“Insieme” a Valeria Farinacci

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Ecco a voi, cari lettori di Peridicodaily, una delle partecipanti al festival di Sanremo 2017 – categoria Giovani: Valeria Farinacci.

Per coloro che non la conoscessero, Valeria è un’interprete umbra nata nel 1993. Per lei il canto è sempre stato un elemento presente nella sua vita: infatti sin da piccola calca palchi importati; già nel 2008 infatti, l’avremmo potuta osservare sul palco dell’Anfiteatro Fausto di Terni, dove interpretava “Ariel” nel musical “La Sirenetta”. Vi chiederete come sia giunta, lei, che mai aveva partecipato a talent show, fin sul palco di Sanremo; questa è una di quelle occasioni in cui la voglia di credere nei propri sogni è più forte delle difficoltà: non avendo mai smesso di studiare, continua a coltivare la sua passione per la musica e nel 2014, partecipa ad un concorso musicale, “Avis Emo…zioni l’arte di donare”, che vincendo la fa approdare al “CET” di Mogol, dove Giuseppe Anastasi, già compositore ed autore di alcune canzoni vincitrici del festival di Sanremo, la nota, facendo nascere quindi questa collaborazione.

Ora però vi lascio a lei, che con molta disponibilità ci ha concesso quest’intervista, per svelare un po’ i retroscena e gli ideali che si trovano nel suo vissuto e nella sua persona.

Buona lettura.

Buongiorno. Inizierei quest’intervista dalla tua prima grande esperienza musicale: Sanremo 2017. Nel contest, quest’anno erano presenti artisti che non erano completamente sconosciuti al grande pubblico italiano, tant’è che lo stesso vincitore della tua categoria, Lele, aveva già partecipato ad alcuni talent show. Come hai vissuto il confronto con artisti come lui? E cosa ti resterà del dietro le quinte di Sanremo?

Buongiorno a te. Innanzitutto molti artisti che partecipano a Sanremo, negli ultimi anni poi, vi approdano dopo essere stati già su altri palchi; Lele ne è un esempio, ma anche nella categoria “Big” ve ne erano diversi. Tuttavia non credo che questa abbia influenzato interamente l’andamento della gara; per quanto sia innegabile che il fattore “notorietà” abbia aiutato e che io non ne possedevo, in quanto per me questa è stata la prima vera grande esperienza, la grinta e la dimestichezza sul palco sono abilità che vanno maturate, e di sicuro, quest’anno, c’era che ne aveva più di me. Non per questo però mi sono sentita in difetto di qualcosa, perché comunque la mia persona possiede delle caratteristiche ben precise, che altri non hanno e di cui vado fiera. Inoltre, per rispondere anche alla seconda parte della domanda, l’ambiente che si crea dietro le quinte è unico. Il ricordo che più mi è rimasto è la “Green Room”: una stanza all’interno della quale noi cantanti eravamo tutti insieme, “Giovani” ma anche “Big; in questo modo ho potuto conoscere anche personalmente grandi artisti della musica italiana, come Albano o Fabrizio Moro. Potete immaginare cosa possa aver significato per me, che entravo con la valigia piena si sogni, alla mia prima esperienza, potermi confrontare con personalità simili.

A Sanremo 2017 hai portato la canzone “Insieme”, tratta dall’omonimo media-album. La canzone in questione tratta temi che si distaccano molto da quello che si ritiene siano i valori dei ragazzi della tua generazione; parli infatti di temi come il sacrifico, la quotidianità della cura, di impegno. Come sei riuscita ad interpretare questi valori e perché hai scelto di portare proprio tale canzone in gara?

Il brano mi ha colpito proprio nel messaggio che portava con sé. “Insieme”, una creazione di Anastasi, promulga speranza, fiducia nel prossimo; e questi sono valori per i quali, proprio anche per la situazione geopolitica che stiamo affrontando come umanità, dove, immemori, costruiamo muri anziché abbatterli, dovremmo batterci sempre con più forza, lasciandoci alle spalle questa superficialità che dilaga, anche grazie ai social networks. Un messaggio che mi preme spiegare è la figura del “pane”. Infatti, bisogna prendere il pane come metafora dell’amore, e della forza che sta dietro anche alle piccole cose, come “aprire un panificio che ogni mattina panificherà”; che tra l’altro è una storia vera: due donne che hanno aperto una “casa del pane” in un piccolo paesino dell’Umbria. Questa canzone l’ho portata perché credo che la musica si espressione di noi stessi, e questa canzone mi rappresenta. Non per nulla nella mia vita do molto spazio agli altri; credo infatti che la creazione di rapporti interpersonali solidi sia la vera chiave di svolta per una vita felice; è anche per questo che anche un semplice sorriso rivolto ad uno sconosciuto o una sconosciuta sulla metropolitana può rivelarsi l’inizio di una storia, di un nuovo intreccio. In questo modo si può avere una comunità che si aiuta reciprocamente: è dalle picole cose che si crea anche la democrazia. Dal pane. Dall’amore.

Nel 2014 sei stata, grazie ai tuoi studi, un anno all’estero nella grande città di Londra, che da sempre è conosciuta per essere un grande punto di riferimento della musica di tutti i generi. Come credi che questa “full-immersion” possa averti influenzato?

Lì la crescita è stata esponenziale. La possibilità infatti di assistere a concerti era grandissima e questo mi ha allargato tantissimo gli orizzonti. Nel particolare credo si possa notare l’influenza di quel periodo nel mio approccio ai brani, che è molto R&B e Hip-hop in alcuni testi, e più simili alle “pop ballads” di Malika Ayane o Carmen Consoli in altri.

Progetti per il futuro?

Far conoscere la mia musica il più possibile, magari con qualche “firma-copie” e concerti in giro per tutta Italia. Per ora non vi svelo altro, ma mi risentirete. Presto

 

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