Infibulazione: triste primato dell’Africa

Le donne dell'Africa subsahariana subiscono le mutilazioni genitali tra i 4 e i 15 anni, una pratica che segnerà tutta la loro vita e che spesso le porterà alla morte

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Esistono culture dove la donna ha meno valore di un animale. Saranno tradizioni radicalizzate che si perdono nei secoli passati, ma questa è la verità. Parliamo di mutilazioni femminili e il paese in cui sono più diffuse è l’Africa subsahariana. Dietro il continente africano si attesta l’Arabia. Purtroppo con l’immigrazione il fenomeno è esportato anche in Europa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce che per mutilazione femminile s’intende “tutte le pratiche di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o ad altre alterazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche”. La mutilazione più praticata è l’infibulazione.

Infibulazione: i numeri nel mondo

L’OMS stima che più di 200 milioni di donne hanno subito delle mutilazioni genitali. Ogni anno sono a rischio 3 milioni di ragazze sotto i 15 anni. L’infibulazione è vietata quasi in tutto il mondo. Si stima che la Somalia sia il paese in cui è più praticata, il 98% delle donne hanno subito mutilazioni ai genitali. Le tradizioni culturali, i gruppi etnici di appartenenza e la fede sono tutti fattori importanti ma non si vincolano l’un l’altro. I paesi dove ancora è praticata in Africa sono il basso Egitto, la Somalia, l’Eritrea, il Senegal, il Corno d’Africa e la Guinea. É tradizionalmente una pratica legata all’islamismo. Tuttavia, anche in paesi come il Niger dove la presenza di cristiani è molto alta, il 55% delle donne di fede cristiana sono infibulate contro il 2% delle donne islamiche. In questo caso è una questione antropologica antecedente alla cristianizzazione, legata alla cultura.

Una donna non infibulata viene emarginata

Con l’infibulazione vengono asportate parti dei genitali esterni: clitoride, piccole labbra e parti delle grandi labbra che vengono cauterizzate ed in seguito avviene la cucitura della vulva. La pratica è eseguita in presenza di scarse condizioni igieniche, che portano spesso a gravi conseguenze, anche alla morte. Alla povera bambina viene lasciato solo un piccolo foro per la fuoriuscita dell’urina e del flusso mestruale. Gli scopi dell’infibulazione sono due: mantenere la verginità della donna fino al matrimonio e impedirle di raggiungere il piacere tramite l’orgasmo clitorideo. Solitamente lo sposo pratica la defibulazione alla moglie per consumare il matrimonio. In Somalia una donna non infibulata viene considerata impura, quindi allontanata dalla comunità e destinata a non trovare marito.


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Infibulazione: una vita senza piacere

Quello che è conveniente per l’uomo si può ripristinare, comunque con grandi sofferenze e dolore da parte delle donne. Invece quello che spetta di diritto ad ogni essere umano, provare piacere, viene precluso per sempre alle donne. Tantissime sono le problematiche a cui vanno incontro le donne che hanno subito mutilazioni genitali. Tra queste: emorragie arteriose, shock, infezioni, HIV, sterilità, difficoltà minzionali. I rapporti sessuali sono dolorosi, con rischi di cistiti, ritenzioni urinarie e infezioni vaginali. Durante il parto le conseguenze dell’infibulazione incidono sulla vita e sulla morte di madre e bambino.

Qual’è l’obiettivo dell’ONU?

Nel 2019 L’organizzazzione delle Nazioni Unite ha preso l’impegno di debellare la pratica delle mutilazioni genitali da tutti i paesi del mondo entro il 2030. Per riuscire in quest’intento bisogna attuare un cambiamento radicale in tutti i settori: politico, sociale, religioso, scolastico, civile, familiare e culturale. Non basta una legge sono necessarie partnership con ONG, con le agenzie dell’ONU, con attivisti sul campo che coinvolgano tutto il tessuto che forma le società. Spesso la richiesta d’aiuto viene dall’interno delle comunità dove si pratica la mutilazione. Il lavoro si deve fare nei paesi d’ origine dove è radicato, ma anche nei paesi dove l’immigrazione ha esportato queste pratiche.

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