Iran conclude esercitazione missilistica in acque di Oman

Nel frattempo aumentano le tensioni con Washington che promette ulteriori ripercussioni e intensifica la sua presenza nella regione meridionale

0
337
iran conclude esercitazione

Iran conclude l’esercitazione missilistica che ha consentito alla Marina di testare una delle navi più grandi della sua flotta. La missione rientra nell’ambito di una serie di operazioni avviate a inizio gennaio. Intanto, crescono le tensioni tra Iran e Stati Uniti catalizzate dal primo anniversario dell’uccisione del generale Soleimani. Ecco maggiori dettagli.

Iran conclude esercitazione: quali le operazioni?

Oggi l’Iran conclude l’esercitazione missilistica di due giorni nel mare dell’Oman, nel Golfo Persico. Secondo quanto ha riferito il quotidiano al-Araby al –Jadeed, l’operazione soprannominata Iqdar è valsa a testare la potenza offensiva di Teheran contro un possibile (e atteso) attacco statunitense negli ultimi giorni del mandato presidenziale di Trump. In particolare, nel corso dell’esercitazione la Marina della Repubblica Islamica ha testato alcuni missili da crociera superficie-superficie e missili da sottomarini. Inoltre, ha condotto operazioni delle forze speciali e dispiegato veicoli aerei senza equipaggio. A tal proposito il portavoce dell’operazione, il contrammiraglio Hamzehali Kaviani, ha dichiarato: “Durante le esercitazioni la Marina dell’Esercito lancia missili da crociera, compresi quelli superficie-superficie, i siluri dei sottomarini e anche i droni“. Il tutto davanti alla costa di Konarak e con la partecipazione di alcuni partner.

Qualche dettaglio in più

L’esercito iraniano ha riferito che le operazioni sono servite a testare le capacità della flotta a rispondere a qualunque offensiva. La missione è iniziata mercoledì 13 gennaio presso Makran, affacciata sul Golfo Persico. Si tratta della quarta “mobilitazione navale” da inizio anno sempre nell’ambito del programma Marine Eghtedar. Nella fase finale dell’esercitazione 99 della Marina dell’Esercito della Repubblica Islamica, le unità della flotta iraniana hanno colpito con successo gli obiettivi. Inoltre, le Guardie della Rivoluzione hanno testato anche una delle più grandi navi della flotta militare iraniana, la portaelicotteri IRIS Makran, affiancata dal lanciamissili Zereh.

La portaelicotteri

Con i suoi 228 metri di lunghezza, la nave prodotta da “industrie militari navali strategiche dell’esercito iraniano” è la più grande tra quelle svelate dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Ex petroliera riconvertita per scopi offensivi e difensivi, l’IRIS Makran può trasportare un massimo di sei elicotteri e trascorrere fino a tre anni senza mai attraccare. La nave è stata testata per fungere da supporto logistico alle missioni di Teheran in acque remote. Ad esempio, come base per imbarcazioni più piccole e veloci o per compiere missioni di ricerca e salvataggio. O ancora per offrire assistenza medica o trasportare le forze speciali. Specialmente sarà impiegata nelle acque settentrionali dell’Oceano Indiano, nello stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso. Mentre la nave Zereh fungerà da “base navale galleggiante” a Sud.

Iran conclude esercitazione: a che scopo?

L’agenzia IRIB ha riferito che le imbarcazioni hanno sparato vari tipi di missili da crociera a lungo raggio dalla riva e dal ponte delle navi di superficie. I vettori hanno colpito con successo i loro obiettivi nell’Oceano Indiano settentrionale e nell’area dell’esercitazione. Come ha commentato Kaviani, Teheran dispone oggi di una capacità missilistica che la rende temibile nel campo delle battaglie navali. Soprattutto, il contrammiraglio ha voluto ammonire eventuali nemici che la flotta iraniana è pronta a rispondere in caso di sconfinamento dei confini marittimi. Dunque, l’Iran ha voluto scoprire i denti, mentre prosegue il proprio programma militare che già a gennaio si è dimostrato denso di appuntamenti. 

Le missioni di Teheran

In effetti, l’esercitazione della flotta iraniana ha seguito vari test della propria potenza militare. Come ad esempio la missione del 5 gennaio nella provincia di Semnan che ha permesso a Teheran di sperimentare il combattimento su larga scala di droni della difesa area, terrestre e marina. Oppure quella dell’8 gennaio, quando si è svolta la terza “mobilitazione” della flotta nell’isola Farsi, nel Golfo Persico. Nell’occasione, l’IRGC aveva schierato all’incirca 700 navi militari leggere e pesanti. In più, ha testato la corvetta lanciamissili nella prospettiva di aumentare le capacità di combattimento nelle acque meridionali del Paese. Ma Teheran ha voluto dimostrare la serietà delle sue parole anche attraverso la pubblicazione del video su una base segreta dei Pasdaran. Le immagini documentavano l’ispezione del maggiore generale Hossein Salami nel deposito sotterraneo. Il gesto sembra essere soprattutto un monito alle grida isteriche di Washington, ancora impegnato a sedare l’agitazione dopo le consultazioni presidenziali. 

Iran conclude esercitazione per contrastare gli USA?

In effetti, non è la prima volta che l’Iran ha promesso di vendicare le uccisioni di Qassem Soleimani, generale della Quds Force, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare delle quali è ricorso il primo anniversario il 3 gennaio scorso. I due militari, infatti, avevano perso la vita all’aeroporto internazionale di Baghdad durante il raid ordinato dal presidente Trump. A ben vedere, però, le tensioni tra i due Paesi hanno un’origine molto più remota. Più precisamente, risalgono all’8 maggio 2018 quando il Tycoon ha interrotto bruscamente e unilateralmente le trattative sul nucleare iraniano. E ha ripristinato le sanzioni contro Teheran.

E Washington?

Nonostante le agitazioni susseguitesi al conteggio dei voti, da oltreoceano non mancano le minacce di ritorsione. Anzi, nelle ultime settimane gli USA hanno intensificato la loro presenza nell’area. Ad esempio, il 3 gennaio Washington aveva ordinato alla portaerei USS Nimitz di continuare a presidiare le acque del Golfo Persico anziché tornare verso le coste statunitensi. Mentre il 7 gennaio aveva inviato più bombardieri B-52 nella regione. Secondo gli opinionisti, sarebbe uno dei tanti tentativi del Pentagono di “dimostrare il continuo impegno delle forze armate statunitensi per la sicurezza regionale e la deterrenza contro le aggressioni”. Per ora, gli esperti temono che Trump possa decidere di “uscire col botto” il prossimo 20 gennaio, colpendo la regione meridionale e specialmente l’Iran. Inoltre, ritengono che il Tycoon stia facendo “pressioni” sull’entrante amministrazione Biden che ha già mostrato l’apertura alla ripresa del negoziato sul nucleare iraniano.

La replica dell’Iran

Dal canto suo, il viceministro degli Esteri iraniano per gli Affari politici, Abbas Araghchi, ha assicurato che le forze armate di Teheran sono pronte a rispondere a qualsiasi offensiva. E ha precisato che la loro risposta sarà “ampia e globale”. Inoltre, Araghchi ha avvertito che l’IRGC continua a sorvegliare le basi militari statunitensi. E ha ribadito che Teheran non rinegozierà un accordo (quello sul nucleare) pienamente valido. Né tantomeno sarà disposto a trovare una nuova intesa. Infine, l’Iran si dimostra determinato a proseguire le operazioni di arricchimento di uranio avviate il 4 gennaio. Soprattutto perché le considera necessarie per il funzionamento del proprio reattore.


Iran dirama video della base segreta dei Pasdaran
Iran nel Golfo Persico sta espandendo le sue mire
Rapporti con Cuba: Siria e Iran ne ricordano l’amicizia
Russia Cina e Iran sono l’antidotto contro l’egemonia statunitense
Trump incolpa Iran dell’attacco a Baghdad (video)
DJI ban dagli USA: entrata diretta nella Entity List
Pilotare un drone con muscoli e sensori: VIDEO


Commenti