Cinquanta episodi e una quarantina di feriti negli ultimi mesi. Atm: «Errore umano». Ma il sospetto è un baco nel sistema di gestione

Oltre cinquanta piccoli episodi. Sei quelli più gravi nel 2018, con una quarantina di passeggeri feriti, tra piccole contusioni e traumi più seri. Lunedì mattina il secondo del 2019, il più grave di sempre. Perché uno dei quattro feriti, Luca Realdon, 57 anni, è finito in ospedale con una prognosi di sessanta giorni e diverse fratture composte al bacino. Sono i numeri di un «giallo» che va avanti da qualche tempo. Quello delle frenate brusche e improvvise della metropolitana milanese. Con il sospetto, di cui probabilmente si occuperà presto la magistratura, di un problema al software centrale della rete. Le linee interessate sono due, quelle più anziane: la «rossa» e la «verde». Proprio su quest’ultima, tra le stazioni di Piola e Loreto, l’ultima violenta frenata, all’orario di punta, le 7.42 di lunedì, quando la metropolitana è piena di lavoratori e studenti. La causa, per l’Azienda di trasporti milanesi, sarebbe un «grave errore umano»: il macchinista, con un’esperienza di almeno vent’anni, «andava a una velocità maggiore dei 15 chilometri orari imposti in quel tratto», provocando il blocco di emergenza del mezzo.

Ma il treno andava davvero così veloce? «Faccio la stessa tratta da anni, ogni giorno, per andare al lavoro e sono certo che l’andatura del treno fosse normale. Nessun aumento o riduzione di velocità, come ho percepito in altri casi. Solo una violentissima frenata», dice Realdon, dal letto di casa, dove resterà bloccato per almeno un paio di mesi.

Secondo quanto spiega Atm, l’esperto macchinista sarebbe arrivato a una velocità di 50 chilometri orari in prossimità del tratto della galleria in cui è imposto il limite di 15. E così, davanti ai due allarmi che si sarebbero azionati all’interno della cabina, sarebbe andato in confusione, facendo invece scattare la «frenata di emergenza». Il macchinista, sentito dai poliziotti del commissariato Garibaldi Venezia, non ha però parlato di allarmi: «Mentre il treno 71, diretto ad Assago, percorreva il tratto di galleria tra le stazioni di Piola e Loreto, improvvisamente ed in maniera automatica si azionava la frenata di emergenza che bloccava la marcia del treno», si legge nell’annotazione degli investigatori. Contattato telefonicamente da La Stampa, però, si è limitato a dire: «Non ho nulla da aggiungere, tutto quello che so l’ho detto ad Atm».

E, mentre gli investigatori aspettano che Atm consegni loro il «report scarico dati», che chiarisca a quale velocità viaggiasse il mezzo (un Leonardo) al momento della frenata, la procura sta valutando la possibilità di aprire un fascicolo per capire che cosa ci sia dietro a questi episodi. Un’ipotesi, che da tempo circola tra investigatori e addetti ai lavori, è quella dei «treni fantasma». Ovvero, treni che, per un “baco” nel software centrale, sparirebbero improvvisamente dai radar. Non riuscendo più a “vedere” il mezzo, percepito con un «oggetto non identificato», sarebbe il sistema centrale, per sicurezza, a bloccarlo all’istante. Un’ipotesi, questa, che Atm smentisce con forza. E su cui, questa volta, eventuali indagini potrebbero fare luce.

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