“Interista Social Club” di Tommaso Labate: intervista esclusiva

L'amore per una maglietta e i suoi colori

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Interista Social Club

“Interista Social Club” è l’ultimo libro di Tommaso Labate, Nel quale, il noto giornalista, e conduttore televisivo approfondisce i legami che intercorrono tra il calcio e il tifo. Spostando però, l’angolatura dal punto di vista della logica che riguarda la sua fede calcistica verso la propria squadra, l’Inter. Nel suo libro, non sono i valori dello sport che lui descrive. Ma quelli del cuore. Il protagonista dipinge un amore puro. Assoluto. Spesso sofferto e faticoso che vive con totale devozione e con l’animo combattivo del tifoso interista. Dal titolo sembra un trattato filosofico sul calcio, e forse lo è. Spesso però, camuffato dalle divagazioni, coloriture, e racconti dell’autore.

“Interista Social Club”: il tifo è una forma di amore?

Per Labate, il tifoso interista, nel vivere il calcio, è capace di far suonare tutte le note del pentagramma sentimentale. Difatti, Tommaso, vive il tifo secondo un ampio ventaglio emotivo. Che va dall’amore sviscerato per la sua squadra, alla delusione profonda. E lo fa con la fierezza non solo di vivere tutta la gamma dei sentimenti che lo coinvolgono verso la sua Inter, ma soprattutto ha il coraggio di comunicarlo. Dunque che piaccia o no, la sua è una posizione faziosa, partigiana, di parte. “Il tifo calcistico è una condizione dell’essere. Si è di una squadra fin da bambini” scrive Labate. Dunque, e’ possibile paragonare l’autore a Martin Heidegger. Il maggior filosofo del 20º secolo. Che non perdeva nessuna partita. Perché vedeva nel calcio la concretizzazione della sua filosofia. Cioè la contesa tra Essere e Ente, mentre si affrontano. Si negano. Si compongono e attuano l’imprevedibile gioco della vita che noi tutti stiamo giocando. Se il tifo è una lingua, “possiede una grammatica“. “Che il non tifoso ignora”. Sostiene l’autore. E solo chi la conosce può comprenderla davvero.

Emozioni a tutto campo

Trovandosi tra le mani questo breve libro, un centinaio di pagine, si resta in bilico. Chiedendosi cosa si potrà trovare tra le righe. “Interista Social Club”: dal titolo iniziamo ad avere un’aspettativa di emozioni private, di considerazioni e di pensieri. Tuttavia l’autore sceglie di abbracciare i colori dell’Inter per parlare anche degli italiani. E dell’Italia. Dipingendone con coerenza pregi e difetti. Dentro e fuori dal rettangolo verde. E’, difatti, abilissimo nel tracciare non solo un formidabile quadro del mondo del calcio ma anche uno spaccato sociale e politico dell’Italia. Allora vi starete chiedendo, che cosa c’è di romantico nel libro? La risposta è, tutto. E’ un’opera sulla fede calcistica analizzata con ottiche diverse. Di chi vi si dedica con passione, senza pretendere dallo sport più di quanto sia disposto a concedergli. In quanto il calcio è una metafora di vita.

“Interista Social Club”: riflessioni sul tratto stilistico

Il libro prende davvero forma attraverso alcuni schizzi narrativi deliziosi. Che mescolano costantemente serio e faceto. Riflessioni raffinatissime e chiacchiere da bar. Allegria e ferocia. Dentro ci puoi trovare il connubio tra la letteratura, l’Ulisse di Joyce, e il primo tempo di Barcellona-Inter del 2010. Tra il modello economico del “lungo periodo” di Keynes alle speranze di vittoria, della squadra del cuore. Si può trovare la storia dei gironi Danteschi, oppure una cronaca di un campionato dimenticato. La conclusione è che l’amore di Labate per la sua squadra del cuore è per definizione un amore infantile. Ma non nel senso dispregiativo del termine. Ma proprio nel senso della purezza e dell’innocenza di essere un Amore ideale. Essendo il primo amore conosciuto. Prima ancora di quelli reali. La scrittura dell’autore è scorrevole, amichevole, diviene narrazione e dialogo. Chiara sempre. Anche nei brevi passaggi dove nel testo si affacciano riferimenti e termini calcistici. E’ intrigante. Possiede un ritmo che invita a continuare, con partecipazione.

Intervista

La fede calcistica è una scelta. Una volta compiuta questa preferenza, volontaria o meno, non si torna indietro. Per quale motivo secondo lei? Perchè un cambio di squadra può essere vista come forma di debolezza, un atto di codardia, oppure come una rinuncia alla propria “missione”?

“La fede calcistica è una scelta involontaria. Nella vita ci sono cose che capitano e questa è una di quella. Un processo tra l’altro difficilmente reversibile, che prescinde a volte dalla volontà del singolo.

Se l’Inter non fosse esistito l’avrebbe inventato?

“Non riesco a immaginare un mondo senza la mia squadra di calcio. Credo che questa difficoltà riguardi tutti i tifosi di tutte le squadre”.

Pasolini diceva: “Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita “. Invece per Tommaso Labate?

Sono d’accordo con Pasolini ma cambierei della sua frase solo un aggettivo: infantile, al posto di giovanile“.

Cosa direbbe ad un bambino per portarlo a tifare per l’Inter?

“L’attività di proselitismo, nel calcio è semplice e difficile allo stesso tempo. Un bambino lo si conquista con l’immagine dell’eroe, con le vittorie”.

Tifa per il calcio femminile?

“Guardo il calcio femminile con sempre maggiore attenzione e curiosità“.

Se l’Inter fosse un brano musicale per Tommaso Labate quale sarebbe?

“Siamo solo noi, di Vasco Rossi. Non è una canzone sul calcio ma il titolo, per me, riassume tutto”.