India valanghe sale la tensione: colpa del clima? (Video)

Il problema del surriscaldamento globale non potrà essere accantonato come dimostrano i fenomeni che stanno interessato il massiccio dell'Himalaya

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In India preoccupano le valanghe che in queste settimane hanno interessato la parte settentrionale del Paese. Vari distaccamenti dal massiccio dell’Himalaya hanno creato smottamenti che si sono riversati a fondovalle investendo costruzioni e centri abitati. L’ultimo nel distretto di Chamoli nello Stato dello Uttarakhand. Secondo gli scienziati sarebbe colpa del cambiamento climatico. Vediamo quali conclusioni hanno tratto.

India valanghe frequenti: perché?

In India le valanghe che hanno investito la regione settentrionale nelle ultime settimane hanno anticipato di un mese la consueta stagionalità. Come l’episodio di domenica scorsa nel distretto di Chamoli (Uttarakhand), quando una porzione di massiccio himalayano è franata verso le 10.45 ora locale. Lo smottamento ha provocato l’esondazione di due affluenti del Gange: l’Alaknanda e il Dhauli Ganga. Dapprima, la massa di acqua e detriti ha travolto una diga in costruzione travolgendo gli operai nel cantiere. Poi l’ondata anomala è discesa a valle fino al villaggio di Tapovan, dove sono rimaste uccise 36 persone e altre 200 risultano disperse. Lo conferma la polizia di frontiera indotibetana (ITBP) che collabora nelle operazioni di ricerca e soccorso. Sebbene sia ancora presto per ipotizzare un collegamento col cambiamento climatico, l’area risente degli effetti del riscaldamento globale da decenni.

Un disastro preannunciato?

In effetti, gli esperti avevano sconsigliato la costruzione di qualsiasi tipo di infrastruttura nelle valli del distretto, come potrebbe esserlo una centrale elettrica. Negli ultimi 30 anni, infatti, lo Stato indiano dello Uttarakhand era stato scenario di frequenti catastrofi naturali come ha riferito il Times of India. Basti pensare che nel 1991 un terremoto di magnitudo 6.8 aveva distrutto migliaia di abitazioni causando quasi 800 vittime. Ancora nel 1998 una valanga travolse il piccolo villaggio di Malpa, a Pithoragarh, provocando 255 vittime. Mentre nel 1999 fu colpito il distretto di Chamoli, lo stesso interessato dall’inondazione dei giorni scorsi. Allora una forte scossa aveva ucciso oltre 100 persone. E analoghi disastri si sono verificati nel 2013, quando degli smottamenti causati da un’anticipazione anomala della stagione monsonica aveva fatto crollare numerosi edifici. Disastro preannunciato? Si direbbe di sì.

India le valanghe sono colpa del clima?

Proprio nel 2013 l’aumento delle precipitazioni del 68% provocò circa 7.000 vittime, tra morti e dispersi. Molti dei quali viaggiatori indù in pellegrinaggio ai luoghi sacri della regione, come la sorgente del sacro fiume Gange. In effetti, il massiccio è una delle aree del Pianeta maggiormente colpita dal riscaldamento ambientale. A tal proposito Sky News ha citato un’indagine del 2019 del Lamont-Doherty Earth Observatory (LDEO) della Columbia University, secondo cui i ghiacciai himalayani si starebbero sciogliendo a una velocità doppia rispetto a vent’anni fa. E starebbero perdendo quasi mezzo metro di ghiaccio all’anno. Rispetto al 1975, inoltre, gli scienziati hanno riscontrato una perdita di 4 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Mentre ricerche più recenti parlerebbero di circa 8 miliardi di tonnellate di ghiaccio in media all’anno, perse tra il 2000 e il 2016. Eppure le autorità indiane sembrano non averlo considerato.


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India poteva prevedere le valanghe?

Intanto la Geological Survey of India (GSI), agenzia federale che si occupa di studi geologici, ha promesso che farà indagini approfondite per appurare le cause dell’inondazione. Com’era da immaginare, la catastrofe nello Uttarkhand non ha lasciato indifferente la comunità internazionale. Tanto che scienziati da tutto il mondo che hanno appreso la notizia dai media si sono interrogati sulle cause. Tra cui Dave Petley, esperto di frane e docente all’Università di Sheffield in Inghilterra. Al New York Times il professore ha chiarito che: “Con l’aumento delle temperature questo ghiaccio si scioglie in estate e l’ammasso di rocce si indebolisce perché ciò che lo tiene insieme non c’è più“. Secondo i dati dell’India Meteorological Department, agenzia governativa di meteorologia e sismologia, nello Uttarakhand il gennaio 2021 è stato il più caldo degli ultimi 60 anni. Ciò avrebbe anticipato la stagione delle valanghe solitamente attesa tra marzo e aprile.

Uttarkhand: le origini della catastrofe

Eppure, ancora non è chiara l’origine dell’alluvione. Anche se in un primo momento le autorità ne attribuivano la causa al distaccamento di una parte del massiccio da uno dei ghiacciai a monte del fiume Rishi Ganga. Nel complesso si tratta di un’area di circa 690 chilometri quadrati. Alla CNN Manish Mehta, scienziato senior presso il Wadia Institute of Himalayan Geology, ha spiegato che in base alle prove raccolte è possibile che una “enorme frana di roccia” in prossimità del ghiacciaio abbia innescato la valanga. Incaricato di ispezionare il sito assieme ad altri quattro colleghi, Mehta ha detto che l’inondazione che ne è seguita ha avuto una portata senza precedenti interessando “più di 100 chilometri quadrati“. Col supporto delle immagini da satellite, i geologi si sono accorti della formazione di una fessura lungo il fianco della montagna di Nanda Ghunti, nel Parco Nazionale di Nanda Devi. Che mancava cinque mesi fa.


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Qualche dettaglio in più

La crepa si sarebbe formata a circa 5.600 metri e sarebbe stata la causa del distaccamento di un blocco delle dimensioni stimate di oltre 2 milioni di metri cubi. A ciò sarebbe seguita l’esondazione dei fiumi Dhauli Ganga, Rishi Ganga e Alaknanda, affluenti del Gange strettamente collegati tra loro. Mentre il dottor Dan Shugar, ordinario presso il Dipartimento di Geoscienza dell’Università di Calgary, ha suggerito che la frana fosse “parte di un ghiacciaio sospeso” perché composta da rocce e ghiaccio. Secondo il docente “Il ghiacciaio che pensiamo sia crollato è un ghiacciaio molto ripido e sospeso, non il tipico ghiacciaio della valle con una pendenza bassa“. Dal canto suo, Petley ha ritenuto che le abbondanti nevicate di inizio febbraio abbiano fatto il resto.

Un nuovo bacino?

Ma la tensione è salita quando i soccorritori hanno annunciato che potrebbe essersi formato un nuovo bacino sottostante al ghiacciaio. Alla rete televisiva nazionale NDTV, il geologo YP Sundriyal avrebbe riferito la presunta localizzazione di un lago proglaciale a 5 km Nord dalla valle già colpita. L’esperto era stato tra i primi a lanciare l’allarme assieme ad alcuni abitanti del luogo. Secondo la sua testimonianza, “Il lago potrebbe non reggere perché privo di argini e causare una seconda valanga d’acqua“. Si tratta di bacini idrici che si formano da un ghiacciaio che si sta ritirando. Difatti, questi laghi sono dei veri e propri marchingegni a orologeria, in grado di causare da un momento all’altro il crollo del ghiacciaio e delle rocce che li trattengono in alta quota. Aumentando di conseguenza il rischio inondazioni.

Il rischio dei laghi proglaciali

Già in passato il Centro Internazionale per lo Sviluppo Integrato della Montagna, un’organizzazione intergovernativa che unisce gli otto paesi in cui si estende l’Himalaya, aveva avvertito della pericolosità di detti laghi. Per di più valutando come criticamente pericolosi circa 47 laghi proglaciali in Nepal, Bhutan, India e Pakistan. Ad esempio, nel 2013 un’inondazione era stata attribuita allo scioglimento di uno di essi proprio nell’Uttarakhand che aveva causato la morte di oltre 5.700 persone. Mentre si stima che tra il 1990 e il 2018 la quantità d’acqua contenuta in laghi proglaciali sia raddoppiata e che ne siano comparsi anche sull’Everest.

Concludendo

Ad ogni modo, il surriscaldamento dell’Himalaya avrà delle conseguenze sia globali che locali. Soprattutto perché è la terza riserva d’acqua dolce del Pianeta, tanto da essere considerato il “Terzo Polo”. Ad esempio, la Banca Mondiale ritiene che il cambiamento climatico peggiorerà le condizioni di vita di 800 milioni di persone nel sud dell’Asia. E le prime a risentirne saranno proprio le popolazioni nella regione himalayana. Il progressivo ritiro dei ghiacciai inoltre determinerà l’aumento della portata dei fiumi, cosa che sta già accadendo. Ma se nell’immediato favorirà la produzione di energia idroelettrica e l’agricoltura, nel lungo periodo determinerà una forte instabilità dei terreni. E carenza d’acqua sulle montagne. Pertanto sarà necessario un intervento oculato dell’uomo, nel rispetto di un ecosistema sempre più fragile.


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Le immagini dell’esondazione

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