Inflazione: ripresa economica e politica monetaria

L'infiammata inflazionistica è temporanea o è destinata a durare?

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Inflazione: ripresa economica

Negli ultimi giorni le notizie sulla nuova variante del coronavirus, Omicron, hanno reso nervosi i mercati finanziari. Generando un aumento della volatilità sui listini azionari globali. Ma a causare un’ulteriore preoccupazione, su un altro fronte, sono gli effetti dell’accelerazione dell’inflazione sulla ripresa economica. Che potrebbe obbligare le banche centrali a correggere la propria politica monetaria prima del previsto. Con un aumento dei tassi di interesse. Il che determinerebbe un rallentamento dell’economia e qualche problema nel mercato finanziario. 

Qual è l’impatto dell’inflazione sulla ripresa economica?

E’ noto che l’economia globale si sta indirizzando verso un regime di inflazione più elevata. I primi segnali si concretizzano con il rialzo dei prezzi delle materie prime. Che sta interessando i prezzi alla produzione in tutto il mondo. Nonchè di quelli al consumo. In base a quanto riportato dal Il Sole 24 Ore, negli Stati Uniti i prezzi alla produzione sono aumentati dell’8,6% su base annua. Mentre quelli al consumo per lo stesso periodo del 6,2%. In Cina, l’indice dei prezzi alla produzione è di oltre il 13%, e quelli finali registrano un aumento solo dell’1,5% circa. In Europa, i prezzi alla produzione segnano un aumento del 16%, mentre nello stesso periodo i prezzi al consumo del +4,1%. Per quanto riguarda l’Italia i prezzi alla produzione registrano un +15,6% e quelli finali per ora, il 3%.

Gli effetti del post lockdown

Dunque la vigorosa ripresa dell’economia globale post lockdown è arrivata con una ripresa del commercio globale. Molto più rapida di quanto inizialmente previsto. E ciò non ha fatto altro che aumentare la richiesta di materie prime e di componenti. I risultati sono stati tempi di approvvigionamento più lunghi e costi di spedizione aumentati del 200% dall’inizio della pandemia. Ora, sebbene non ci si aspetti che l’intero aumento dei costi delle materie prime e delle tariffe di trasporto sia trasferito al consumatore, esso ha comunque un effetto al rialzo sui prezzi al consumo. Che ovviamente si concentrano, oltre che sui costi dei carburanti e dell’energia, anche sul costo delle materie prime e delle merci importate. E in particolare di quelle che hanno costi di trasporto più alti.

Il ritorno dell’inflazione

L’impatto sui prezzi alla produzione, per un Paese come l’Italia che dipende quasi totalmente dall’estero per materie prime e merci, potrebbe quindi essere notevole. D’altronde l’aumento del prezzo del gas dovuto ai diritti di inquinamento relativi alle emissioni di CO2, trattati alla borsa europea ETS, la crescita del prezzo del petrolio, che si riverbera sul prezzo dei carburanti potrebbero creare dei “colli di bottiglia“. E decretare un’inflazione significativa e sostenuta. Con il rischio che si possa verificare un “cigno nero con effetti sistemici. Che cambierebbe il corso della Storia. Rincari abnormi e continui potrebbero quindi mettere a repentaglio la fragile ripresa. Tuttavia, tutte le principali banche centrali del mondo, incluso l’Eurosistema, stanno orientando i propri sforzi a garantire la stabilità dei prezzi al consumo.

Inflazione, ripresa economica e politica monetaria

Ma la domanda che ci poniamo è: la fiammata inflazionistica è temporanea o è destinata a durare? Il punto è che il comportamento dell’inflazione dipende da due fattori. Di cui uno è sotto il controllo della politica monetaria. Mentre l’altro dalla strozzatura delle catene di produzione. Anche se, in modo determinante, dipende dal comportamento delle banche centrali. Dalla Federal Reserve e dalla Banca centrale europea. Tuttavia uno shock dal lato dell’offerta, cioè il rialzo dei prezzi energetici e dei costi di produzione, genera uno scenario stagflazionistico. Il peggiore che una banca centrale si trova a fronteggiare. Con un possibile rallentamento dell’economia. Pertanto l’inflazione potrebbe indurre la Bce a rivedere la sua politica ultra-espansiva. Con un eventuale aumento dei tassi di interesse. E con la vendita dei titoli di stato che ha già acquistato. E per un Paese ad alto debito come l’Italia la ripercussione di una stretta monetaria sul costo del finanziamento, e quindi sulla sostenibilità del debito pubblico potrebbe stringere il governo a rivedere le sue previsioni di politica fiscale.