Inps e pensioni: l’ente trattiene somme dalle pensioni

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Ancora sconcerto per gli italiani e il tema pensioni. Stavolta “vittima” dell’Inps e della sua inesattezza è una donna settantenne, che viene ripetutamente contattata dall’ente, per diminuirle la pensione, già minima.

Inps e Pensioni: le ingiuste trattenute

L’allarme è stato lanciato dalla Fipac, la Federazione dei Pensionati aderente a Confesercenti, in quanto il caso della Signora Maria non è isolato, molte le persone che hanno ricevuto le stesse lettere della donna. Per l’Istituto nazionale di previdenza sociale non è altro che un normale ricalcolo a conguaglio e non certo di un errore,invece per la Fipac, la Corte di Cassazione lo scorso gennaio ha stabilito una volta per tutte che “il rimborso non può essere richiesto“. La questione, secondo il direttore Fipac Lino Busà, è datata di anni, anche se si sperava fosse giunta al termine. E invece l’INPS, ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 482/2017, può rettificare le pensioni per via di errori di qualsiasi natura, commessi in sede di attribuzione o di erogazione, a meno che l’indebita prestazione sia dovuta a dolo dell’interessato, ma mai per le somme già versate.

Per la Signora Maria è iniziato tutto nel marzo 2015, quando L’Inps le ha scritto dicendoche ‘dal calcolo effettuato’ sulla base della dichiarazione dei redditi per l’anno 2012 ‘le è stato pagato un importo non dovuto pari a 154,53 euro‘ e che sarà ‘trattenuta presso la sua pensione per 12 rate mensili a partire dal mese di aprile 2015’. La signora paga nella paura che le tolgano l’intera pensione, che agli effetti non arriva alla somma di 500 euro al mese. Non fa ricorso, ma certo non si aspettava di vedere arrivare un’altra lettera. E infatti a distanza di un paio d’anni l’Inps le scrive di nuovo, precisando che «in seguito alle necessarie verifiche reddituali», relativi all’anno 2013, è risultato che le è stata corrisposta la somma di 154, 88 euro non dovuta, e quindi provvederanno al recupero di questo importo con trattenute mensili sulla sua pensione da aprile 2017 per 12 mesi. Un calcolo errato, ma sulla base di un bonus non dovuto negli anni scorsi.

Il marito Peppino, classe 1946, la mette sull’ironia per eviate la tensione di Maria, ma quest’ultima non riesce a mascherare il timore ogniqualvolta arrivi una lettera dell’ente previdenziale. La donna non riesce a parlare, si vergogna,  ha ricevuto due missive con altrettante richieste di recuperare somme “non dovute” pari a qualche centesimo in più di 154 euro annui. ochi per qualcuno, ma tanti su una pensione mensile di circa 480 euro.

La beffa è che l’Inps da qualche settimana, sta inviando a tanti pensionati una nota con la richiesta di restituzione di un importo pagato e non dovuto pari a circa 154 euro e riferito agli anni 2013 e 2014. Non è altro che  un importo aggiuntivo corrisposto agli interessati, in base alla legge numero 388 del 23 dicembre 2000, destinato ai titolari di una pensione inferiore o pari al trattamento minimo Inps. La somma viene, però, prvvisoriamente attendendo la verifica del reddito, che viene fatta dopo qualche anno, così come sta accadendo al momento per gli anni 2013 e 2014.

 Dal suo canto l’Inps spiega che “non si tratta di un errore”, ma di un “ricalcolo a conguaglio”. Difficile dire quante di queste lettere siano partite, ma si tratta di conti precisi, fatti a distanza di anni, di quanto dovuto sulla base di quanto percepito. Alcune prestazioni vengono erogate sulla base del reddito e attribuite soltanto in base ad un reddito presunto. In parole povere, vengono erogate delle cifre, partendo dal reddito ipotizzato e, una volta fatti i calcoli su quello reale, si chiedono i soldi indietro o si danno perché il calcolo potrebbe pure essere favorevole al pensionato. E’ previsto dalla legge tutto ciò che porta a questo tipo di lettera. Nessuno, però, in caso di soldi in più, di saldo positivo, ha mai contattato ’Istituto di previdenza.

 

 

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