Investire dopo la pandemia: il webinar di Stefano Taioli

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Investire dopo la pandemia

Investire dopo la pandemia? Ebbene Stefano Taioli ci spiega quali aziende hanno tratto vantaggio e quali sono cadute a picco.

Investire dopo la pandemia si può?

Il ruolo fondamentale delle banche, lo abbiamo potuto toccare con mano lo scorso anno. A fronte di una pandemia che ha influito molto sull’economia italiana, ma non solo, esse sono servite da tramite. Un tramite tra il governo e lo stesso privato cittadino. Un mediatore di bonus erogati dallo stato. La funzione della banca, in questo momento, si divide sostanzialmente in due parti contrapposte. Da un lato, un aiuto concreto che deve arrivare a sostegno di quelle imprese che hanno perso parti ingenti del fatturato. Ma dall’altro è necessario continuare il sostegno anche a quelle, che invece, hanno resistito all’emergenza sanitaria. Davide Vellani, responsabile Direzione Imprese di Bper Banca, spiega, l’importanza della facilitazione per l’accesso delle PMI all’interno dei mercati capitali. Esso al fine di dare maggiore visibilità ed incrementare la patrimonializzazione. Sebbene il contesto storico, non risulti dei migliori, l’importanza di continuare a dare delle scelte e delle soluzione, è di vitale importanza. Per tale motivo, Bper, mette in atto innovativi sistemi di investimento quali i mini bond.


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L’influenza negativa della pandemia

Nel 2020, di fatto, la pandemia ha influito negativamente sulle Equity Capital Marks. Ha ridotto, quindi, numero e dimensione. Nei primi sei mesi del 2021, però, è avvenuta una piccola ripresa. Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison, si è espresso riguardo alla situazione italiana. I fondi stanziati dall’Europa, dovranno essere utilizzati al meglio, cosa che, è sicuro, Mario Draghi farà. Di ulteriore importanza, riguarda la crescita del sud Italia. È necessario incrementare infrastrutture, trasporti ed un piano per la Pubblica amministrazione. Egli ha poi attuato un confronto col popolo tedesco. Ha asserito che quello italiano non cresca di pari livello come quello tedesco. Ciò perché in Germania, è il settore pubblico che fa la differenza. Ciò vale a dire che c’è molto da lavorare per arrivare ad un equità.

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