Influenze d’arte tra Adriatico orientale, Roma e Lazio

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Montalto di Castro (Viterbo) ospiterà la mostra “Arte dell’Adriatico Orientale a Roma e nel Lazio dal V secolo ad oggi”. La rassegna era stata rinviata l’anno scorso a causa della pandemia. L’inaugurazione dell’esposizione è programmata per domenica 18 luglio alle ore 18.00 al complesso munumentale di San Sisto.

Gli organizzatori della mostra d’arte

La segreteria del Comitato provinciale di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD) ebbe l’idea di mettere in piedi questa mostra. Il Comune di Montalto, nella persona del sindaco Sergio Caci, si era reso disponibile per la messa in atto del progetto.

L’inaugurazione

Alla serata di domani interverranno Donatella Schurzel, Presidente del Comitato di Roma, la consigliera Eufemia Giuliana Budicin, Maria Grazia Chiappori e Barbara Vinciguerra, tutte autrici del catalogo. Insieme a loro avranno spazio all’interprete Carlo Alberto Falzetti e a Mirella Tribioli, consigliere del Libero Comune di Zara in esilio e del Comitato di Roma della ANVGD. Si esibirà la “Corale Santa Cecilia” di Montalto di Castro.


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La seconda edizione

L’influenza dell’arte proveniente dall’Adriatico orientale su Roma e il Lazio era stato un tema già proposto in una mostra del 2012. Questa volta sono stati inseriti altri artisti per approfondire il legame che ha unito due mondi apparentemente lontani, ma che per lungo tempo si sono amalgamati.

Il contenuto della mostra

Attraverso una quarantina di opere, la rassegna ha lo scopo di mostrare in che modo gli artisti istriani e dalmati hanno fornito un contributo all’arte romana e nei dintorni dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476).

Il “Rinascimento adriatico”

Siamo soliti abbinare il Rinascimento a Firenze e poi a Roma, fino a toccare ogni parte d’Italia. Nei manuali di storia dell’arte la produzione artistica proveniente dall’Istria e dalla Dalmazia non è mai manzionata. Eppure il periodo rinascimentale ha coinvolto pure gli artisti di quelle zone. Per citarne alcuni, Luciano e Francesco Laurana, Bernardo Parentino, Giorgio da Zara detto Orsini, Domenico da Capodistria, Giovanni Dalmata, Nicola dell’Arca, Michelangiolo da Segna, Andrea da Valle.
Gli scambi culturali tra quest sponda e quella romana e erano talmente assidui, che, ad esempio, i fratelli Crivelli soggiornarono a lungo a Zara e Vittore Carpaccio morì a Capodistria. Michelangelo per realizzare le colonne binate della cupola di San Pietro si è ispirato a quelle dell’Arco dei Sergi a Pola, in Croazia.

Il Seicento e l’Ottocento

La famiglia Orsini commissionò a Domenico da Capodistria e Giovanni Dalmata di Traù la costruzione del tempietto votivo di Vicovaro.
Nel Museo Chigi di Ariccia è conservata un’opera di Francesco Trevisani, anche lui di Capodistria.
Anche in epoca ottocentesca artisti dell’Adriatico orientale hanno lasciato qualche traccia nel contesto romano, ad esempio Giuseppe Lallich, Tullio Crali, Vincenzo Fasolo e Giuseppe Pagano.

Il dopoguerra

Il periodo post bellico è stato caratterizzato da artisti come medeo Colella di Pola; Giovanni Gortan di Pinguente, Secondo Raggi Karuz e Franco Ziliotto di Zara; Mario Gasperini di Rovigno, Oreste Dequel di Capodistria, Carlo Ostrogovich e Carminio Butcovich Visintin di Fiume.