Iran: pugno di ferro contro le proteste

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Iran: pugno di ferro contro le proteste

Il presidente dell’Iran Ebrahim Raisi promette il pugno di ferro contro le proteste. Durante le proteste per la morte di Masha Amini, oltre 700 persone sono state arrestate e almeno 50 sono morte. Il governo iraniano ha anche bloccato l’accesso a Internet.

Pugno di ferro in Iran contro le proteste

Continuano le proteste in Iran per la morte della giovane donna Masha Amini, deceduta mentre era sotto custodia dalla polizia morale per non aver indossato correttamente l’hijab. Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha ora promesso il pugno di ferro contro le proteste. “Affronterò con decisione le proteste”, ha assicurato Raisi, che dalle parole è passato ai fatti. Secondo quanto riferito dal governo, sono almeno 41 le persone morte negli scontri tra i manifestanti e la polizia. Secondo l’ONG Iran Human Rights, invece, sarebbero almeno 54 le vittime. Tra le vittime c’è anche Hadith Najafi, la ragazza simbolo delle proteste che era diventata virale il video nella quale, senza velo, si tagliava i capelli prima di una manifestazione. Secondo quanto riferito, Najafi è stata uccisa da sei proiettili al petto.  

La repressione voluta dal presidente iraniano si sta attuando anche con numerosi arresti. Secondo l’agenzia semi-ufficiale Tasmin, oltre 700 persone sono state arrestate e 1200 identificate.  Ma non è tutto. Il governo ha anche annunciato il blocco all’accesso a Internet in tutto il Paese con il conseguente blocco delle due principali reti telefoniche in Iran. Le autorità sperano che limitando l’accesso a Internet si riescano a controllare o prevenire le azioni dei dimostranti.


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