Iran concede 1 mese in più al watchdog dell’Onu

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L’Iran concede un altro mese all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) dell’Onu. Sulla base dell’accordo, Teheran consentirà l’accesso alle riprese interne delle sue centrali nucleari, per permettere il monitoraggio delle loro attività. Gli osservatori internazionali lo considerano un punto a favore della Repubblica islamica in vista del ritorno ai negoziati per il Piano d’azione congiunto globale (PACG), avviato nel 2015.

Nuovo accordo tra Iran e Onu?

Era scaduto sabato il termine dei primi tre mesi di monitoraggio delle centrali nucleari dell’Iran, da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Già domenica il direttore generale del watchdog dell’Onu, Rafael Mariano Grossi, aveva incontrato le autorità sciite per discutere della proroga. Poi accettata. Quindi, proseguirà fino al 24 giugno l’intesa temporanea riguardante le “attività di sorveglianza e verifica” delle attività nucleari di Teheran. Lo ha riferito lo stesso Grossi. Tale disponibilità è vista dalla comunità internazionale come un segno di buona volontà da parte di Teheran. Il che potrebbe influire in maniera positiva sulla prosecuzione dei negoziati in corso a Vienna, relativi al programma nucleare iraniano. Nonché sulla revoca delle sanzioni statunitensi nei confronti della Repubblica islamica.

Qualche dettaglio in più

A febbraio la Repubblica islamica aveva annunciato la sospensione del protocollo di Aiea. Il quale obbligava Teheran a collaborare con l’agenzia dell’Onu, consentendo non solo l’accesso agli impianti sospetti. Ma anche alle riprese delle camere di sorveglianza. Pertanto, le controparti avevano concordato un “patto tecnico temporaneo” di tre mesi. In quell’occasione, l’ambasciatore iraniano presso l’Aiea, Kazem Gharibabadi, aveva spiegato che le potenze mondiali avrebbero dovuto “cogliere l’opportunità extra fornita dall’Iran in buona fede, per la revoca completa delle sanzioni”. Dal canto suo, ieri il ministero degli Esteri iraniano ha parlato di “progressi molto significativi” ai colloqui di Vienna. Tanto che potrebbero sfociare in “risultati” degno di nota, qualora venga “presa una decisione politica a Washington”.


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Onu mostra cautela sull’Iran

Ad ogni modo, il direttore generale dell’Agenzia Onu ha espresso cautela. In particolare, Grossi ha spiegato che l’intesa è intesa a “scongiurare colloqui al buio” con la controparte iraniana. Tuttavia, ha riconosciuto: “Un accordo temporaneo è una sorta di misura tampone. È per evitare di volare completamente alla cieca”. Il mese prossimo si terranno anche le lezioni presidenziali che porteranno inevitabilmente a un cambio di leadership in Iran, visto che il moderato Hassan Rouhani non potrà ricandidarsi. Un cambiamento che inciderà anche su tempi, modi e possibili risultati dei colloqui in atto sul nucleare. Sempre lunedì, il direttore generale di Aiea ha riferito di aver discusso con il rappresentante del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi.

Delicato equilibrio

I colloqui sono valsi a circoscrivere lo spazio di manovra delle potenze internazionali, specialmente degli Usa, a favore di Teheran. Intanto, le autorità sciite continuano a violare il PACG del 2015. Non solo arricchendo, ma anche accumulato uranio oltre i limiti consentiti dal trattato. Lo riferisce il quotidiano al-Arabiya. Nel frattempo, il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano ha affermato che la proroga mira a “fornire l’opportunità necessaria affinché i negoziati abbiano un esito positivo”. Ma non per questo Teheran abrogherà la legge licenziata dal Parlamento l’anno scorso, intesa ad abrogare la collaborazione di Teheran nel consentire le ispezioni con breve preavviso dell’Aiea.

Iran e la risolutezza verso l’Onu

Teheran proseguirà la sua “linea dura”. Per nulla intimorita, quindi, dal temporeggiamento di Washington nel rientrare ai negoziati interrotti dal presidente Donald Trump nel maggio 2018. Anche Gharibabadi, ha accolto con favore la proroga dell’accordo sul monitoraggio delle attività nucleari di Teheran. Per di più, l’inviato iraniano all’Aiea ha precisato che tale estensione rappresenti la “buona fede dell’Iran” per invitare i Paesi occidentali a revocare le sanzioni. Più precisamente, la Repubblica islamica si è detta disposta a limitare il proprio programma nucleare in rispetto del PACG solo quando saranno rimossi i provvedimenti economici a suo carico. Noti come quelli più aspri della storia, che avevano provocato il crollo dell’economia iraniana.


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Il Piano d’azione

Il Piano d’azione congiunto globale era stato avviato il 14 luglio 2015, sotto l’amministrazione democratica dell’ex presidente Barack Obama. Oltre all’Iran, ai negoziati avevano preso parte Cina, Francia, Russia e Regno Unito. Ma anche Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Il trattato avrebbe dovuto regolare il programma nucleare iraniano, imponendo dei limiti a Teheran. In cambio, la Repubblica islamica avrebbe ottenuto lo sviluppo di parte del programma oltre alla rimozione delle sanzioni imposte all’Iran da Onu, Usa e Unione Europea. Dopo il ritiro degli Usa dal PACG, l’8 maggio 2018, si era creata una situazione di stallo.

Braccio di ferro

Da una parte, la Repubblica islamica pretendeva che fosse Washington a fare la prima mossa. Soprattutto, Teheran accusava Washington di mala fede, per essere uscito unilateralmente dalle trattative in corso. Dall’altra, gli Usa si aspettavano che fosse invece l’Iran a tornare a rispettare il PACG. Proprio il cambio di guardia a Washington e l’avvio dell’amministrazione di Joe Biden, le controparti avevano rilanciato la ripresa delle trattative. Soprattutto grazie all’impegno del presidente francese Emmanuel Macron, a capo degli sforzi internazionali. Pertanto, il 5 aprile erano iniziati i colloqui formali, dopo che le potenze avevano ripreso i contatti non ufficiali quale settimana prima.

Israele avverte l’Onu contro l’Iran

In concomitanza a ciò, Israele era tornato a esprimere il suo dissenso nei confronti nel nucleare iraniano. Tanto che Teheran accusa le autorità sioniste di aver ordinato operazioni militari di boicottaggio. Non solo ai danni delle petroliere iraniane, che contrabbandavano carburante in Siria e in Libano, in violazione delle sanzioni statunitensi. Ma attribuendo a Israele anche la responsabilità per l’incidente occorso nell’impianto nucleare di Natanz, nel centro del Paese. Del quale si sospettava il coinvolgimento di una “spia israeliana”.


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Ripresa

Eppure, ad aprile 2021 si era superato l’impasse. Dal canto suo, l’Unione Europea ha riferito che dal 25 maggio la Commissione mista si riunirà nella capitale austriaca. A Vienna è giunta anche la delegazione Usa guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran, Robert Malley. Nonostante i funzionari non abbiano ancora preso parte agli incontri, per il rifiuto di Teheran a negoziare con Washington fintantoché non rimuoverà le sanzioni. Nel frattempo, il rappresentante russo presso l’Aiea, Mikhail Ulyanov, ha descritto la proroga del 24 maggio come un risultato “lodevole”. Secondo Ulyanov, l’intesa faciliterà il rilancio del PACG e favorirà un’atmosfera professionale durante le riunioni all’Hotel viennese.