Incendio alla sede dell’Avanti: 100 anni fa l’assalto dei fascisti

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sede dell'Avanti

Il 15 aprile 1919 le prime squadre d’azione fasciste prendevano d’assalto la sede del giornale socialista “Avanti“, dando inizio all’escalation violenta

L’incendio alla sede dell’Avanti, principale quotidiano socialista dell’epoca, è stato certamente il primo grande episodio di violenza simbolo dell’avvento dell’era fascista.

Il 15 aprile 1919, infatti, a Milano, un gruppo composto da arditi, futuristi ed esponenti dei Fasci italiani di combattimento, prese d’assalto la sede dell’Avanti e la incendiò.

Occorre, per comprenderlo in fondo, aver chiaro il contesto storico di quegli anni:

In Italia siamo in pieno biennio rosso e per le strade imperversano le manifestazioni socialiste, che spesso si concludono con violenti scontri con le forze dell’ordine.

Appena due giorni prima dell’assalto fascista alla sede dell’Avanti, il 13 aprile, a Milano la polizia scioglie con l’uso della forza un comizio socialista. Per la prima volta i manifestanti cominciano a reagire, fino a che gli agenti non aprono il fuoco contro i socialisti, cosa non rara all’epoca per una manifestazione di tipo politico.

In città, dunque, il 15 aprile 1919 si respira certamente un’aria ricca di tensione.

Da una parte ci sono i socialisti, che hanno deciso di organizzare un comizio all’Arena di Milano. Dall’altra ci sono invece arditi, futuristi e aderenti al nuovo movimento dei Fasci di combattimento.

Il 23 marzo 1919, infatti, a Piazza San Sepolcro, sempre a Milano, Mussolini aveva dato vita al movimento dei Fasci italiani di combattimento.

Il 15 aprile il gruppo di esponenti del movimento fascista era riunito in piazza del Duomo, e ascoltava le parole di Filippo Tommaso Marinetti.

Durante i due comizi la tensione tra socialisti e fascisti sfocia in uno scontro per le strade di Milano. I socialisti combattono scagliando pietre e sassi, i fascisti e gli arditi, insieme alle forze dell’ordine, combattono a colpi di pistola.

In seguito a questi scontri i fascisti decidono di assaltare la sede dell’Avanti, per i socialisti quotidiano di riferimento. La sede milanese del giornale si trova in via san Damiano, e quando vi arrivano gli assalitori trovano alcuni soldati che vi fanno la guardia.

L’uccisione, con un colpo di pistola, di uno dei soldati davanti all’entrata, spegne quasi ogni resistenza. Una volta entrati all’interno della sede non c’è nessuno che la possa proteggere. I fascisti hanno così l’opportunità di distruggere qualsiasi cosa si trovino davanti, fino ad arrivare all’incendio della sede.

Due giorni dopo l’assalto alla sede dell’Avanti, la sezione milanese del Partito socialista italiano diffonde un manifesto:

“Alla lunga lista dei nostri morti se ne sono aggiunti degli altri. Al nostro giornale- l’Avanti– è stata tolta per un giorno solo la parola, perché domani in grazia dei nostri sforzi e vostri risorgerà più ardente e ribelle in difesa dei nostri diritti”.

prima pagina dopo assalto sede dell'Avanti
Prima pagina di un numero dell’Avanti in seguito all’incendio

Il 22 aprile, l’Avanti, nell’edizione romana, scriveva:

“Siamo qui a dirvi con una serenità che non è certo nell’animo dei vostri nemici: voi fallirete. Fallirete con la violenza di strada come fallirete con la violenza togata e legale”.

Mussolini, invece, sul Popolo d’Italia scriveva il 16 aprile:

“Nella giornata del 15 aprile i socialisti massimalisti milanesi rivelarono in piena luce solare la loro anima filistea e pusillanime. Non un gesto di rivincita fu delineato o tentato…”

L’incendio alla sede dell’Avanti rappresentò l’inizio di un’interminabile serie di violenze da parte delle squadre d’azione, sia in città che in campagna. L’uso della violenza è stato, insieme alla contemporanea mediazione politica, il principale strumento con il quale il fascismo si insediò al potere.

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