Intitolare una fermata della metro di Roma al partigiano Giorgio Marincola

Intitolare la nuova stazione della metro C di Roma al partigiano Giorgio Marincola. Figlio di madre somala e di un soldato italiano, piuttosto che con il nome Amba Aradam. La proposta lanciata dal giornalista Massimiliano Coccia e appoggiata da Roberto Saviano, ora è una petizione online rivolta alla sindaca Virginia Raggi.

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Giorgio Marincola

La fermata della Metro C di Roma che sorge a ridosso di Porta Metronia in via dell’Amba Aradam sia intitolata a Giorgio Marincola. Partigiano nero, nato in Somalia e ucciso dai nazisti in Val di Fiemme. Giorgio liberò Roma e scelse di liberare l’Italia. Una storia spesso dimenticata dalla storiografia attuale, ma che racconta una pagina generosa della nostra Resistenza“.

È Massimiliano Coccia, giornalista di Radio Radicale e dell’Espresso, a lanciare sui social la proposta che ha raccolto le immediate adesioni di Roberto Saviano, Cristian Raimo, Igiaba Scego, Paolo Masini, Carlo Greppi, Helena Janeczek fino alla politica romana.

La proposta è diventata ora una petizione su Change.org. Petizione indirizzata alla sindaca Virginia Raggi.


Intitoliamo a Giorgio Marincola la fermata della metro C di Roma in via dell’Amba Aradam. Via nata per ricordare la vittoria delle truppe italiane su quelle etiopi nel 1936. Quando Badoglio vigliaccamente fece sganciare bombe al gas sulle colonne in ritirata”. Così Roberto Saviano sposa e rilancia la proposta già avanzata da Massimiliano Coccia.

Una proposta che nasce contemporaneamente alle azioni di alcuni attivisti antirazzisti che, in seno alla mobilitazione Black Lives Matter nata negli Stati Uniti, mettono in discussione i simboli del passato coloniale e schiavista.

Giorgio Marincola

Un’idea lanciata sulla scia del blitz del gruppo “Rete Restiamo Umani“. Blitz che nella notte tra giovedì e venerdì ha coperto con degli adesivi via dell’Amba Aradam, a San Giovanni, trasformandola in via George Floyd e Bilal Ben Messaud. 

Nei pressi della futura stazione della metro C lo striscione: “Nessuna stazione abbia il nome dell’oppressione”. 

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Proteste antirazziste in Italia

Nella notte tra giovedì e venerdì un’azione da parte di un gruppo di attivisti antirazzisti ha portato anche a Roma la mobilitazione antirazzista. Proteste che, partite dagli Stati Uniti e allargatasi all’Europa e non solo, mettono in discussione i simboli del passato coloniale e schiavista. Siano essi statue, targhe, intitolazioni di vie e piazze.

A Milano sotto accusa la statua dedicata al giornalista Indro Montanelli. A Roma, con l’hashtag Black Lives Matter, nel mirino la statua del generale Antonio Baldissera. Protagonista degli orrori dell’avventura coloniale fascista, il cui busto al Pincio è stato coperto di vernice.

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Contemporaneamente largo dell’Amba Aradam e via dell’Amba Aradam venivano reintitolati a George Floyd e a Bilal Ben Messaud.

Roberto Saviano: Marincola “Un ponte tra passato e presente

Giorgio con la sua lotta ha liberato il nostro Paese. Se fosse un ragazzo del 2020 sarebbe nelle piazze con le centinaia di suoi coetanei a gridare Black Lives Matter. Per questo, intitolargli una stazione della metropolitana significa creare un ponte fortissimo tra passato e presente, tra liberazioni di ieri e liberazione, necessaria, di oggi. La politica sia coraggiosa, almeno una volta“.

Come ha sottolineato Saviano, Giorgio Marincola, il “partigiano nero“, rapprensenta un ponte tra storia e attualità.

La lotta di Liberazione ci restituisce sempre delle storie incredibili, come quella di Giorgio Marincola, il partigiano nero. Una storia dimenticata e raccontata nel libro di Lorenzo Teodonio e Carlo Costa ‘Razza partigiana’. Giorgio era nato in Somalia, ma ben presto si era trasferito in Italia e, dopo un passaggio dagli zii in Calabria, si era ricongiunto a Roma con il padre”. Così in un post su Facebook lo scrittore Roberto Saviano rilancia l’appello per intitolare la fermata Amba Aradam della Metro C di Roma a Giorgio Marincola.

Quando i tedeschi occuparono la Capitale, dopo l’armistizio, Giorgio entrò in una brigata del Partito D’Azione e fece la sua parte nella Resistenza che liberò Roma nel giugno 1944. Convinto di dover proseguire nella lotta, si trasferì a combattere al Nord, venne catturato, torturato e in seguito liberato dagli alleati. La sua vita finì quando, impegnato a scacciare gli ultimi nazisti, venne fermato in un posto di blocco e ucciso sommariamente sul posto”.

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Giorgio Marincola era nato in Somalia ma il padre era originario di Pizzo, nel Vibonese. Scrisse una delle pagine più eroiche della Resistenza e gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare.

Nacque il 23 settembre del 1923 a Mahaddei Uen, un presidio militare italiano a 50 chilometri da Mogadiscio. Da un sottufficiale italiano, Giuseppe Marincola ed Aschirò Hassan, una giovane donna somala. Due anni dopo, nel settembre 1925, nascerà la sorella Isabella.

Il padre, a differenza dei tanti figli nati in colonia dall’unione tra soldati italiani e donne africane, riconobbe i due bambini, dando così loro la cittadinanza italiana.

Giorgio Marincola arrivò in Italia poco dopo la sua nascita, nel 1926. Fino al 1933 Giorgio visse a Pizzo, in un ambiente molto diverso da Roma capitale ed epicentro della propaganda fascista. Un contesto, quello in cui trascorse la sua infanzia, di affetto, libertà ed accoglienza.

L’avvicinamento al Partito d’Azione

Marincola si trasferì a Roma per frequentare le scuole medie presso il liceo-ginnasio Umberto I, nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore. Nel 1941 si iscrisse alla facoltà di Medicina, cominciando ad avvicinarsi al Partito d’Azione. Decise di partecipare alla Resistenza come partigiano con il Partito d’Azione. Prima a Roma poi nel Nord Italia. 

Nel gennaio 1945 venne arrestato durante un rastrellamento. Fu condotto al carcere di Biella e costretto a parlare ai microfoni di Radio Baita. Una radio di disinformazione tedesca. Durante la trasmissione, invece di leggere il copione sottopostogli, pur consapevole del pesante pestaggio a sangue che avrebbe subito, ribadì i suoi ideali di libertà.

Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica. La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori“. 

Nel mese di marzo venne deportato al Polizeilicher Durchganglager di Bolzano, uno dei campi di concentramento nazisti nella penisola. Dopo essere passato per le carceri di Torino e Milano. Il lager venne liberato il 30 aprile 1945. Invece che riparare in Svizzera, Marincola preferì unirsi ad una banda partigiana della Val di Fiemme.

Il 4 maggio del 1945 un’autocolonna di SS in ritirata attaccò i villaggi di Stramentizzo e Molina di Fiemme. Dandoli alle fiamme ed uccidendo 27 persone. Undici erano partigiani. Uno di loro era Giorgio Marincola.

Alla sua storia è dedicato il libro “Razza Partigiana“, che è anche un sito internet. Anche la storia della sorella di Giorgio, Isabella Marincola, è entrata in un libro scritto dal figlio Antar Mohamed e dallo scrittore Wu Ming 2. Testo intitolato “Timira. Romanzo Meticcio” (Einaudi).

Giorgio Marincola ha ottenuto diversi riconoscimenti

Nel 1953 la medaglia d’oro al valor militare. L’Università La Sapienza gli ha conferito, nel 1946, la laurea ad honorem in Medicina.

Nel 1964 venne dedicata a Marincola una via di Biella. Il comune di Roma gli ha dedicato, nel 2007, una via nel Municipio XX.
Portava il suo nome un’aula della scuola italiana a Mogadiscio. Oggi abbattuta.
Anche il circolo Anpi Pigneto-Torpignattara di Roma è intitolato alla sua memoria.