La Milano nerazzurra ha voluto esserci comunque per la partita col Sassuolo, ma solo per chiarire qualche concetto che riguarda società, giocatori e allenatore.

Gli striscioni appesi in curva (e non solo) prima e durante la gara, hanno rappresentato la naturale conseguenza delle orrende prestazioni offerte in campo nelle ultime sei partite.

La protesta è solo parte di una più ovvia preoccupazione per l’andazzo che sta prendendo l’ambiente nerazzurro, senza un capo e una coda, con tanti dirigenti inseriti nell’organigramma e senza un’anima interista che comandi davvero.

Moratti prova sempre a tranquillizzare i tifosi e i simpatizzanti della beneamata, ma al tramonto di questo campionato si vede solo il buio della notte che sta calando, lasciando gradualmente senza luce un gruppo di giovani pseudo calciatori allo sbando, senza un bastone e milioni di carote da mangiare immeritatamente.

Tutti, praticamente, hanno staccato la spina e vogliono andare in vacanza, sperando chissà di abbandonare la nave trasferendosi altrove, in lidi più sicuri, dove le maree sono più calme e le tempeste tropicali di questi giorni sono più rare e meno pericolose.

Ma se è vero che la proprietà è fatta di uomini che hanno costruito un impero in Cina, l’esperienza nel mondo del calcio non sarà simile, perché lo sport è fatto di sentimenti, e quelli cambiano di giorno in giorno.

Per alimentarli non bastano i soldi, serve altro; c’è bisogno d’amore, di fede, di buon senso, di valori umani importanti, che nessuno può comprare e nessuno può regalare: né a Natale, o Capodanno e Ferragosto.

Perciò, la missione di rilanciarsi in campionato, a chiunque sia affidata, non sarà semplice, perché se adesso la squadra è stata abbandonata dalla gente, occorrerà un miracolo per convincerla a tornare allo stadio.

E se non l’hanno capito domenica col Sassuolo, se ne accorgeranno molto presto: magari alla prima partita del prossimo campionato, senza una curva a sostenerli e nuovi interpreti a tradurlo.

 

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