Inferno Burkina Faso: in un attacco jihadista almeno 37 morti

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Inferno Burkina Faso: mercoledì 6 novembre in un attacco a un convoglio di operai di una multinazionale canadese sono rimaste uccise almeno trentasette persone. Una sessantina i feriti.

Sono almeno trentasette i morti e una sessantina i feriti di un attentato terroristico contro un convoglio di cinque autobus che, nell’est del Burkina Faso, a poche decine di chilometri dalla città di Boungou, stava trasportando decine di operai verso una miniera gestita da una società canadese. Secondo quanto riferiscono i media internazionali, il convoglio, scortato da pattuglie di militari locali, sarebbe rimasto vittima di un attacco terroristico di probabile matrice islamica. Le autorità locali confermano infatti che un ordigno sarebbe esploso al passaggio della carovana e successivamente uomini armati si sarebbero accaniti sulle vittime dell’esplosione utilizzando armi da fuoco.

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Quello di mercoledì scorso è uno degli attacchi più pesanti, in termini di vittime e feriti, sferrati contro i dipendenti della compagnia mineraria canadese “Semafo”, attiva nel paese africano nell’estrazione mineraria. Già nel 2018, personale della “Semafo” era rimasto vittima di attacchi perpetrati da estremisti islamici. Per questo motivo l’azienda canadese, in accordo con le autorità locali, aveva deciso di rafforzare le misure di sicurezza per evitare nuovi attentati terroristici.

L’attacco Jihadista è avvenuto nei pressi della città di Boungou, nell’est del Burkina Faso

Il burkina Faso tra la povertà e la voglia di vincere il terrorismo

Ex colonia francese, il Burkina Faso, uno dei paesi più poveri al mondo, fino a qualche anno fa era sconosciuto ai gruppi terroristici. A partire dal 2014, in seguito alla caduta del presidente Blaise Compaore, organizzazioni estremiste islamiche, la maggior parte delle quali provenienti dal vicino Mali, hanno iniziato a mettere a ferro e fuoco il paese, compiendo azioni violente contro organizzazioni cristiane e saccheggiando interi villaggi.

Sia il governo presieduto da Paul Kaba Thieba, (succeduto a Kompalore), sia quello di Roch Marc Christian Kaboré (eletto nel 2015), non sono ancora riusciti a sconfiggere un terrorismo che ormai da anni attanaglia un paese in miseria.

Per sconfiggere la povertà e iniziare il cammino verso la crescita economica, è necessario innanzitutto combattere tutte quelle forze destabilizzanti che minano la sicurezza economica e sociale del paese. Per questo il Burkina Faso, in accordo con la Mauritania, il Ciad e il Niger, a partire dal 2017 ha costituito la “Forza antiterrorismo del Sahel“, un contingente composto da cinque mila militari provenienti dai paesi firmatari dell’intesa, con il compito di contrastare il terrorismo e il traffico di esseri umani.

Forze di polizia antiterrorismo in Burkina Faso

L’attacco terroristico di Boungou è avvenuto solamente due giorni dopo l’assassinio di Oumaru Dicko, membro del parlamento burkinabé e vicesindaco della città di Djibo, rimasto vittima, con altre tre persone, di un attentato dinamitardo nei pressi della capitale Ouagadongou.

Il clima di alta tensione in Burkina Faso e l’incapacità delle forze militari locali di combattere un terrorismo ormai fuori controllo, stanno facendo sprofondare un paese in una grave crisi sociale ed economica. L’instabilità provocata dagli estremisti islamici non permette in alcun modo la ripresa economica di uno stato che dopo decenni di colonizzazione francese vorrebbe trovare la strada verso l’autodeterminazione. La posizione strategica del Burkina Faso, nel bel mezzo del Sahel, lo rende crocevia di traffici illeciti di ogni tipo, il più pericoloso dei quali è sicuramente il terrorismo jihadista.

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