Iran nega accesso alle riprese video ad Aiea

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L’Iran nega l’accesso all’Aiea alle riprese delle telecamere interne alle centrali nucleari. Domenica è spirato il termine dell’accordo di monitoraggio. Lo riferiscono le stesse autorità sciite alla tv di Stato. Ora, potrebbero esserci nuove trattative. Mentre Teheran aspetta di poter ridiscutere il piano per lo sviluppo del suo programma nucleare.

Iran nega l’accesso all’Aiea?

Sabato è scaduto il termine dell’accordo tra Teheran e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) delle Nazioni Unite. Lo ha riferito domenica il portavoce del parlamento iraniano alla TV di stato del paese. Inoltre, il funzionario ha aggiunto che le autorità sciite avrebbero interrotto l’accesso alle immagini dei siti nucleari dopo i tre mesi pattuiti. In merito, il capo dell’agenzia Onu, Rafael Grossi, terrà una conferenza stampa domenica pomeriggio. Secondo quanto riporta Reuters, Grossi sarebbe in trattative con l’Iran per un’eventuale proroga che estenderebbe il monitoraggio. Se accolta, questa potrebbe influire positivamente sui negoziati tra Teheran e le sei potenze internazionali che si accingono a ridiscutere il Piano congiunto globale del 2015.

Qualche dettaglio in più

Dal 22 maggio e con la scadenza dell’accordo di tre mesi, l’agenzia non avrà accesso ai dati raccolti dalle telecamere all’interno degli impianti nucleari concordati in base all’accordo“. Lo ha riferito alla tv di stato il capo della Sicurezza nazionale suprema, Mohammad Baqer Qalibaf. Una fonte anonima governativa ha rivelato che il monitoraggio potrebbe estendersi per un altro mese “sotto condizione”. In questo caso, l’accordo potrebbe rilanciare il programma dello sviluppo nucleare di Teheran. Come ha spiegato il funzionario: “Se prorogato per un mese e se durante questo periodo le grandi potenze accettano le richieste legali dell’Iran, i dati saranno consegnati all’agenzia“. “Altrimenti le immagini verranno cancellate per sempre“, ha detto Qalibaf.


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Iran e l’accordo nucleare

Questo accordo era nato principalmente per testare la serietà dell’Iran nel rispettare future trattative. Il che si era reso inevitabile dopo le continue violazioni all’accordo del 2015 da parte di Teheran. Di conseguenza, i diplomatici occidentali hanno avvertito che non estendere l’accordo dell’AIEA potrebbe compromettere gli sforzi per salvare l’accordo nucleare del 2015. Un trattato che si propone di limitare il programma nucleare di Teheran, al fine di impedire alla Repubblica islamica di sviluppare armi nucleari. Il tutto nonostante il Paese ribadisca di non essere interessato all’uso nel settore della difesa. Nel frattempo, le autorità sciite attendono che le potenze occidentali si siedano nuovamente al tavolo dei negoziati. Soprattutto gli Stati Uniti. Ma Teheran non concederà molto spazio di manovra alla comunità internazionale.

Iran nega l’accesso di nuovo?

Ieri si è discusso e si è presa la decisione. Verrà applicata la legge approvata dal parlamento“, ha annunciato Qalibaf. E ancora. “Il leader supremo ha sottolineato l’importanza di attuare anche la legge“. Il riferimento è a una legge approvata dal Parlamento iraniano, deciso a seguire la “linea dura” per convincere gli Usa a riprendere le trattative. Approvato l’anno scorso, il provvedimento stabilisce la caducazione dell’obbligo per Teheran di consentire le ispezioni con breve preavviso dell’AIEA. Delle misure adottate dal watchdog delle Nazioni Unite per verificare che il nucleare iraniano non avanzasse in violazione del Piano congiunto globale. Specialmente per fini militari. Per dare una possibilità alla diplomazia, Aiea e Iran avevano concordato a febbraio di mantenere le “necessarie” attività di monitoraggio. Tra cui la verifica dell’agenzia internazionale nella Repubblica islamica, anche se Teheran avrebbe ridotto la sua cooperazione.


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Le trattative

Da aprile, l’Iran e le potenze globali hanno tenuto diversi round di negoziati a Vienna. Sebbene i colloqui fossero iniziati in via non ufficiale qualche settimana prima. Un risultato ottenuto grazie all’impegno profuso dal presidente francese Emmanuel Macron, a capo degli sforzi internazionali. Lo scoglio maggiore era stato convincere Washington a riprendere i negoziati dal punto in cui erano stati interrotti nel 2018. Allora, la decisione l’aveva assunta l’ex presidente statunitense Donald Trump. Ad ogni modo, la trattativa potrebbe anche allentare il peso delle sanzioni economiche imposta a Teheran. Il quale per altro, continua ad arricchirsi con il contrabbando ai militanti filo iraniani che sostiene in Libano e in Siria.

I colloqui

Ai colloqui di Vienna avevano preso parte i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Usa. A cui si erano affiancate la Germania e l’Unione Europea. Senza commentare la dichiarazione di Qalibaf, il pragmatico presidente iraniano Hassan Rouhani ha detto che Teheran proseguirà i colloqui a Vienna “fino a raggiungere un accordo definitivo”. Prima di ribadire ciò che aveva già precisato a inizio settimana e riferita dai media iraniani. Ossia che “Washington ha accettato di revocare le sanzioni” contro l’Iran. Tuttavia, altre parti nei colloqui e il principale negoziatore nucleare iraniano hanno affermato all’inizio della settimana che alcune questioni fondamentali saranno da approfondire con ulteriori discussioni prima di rilanciare l’accordo nucleare.


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