Iraq nel caos: rischio di una guerra civile

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Iraq nel caos: rischio di una guerra civile

L’Iraq è nel caos dopo che il potente leader sciita Muqtada al-Sadr ha annunciato il ritiro definitivo dalla politica. I sostenitori di al-Sadr sono scesi in piazza e si sono verificati violenti scontri con le forze di sicurezza. Si teme una possibile guerra civile. In Iraq è in corso una grave crisi politica. Il paese è senza governo da quasi dieci mesi e le decisioni di al-Sadr stanno aumentando l’instabilità politica.

Iraq nel caos: cosa sta succedendo?

Dopo l’annuncio del ritiro definitivo dalla politica del leader sciita Muqtada al-Sadr, i suoi sostenitori sono scesi in piazza per protestare e chiedere le elezioni anticipate. I sadristi hanno assaltato un palazzo del governo e si sono scontrati violentemente con le forze di sicurezza. Gli scontri si sono concentrati principalmente nella Green Zone di Baghdad, l’area della città militarmente protetta che ospita vari edifici diplomatici e del governo. Negli scontri almeno 15 persone sono morte e oltre 350 sono rimaste ferite. Il corrispondente di Al Jazeera, Mahmoud Abdelwahed, ha riferito che la Green Zone è un “campo di battaglia”. “Non c’è alcun segno di de-escalation, almeno per il momento”, ha detto Abdelwahed. L’agenzia stampa irachena INA e la TV di Stato hanno riferito che il potente leader al-Sadr ha annunciato uno sciopero della fame fino a quando la violenza e l’uso delle armi da parte delle forze di sicurezza contro i suoi sostenitori non cesseranno.

L’agenzia INA ha riferito che il governo iracheno ha chiuso gli uffici governativi e ha imposto il coprifuoco. Il primo ministro Mustafa al-Kadhimi ha ordinato un’indagine urgente sugli eventi delle ultime ore e ha sottolineato che l’uso di munizioni vere da parte delle forze di sicurezza contri i manifestanti è “severamente vietato”.  Al-Kadhimi ha anche invitato i cittadini a “rispettare le istruzioni di sicurezza e la decisione sul coprifuoco”.

Kuwait e Iran esortano i cittadini a non recarsi in Iraq

Mentre proseguono gli scontri, il Kuwait ha esortato i suoi cittadini a lasciare l’Iraq. Secondo l’agenzia stampa statale del Kuwait (KUNA), l’ambasciata ha anche chiesto a coloro che desiderano recarsi in Iraq di posticipare i propri piani. L’Iran ha invece chiuso i valichi di frontiera terrestre con l’Iraq.

ONU chiede moderazione

Il segretario generale della Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto “calma e moderazione”.  Guterres ha affermato che sta seguendo con preoccupazione la situazione in Iraq e che chiede immediatamente un dialogo inclusivo per porre fine alla crisi. Anche l’UE ha chiesto moderazione. “È fondamentale che tutti gli attori evitino qualsiasi azione che potrebbe portare a ulteriori violenze. Ribadiamo che tutte le leggi devono essere rispettate e l’integrità delle istituzioni salvaguardata. Tutte le parti dovrebbero lavorare per allentare le tensioni e impegnarsi in un dialogo politico nel quadro costituzionale, come unico mezzo per risolvere le divergenze”, ha affermato l’UE in una nota.

Iraq nel caos: la Turchia chiede dialogo tra le parti

La Turchia ha esortato i suoi cittadini a evitare i viaggi a Baghdad e ha chiesto un “dialogo inclusivo” per risolvere la crisi in corso. “La Turchia è preoccupata per gli sviluppi nel fraterno Iraq. Ci auguriamo che gli attuali conflitti politici vengano risolti pacificamente e attraverso un dialogo inclusivo e che la pace e il benessere del popolo iracheno siano assicurati “, ha affermato il ministero degli Esteri turco.

USA: i disordini in Iraq sono inquietanti

L’ambasciatrice degli Stati Uniti in Iraq Alina Romanowski ha affermato che i disordini in Iraq sono “inquietanti” perché non consentono alle istituzioni irachene di funzionare.  Romanowski ha poi esortato tutte le parti a “rimanere pacifiche e astenersi da atti che potrebbero portare a un ciclo di violenza”. Romanowski ha anche invitato i manifestanti a “rispettare le istituzioni e le proprietà del governo iracheno, che appartengono e servono il popolo iracheno e dovrebbero poter funzionare”.


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