Iraq: combattere la corruzione per conquistare il voto

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Iraq: eletto finalmente un presidente

Attualmente, in Iraq la popolazione si attesta a 41,133,948 milioni di persone. Secondo Wordometer, nel 1960 la popolazione era di 7,115,510. Nel giro di 60 anni il popolo iracheno si è sestuplicato. E l’età media della popolazione è molto bassa, si attesta intorno ai 21 anni di età. Quindi conquistare il voto dei giovani iracheni significherebbe vincere le elezioni. Però i giovani credono che la corruzione in Iraq sia irreversibile.

Quando ci sono le elezioni in Iraq?

Il 10 ottobre 2021, ci saranno prossime elezioni in Iraq. Il ministro ad interim, Mustafa al-Kadhimi, si prepara ad una nuova tornata elettorale, ma non è il favorito per la vittoria. Poiché la campagna vaccinale contro la pandemia non sta andando bene. In un post di ieri, su twitter, il governo iracheno attesta che, al 21 giugno, le persone vaccinate sono 781.851 su una popolazione di 41 milioni di abitanti. A livello economico, a marzo, il Parlamento ha approvato un’importante legge per il bilancio federale. Tramite questa legge, il governo vuole affrontare la crescente disoccupazione, i ritardi nell’erogazione degli stipendi e la forte corruzione presente nel paese.

I giovani chiedono maggiore trasparenza al proprio governo

In Iraq vi è un forte divario tra le nuove generazioni e la politica del Paese. Il problema principale è che i giovani ritengono i politici corrotti e di conseguenza hanno un atteggiamento negativo verso i governanti. Nell’ottobre 2019, le proteste erano scoppiate in tutto il paese per chiedere riforme per frenare la corruzione endemica e dare un nuovo futuro all’Iraq. Le proteste, però, hanno generato una dura repressione da parte delle forze di sicurezza.


Aumento del numero degli omicidi politici


Repressione delle proteste anti corruzione

Le Nazioni Unite stimano che 490 persone siano state uccise e 7.783 ferite durante le manifestazioni da ottobre 2019 a maggio 2020. Zaina Ali Ahmad, la rappresentante residente del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo in Iraq, in un comunicato stampa ha dichiarato che in questi due anni: “Il popolo iracheno è sceso in piazza per chiedere un’azione efficace contro la corruzione. Le voci dei cittadini sono più forti che mai e non dovrebbero più essere ignorate. Noi miriamo a rafforzare lo stato di diritto e a ristabilire la fiducia popolare nelle istituzioni che li servono”.

Iraq e corruzione

Transparency International, l’organizzazione che si occupa di valutare la percezione del livello di corruzione, attesta l’Iraq al 160esimo posto su 180 paesi. A maggio, lo stesso presidente iracheno Barham Salih ha ammesso che l’Iraq ha perso 150 miliardi di dollari dal 2003 a causa della corruzione. La corruzione in Iraq è profondamente radicata. Le ragioni di questo radicamento sono la bassa capacità istituzionale, la corruzione sistemica e l’ampia influenza iraniana. In una parola la corruzione in Iraq si chiama: muhasasa. Ossia un sistema di lunga data che prevede la distribuzione degli incarichi di maggior rilievo tra i diversi gruppi che compongono la società irachena. Cioè tra sciiti, sunniti e curdi. L’assegnazione di cariche per base settaria ha creato una forte rete di nepotismo e clientelismo nel paese. Tutt’ora difficile da sradicare. Anche per questo i giovani continuano a protestare da ottobre 2019.

Come prevenire la corruzione in Iraq?

Per prevenire la corruzione, in Iraq, saranno stanziati 15 milioni di euro per un nuovo progetto internazionale. Il progetto si intitola: Support to justice initiatives curbing corruption and promoting commercial dispute resolution. La priorità del progetto è quella di rafforzare la trasparenza nel settore pubblico iracheno. L’iniziativa sarà guidata dall’United Nations Development Program Iraq, in collaborazione con la missione consultiva dell’Unione Europea, le istituzioni federali irachene e le istituzioni federali del Kurdistan.


In Iraq non si ferma il mercato nero di beni culturali


La partnership per affrontare la sicurezza

Un secondo obiettivo del progetto è quello di sostenere l’attuazione coerente degli aspetti legati alla dimensione civile della strategia di sicurezza nazionale irachena. Questo processo anti corruzione, sostenuto, appunto, da diversi partner internazionali, comporta l’appoggio alla riforma istituzionale ed agli interventi per contrastare il terrorismo e la criminalità organizzata. Con particolare riguardo alla gestione delle frontiere, alla criminalità finanziaria, al riciclaggio e al traffico di beni appartenenti al patrimonio culturale.

Iraq: progetto per combattere la corruzione

Il progetto anti corruzione ha previsione di durare almeno quattro anni sia nell’Iraq federale che nella regione settentrionale del Kurdistan. Il coordinamento tra le decine di agenzie, tuttavia, potrebbe rivelarsi una grande sfida. Però in risposta a questo, il primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi ha annunciato la formazione di un comitato anti-corruzione che riferisce direttamente al suo ufficio. Una delle prime azioni del comitato è stata quella di arrestare l’ex governatore della provincia di Ninive, Nawfel Akoub. Questi è, insieme ad altri funzionari, accusato di aver sottratto circa 64 milioni di dollari di fondi pubblici. Perciò, la campagna elettorale incentrata alla lotta alla corruzione è appena iniziata. Nei prossimi tre mesi, per vincere, il primo ministro dovrà riconquistarsi la fiducia della società irachena. Soprattutto quella dei giovani votanti.