stata scritta dall’autore islandese Andri Snaer Magnason e si conclude con la data della cerimonia e il numero attuale di concentrazione di diossido di carbonio presente nell’aria. 415 parti per milione.

L’autore della targa ha poi dichiarato alla BBC: “Pensi a una scala temporale diversa quando scrivi in rame piuttosto che in carta. Inizi a pensare che qualcuno sta effettivamente arrivando lì tra 300 anni a leggerlo.”

Questa targa e questo evento sono la dimostrazione di quando sia importante prendersi cura dell’ambiente in un momento che è puramente simbolico. “Il cambiamento climatico non ha un inizio o una fine e penso – continua Andri Snaer Magnason che la filosofia alla base di questa targa sia quella di posizionare questo segnale di avvertimento per ricordarci che gli eventi storici stanno accadendo e non dovremmo normalizzarli.”

La denuncia nel 2014 della morte del ghiacciaio Okjokull

Era il 2014 quando Sigurdsson, accompagnato da un’emittente islandese, ha denunciato la morte del ghiacciaio Okjokull. Eppure, nonostante l’attenzione che ha provato a portare sul fatto, non è riuscito a riscontrare un dovuto successo.

“Sono rimasto un po’ sorpreso perché questo ghiacciaio era visibile da zone densamente abitate e da buona parte della tangenziale islandese. Era anche noto alla maggior parte dei bambini per il suo nome e il suo posto particolare sulle mappe.”

Un documentario sul ghiacciaio Okjokull

I professori della Rice University in Texas, Cymene Howe e Dominic Boyer, hanno realizzato un documentario sulla morte del ghiacciaio Not Ok nel 2018. Da questo film è nata l’idea di portare l’attenzione anche sul ghiacciaio Okjokull. L’idea di girare una pellicola su fenomeni di questo genere, nasce dal tentativo di portare l’attenzione sul cambiamento climatico che sta trasformando e forse rovinando il pianeta.

Certo, come ha affermato il dottor Boyer, non è il primo ghiacciaio a sciogliersi. Nel corso dei secoli sono stati numerosi i ghiacciai scomparsi, molti di grandezze minime. Eppure, ad oggi, il fatto che ghiacciai delle dimensioni di quelli sopra citati stiano morendo, ci fa capire che non rimane più tempo per salvarli.

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