Indonesia: Carcassa di capodoglio colma di plastica

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In questi giorni, l’attenzione al problema dell’inquinamento marino è un tema che sta catturando l’interesse pubblico, soprattutto a seguito del ritrovamento dei giorni scorsi della carcassa di un capodoglio rinvenuta sulle coste indonesiane.

All’interno della carcassa, sono stati ritrovati più di 1000 pezzi di plastica tra bottiglie, infradito, bicchieri monouso, buste di plastica e altro ancora, per un peso complessivo di circa 6 kg.

Il rinvenimento del capodoglio morto è  avvenuto sulle bellissime coste di Kapota Island, tale ritrovamento è avvenuto ad opera dei dipendenti del famosissimo parco marino di Wakatobi.

A seguito del rinvenimento della carcassa, ormai in avanzato stato di decomposizione, il coordinatore del  WWF Indonesia, ha dichiarato che è stato impossibile risalire alle cause del decesso del capodoglio, pertanto affermare che il decesso del cetaceo sia avvenuto a seguito dell’ingerimento dell’enorme quantità di plastica non è facilmente riscontrabile.

Nonostante ciò, i  ranger del parco marino hanno dichiarato di essersi trovati dinnanzi ad una visione realmente raccapricciante ed inquietante.

Questo ritrovamento dovrebbe contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di ridurre l’utilizzo della plastica, sia a  livello internazionale, che a livello dei territori che più di tutti oggi detengono il primato di produzione di tale materiale altamente inquinante.

Nonostante gli sforzi compiuti dagli ecologisti e dalle nazioni occidentali, negli  ultimi decenni che hanno ridotto la produzione della plastica, ad oggi ci sono paesi come la Cina e l’Indonesia che ne  detengono il primato mondiale di produzione.

Solo l’Indonesia, produce 3,9 milioni di plastica all’anno, di cui circa 1 milione e mezzo va a finire nei nostri oceani.

Inoltre i rifiuti plastici prodotti dai paesi  come Filippine , Vietnam, Cina ed appunto Indonesia, rappresentano il 60% dei rifiuti mondiali riversati nelle nostre acque.

Il deterioramento degli ecosistemi marini, fortemente compromessi già dagli scarichi industriali, oltre che dalla produzione dei rifiuti prodotti dagli esseri umani, rischia di creare ambienti insalubri per tutte le specie che abitano negli oceani, nei fiumi e nei mari. L’introduzione, infatti, di fonti inquinanti nel ciclo dell’acqua e, conseguentemente, nel ciclo della catena alimentare degli animali acquatici, può comportare ripercussioni anche sullo sviluppo della catena alimentare umana, pertanto intervenire quanto prima sulle coscienze degli individui è fondamentale per preservare non solo l’intero ecosistema marino, ma anche per salvaguardare la salute degli umani che fruiscono per il soddisfacimento dei propri bisogni alimentari di ciò che mari , di fiumi ed oceani offrono.

 

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