Incertezza Paneuropee

0
348

Mio marito lavora all’istituto scolastico, e venerdì pomeriggio controllò per l’ultima volta le mails del direttorato agli studi prima di rientrare a casa, e nulla c’era di nuovo. Poi prese l’auto per rientrare, accese la radio e scoprì che oggi le scuole avrebbero riaperto. Insomma, quello che stanca di più in questa situazione è l’incertezza.” Non siamo a Cremona, Italia, dove queste sorprese tra aperture e chiusure sono all’ordine del giorno, ma in un piccolo paese dello Schleswig-Holstein, Germania del nord, a pochi chilometri dal confine danese. Dalle chiacchiere con i locali non sembra che l’atmosfera sia molto diversa che nel belpaese.

Il primo giorno di viaggio

Il nostro primo giorno di viaggio era iniziato in modo assolutamente normale, esattamente come quello di tutti i frontalieri che inzuppano ogni giorno la pagnotta sulle rive del lago di Lugano: code chilometriche in frontiera e assoluta indifferenza dell’immigrazione elvetica al nostro incedere. La prima vera frontiera è arrivata a Basilea e, memori dei servizi che immortalano lunghe file al confine tirolese, ci attendevamo un posto di frontiera con severi gendarmi dagli elmetti a punta. Invece il deserto totale, assolutamente nessuno sul fronte germanico, ma un istantaneo messaggio di benvenuto sul cellulare che ci invitava a seguire le precise istruzioni del sito del ministero dell’interno. La babele di norme e di differenziazioni tra paesi a vario rischio non è molto dissimile da un nostro DCPM, ma trovammo infine un campo in cui bastava inserire il paese di provenienza per scoprire sorti e destini. Italia: siete benvenuti, ma servono registrazione sul sito (che richiede come campi essenziali l’indirizzo di quarantena), tampone (che avevamo fatto per scrupolo personale) e poscia comunque quarantena di 10 gg. Non avevamo letto abbastanza bene quanto riportato dal sito della nostra ambasciata. Dopo una italica e flessibile lettura delle eccezioni, ci siamo autodefiniti ‘in transito’ e quindi esenti da tali obblighi, con la mission di uscire dai confini teutonici entro 24 ore.


21 aprile 2020: Norvegia, Italia, Europa


Sempre più a nord sempre più deserto

I nostri compagni di traversata dal confine elvetico a quello danese sono stati un sole ispanico, una foresta di generatori eolici e una miriade di camion, gli unici mezzi per i quali i confini continuano a non esistere, con corsie preferenziali che una volta erano invece riservate solo a loro, per ispezione doganale. Il sole tramonta dietro le gru del porto di Amburgo, è l’ora di punta ma il traffico nel tunnel sotto l’Elba è quello di Ferragosto in tangenziale a Milano, e si fa proprio nullo sulla strada per la Danimarca. Ci fermiamo in un piccolo paese a 50 km dal confine, in un B&B gestito da una loquace fraulein che ci descrive lo stato d’animo locale, di lei albergatrice, che sostiene di potercela fare senza aiuti, perché riesce ad ospitare gente che lavora. Per chi invece non ce la fa a pagare i dipendenti, c’è un meccanismo molto simile alla cassa integrazione. Il marito maestro di scuola è appena tornato in aula. A una nostra domanda sulla gestione politica di Frau Merkel, risponde diplomaticamente che ‘ha avuto il vantaggio di essere a fine mandato’. Non indaghiamo oltre. Un simpatico ristorante greco offre omerici gyros e uno tsatsiki cremosissimo, nonché più intenso di una bagna caoda, perfetto intingolo per preparare le nari all’invasione tamponale che ci attende.

9 Marzo: si riparte

Alle 8 e 30 ci presentiamo al centro Covid gratuito di Flensburg, perché senza test negativo fresco in Scandinavia non si entra. C’è una fila che gira intorno all’isolato, mesta, sotto il sole, ricorda le file per il pane in Unione Sovietica. Allora ci dirigiamo al test center autostradale che i danesi hanno predisposto su suolo tedesco, e siamo tamponati in circa 30 minuti. Alla dogana danese un simpatico poliziotto ci chiede dove siamo diretti, resta visibilmente sorpreso di sentire ‘Norvegia’ e ci augura buon viaggio. Tre ore e mezza ci dividono dal confine svedese.