Dopo circa trent’anni di carriera musicale, Claudio Lolli continua ad osservare il paesaggio della gente indifferente e raccontarci la “vita e i tormenti di persone strane” , sempre accompagnato dalla sua chitarra.

Lolli nasce e cresce a Bologna, qui comincia a scrivere il suo difficile rapporto con la vita e con il padre, le sue poesie diventeranno delle ballate in cui si sente ancora il forte rancore con il padre e il disagio esistenziale che lo accompagnerà in tutta la sua carriera.

Le tematiche filosofiche e politiche trattate da Lolli attirarono l’attenzione di Francesco Guccini, prendendo Claudio sotto la sua ala e presentandolo all’etichetta EMI italiana, questo fu il passo per i primi LP.

Oggi Lolli può voltarsi e guardare i suoi trent’anni di carriera, semplice ed utopista lo è sempre stato , fin da quando diede alla luce il suo primo capolavoro “Aspettando Godot” (1972). Da subito con questo esordio Claudio traccia la sua impronta, i più profondi temi del’uomo quali la desolazione e la crisi in “Un uomo in crisi“,  “Canzoni di morte“, “Canzoni di vita“. Temi sociali e culturali con “Ho visto anche degli zingari felici“, uno dei dischi più noti a cui si deve anche il merito di rivoluzionare il concetto di canzone d’autore, eliminando le componenti spaziali e temporali indefinite, collocando la storia, le emozioni o i sentimenti in coordinate più reali, rendendo le suo opere sature di concetti immortali.

Nel 1977 con il disco “Disoccupate le strade dei sogni” preannuncia il degrado discografico che colpirà negli anni ottanta gran parte dei suonatori. La superficialità di quel tempo schiaccia il poetare dello stesso Lolli che nonostante tutto riesce in un piccolo tour italiano nel 1984 con lo spettacolo “Dolci promesse di guerra“.

Dal 1985 anno in cui Lolli da alla luce l’album “Claudio Lolli“, trascorrerranno dieci anni di silenzio, dove Claudio si dedica alla carriera di professore, che esercita con passione ancora adesso.  Nel 1995 ritornerà a suonare dal vivo, continuando ad incantare le platee di giovani seguaci delle sue parole. La stima di cui si nutre il cantautore bolognese è vasta, i suoi colleghi lo definiscono il “maestro” della canzone d’autore, come umile messaggero del mondo collabora con gli Stadio (“Segreteria telefonica“), molte canzoni vengono scritte per lui da Francesco Guccini (“Keaton” , “Ballando con un asconoisciuta“). Nel 1995 Marsilio Editori pubblica i suoi libri: “L’inseguitore Peter H”, “Giochi crudeli”, “Nei sogni degli altri“.

Oggi Claudio Lolli, con un diario di vita di una ventina di album, preannuncia il suo ritorno sulle scene, atteso da tanto tempo. Il 19 maggio 2017 esce per la Tempesta di Dischi  “Il grande freddo”.

Lilli ritorna con le sue idee antiborghesi, con le sue emozioni, ma soprattutto con uno spirito malinconico, specchio della società contemporanea. Quest’album non è altro che la metafora del freddo mondo in cui viviamo, senza il calore della solidarietà.  Claudio ci invita a riflettere in “Non chiedere”, ma lascia anche spazio alla descrizione di umili personaggi disillusi che devono fare i conti con queesta condizione di solitudine (il partigiano di “Sai com’è“, “Gli uomini senza amore“, l’autobiografica “Prigioniero politico” e le donne omaggiate con “Principessa Messamale”). Questo percorso si conclude con un piccolo spiraglio di luce con “Raggio di sole” , in cui scrivere, raccontare e fare musica diventano per l’autore un modo per evadere dalla buia realtà.

Il Grande freddo rappresenta anche un ritorno alle origini e alla collaborazione con il nucleo degli Zingari Felici: Danilo Tomasetta e Roberto Soldati musicisti appartenenti al Collettivo Autonomo Musicisti di Bologna con cui Lolli produsse lo storico album “Ho visto anche degli zingari felici” del 1976.

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