Playoff Mondiali, l’Irlanda recrimina il rigore inesistente: “penality”

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Penalità, o pena che è meglio, perché il rigore contestato dagli irlandesi è decisamente sconcertante, per dirla come gli stessi critici d’oltre manica, ma soprattutto ripropone quanto già accaduto nel 2009 in occasione del fallo di mano di Henry, che permise miracolosamente alla Francia di qualificarsi al Mondiale sudafricano.

All’epoca, in panchina, c’era Trapattoni, che nel 2002 aveva già assaporato beffe ben più sanguinose, come l’eliminazione dal mondiale coreano; oggi, O’Neill e tutto il Windsor Park, dove si è giocata la gara d’andata, ha ancora davanti agli occhi la sceneggiata dell’arbitro Hategan, che ha concesso il penalty decisivo.

“Il disastro di Belfast” del 15 gennaio 1958 è stato ricordato proprio in questi giorni come l’evento sportivo tra i più drammatici per gli azzurri, che ha macchiato la Nazionale italiana per l’eliminazione al Mondiale, proprio ad opera della Svezia.

Ieri, però, la scandalosa decisione di assegnare quel rigore riporta alla luce tutte quelle sciocchezze dette da tanti calciatori autorevoli ed opinionisti televisivi che continuano ad offendere la credibilità del VAR e l’efficacia che introdurrebbe anche in quella parte d’Europa.

Che, diversamente da Italia e Germania, ha rinviato l’utilizzo dello strumento tecnologico, preferendo proseguire nel percorso di direzione arbitrale stantio e ormai ampiamente superato dalla velocità di gioco assunta in questi anni.

L’arbitro è pur sempre un uomo e può anche sbagliare, ma la dolosa scelta di rimanere ancorati agli schemi passati, è una contaminazione ideologica che va assolutamente annientata insieme ai suoi esponenti.

Bisogna smetterla di sollevare problemi all’interno di questo nuovo metodo di gestione arbitrale e bisogna iniziare a criticare fortemente ogni condanna nei confronti di chi sta favorendo un calcio migliore, con meno errori e più correttezza.

L’onta della gara di ieri è l’ennesima prova che questo sport ha la necessità di rinnovarsi di pari passo con lo sviluppo del gioco.

Chiunque desideri mantenerlo come alla fine dell’ottocento, farebbe meglio a farsene una ragione, perché un altro goal come quello del 1966, che a Londra condanno la Germania a scapito dell’Inghilterra nella finale del Mondiale, di sicuro, da oggi in poi, sarà fortunatamente annullato.

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