L’Etna sta lentamente scivolando verso lo Ionio e questa frana spaventa per un possibile tsunami

 

 

“Gravitational collapse of Mount Etna’s southeastern flank” ovvero “Il collasso gravitazionale del versante sud-est del Monte Etna”.

Titolo suggestivo quello dello studio pubblicato sulla rivista Science Advances ad opera di tre ricercatori italiani dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) di Catania e del team di studiosi del centro di ricerca tedesco Geomar.

 

 

 

 

Si legge nello studio che i fianchi dell’Etna scorrono in risposta a varie forze interne ed esterne (quindi forze gravitazionali e pressione del magma). L’instabilità dei fianchi dell’Etna può degenerare e causare frane come succede per i pendii sottomarini al largo delle Hawaii. Le suddette frane rappresentano la più grande minaccia dato che lo spostamento improvviso di grandi quantità di materiale nell’acqua può innescare tsunami con effetti estremi.

“La valutazione del pericolo dovuto al collasso necessita conoscenza, che è anche cruciale per la progettazione di strategie di monitoraggio appropriate.

Eugenio Privitera, direttore della sezione di Catania dell’INGV, ha dichiarato che “l’articolo di Science non fa altro che aggiungere un contributo a un dibattito scientifico che va avanti da anni, ovvero se a causare lo scivolamento del fianco orientale dell’Etna verso il mare sia la gravità, la spinta del magma o entrambi i fattori. La ricerca ha fornito delle importanti informazioni sulla parte sommersa del vulcano, informazioni che fino a ieri non erano disponibili”.

L’Etna è il vulcano attivo più grande d’Europa e ha circa 500.000 anni. Non è una novità la presenza di faglie e fratture che riguardano la crosta terrestre anche sotto il livello del mare. E’  anche ovvio che l’area sia estremamente attenzionata.

Obiettivo dello studio era la comprensione delle forze che agiscono sul vulcano, che sembra collassare sul suo stesso peso. E’ stato osservato un movimento nel maggio 2017  di 4 centimetri in soli 8 giorni.

Lo studio certamente non voleva creare un allarme tsunami che è quello che sui social si è scatenato.

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