L’inasprimento delle norme: è un bene o un male?

Il bene di una società e la somma della felicità degli individui?

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Inasprimento delle norme

L’inasprimento delle norme è un bene o un male? E’ la domanda che tutti ci poniamo. E tutti abbiamo dei pareri contrastanti. Per il filoso Bentham “il bene di una società è la somma della felicità degli individui.” Se qualcuno mi chiedesse qual è oggi, la concezione della vita dominante, non esiterei a rispondere: l’utilitarismo. Di esso si danno però due versioni, una volgare, di basso profilo, su cui non spenderò neppure una parola. L’altra, invece, è una vera e propria morale.

Il bene di una società è la somma della felicità degli individui?

Tornando a Bentham, oggi ciò che è bene, secondo il noto motto, è la massimizzazione della somma delle utilità dei singoli. Ma sarà così? E’ chiaro che bisogna distinguere l’utile degli economisti, dalla nozione filosofica di utilità. Ed è su questo secondo aspetto che mi soffermo. Su quel “principio di utilità” che pone la morale a fondamento della vita sociale. In questo contesto però, la morale si riduce, ad un mero calcolo algebrico. Che non può e non deve tener conto delle necessità o delle volontà del singolo a discapito della comunità. La concezione di Bentham quindi dimostra la propria caratteristica fallace. Per la sua capacità di presa nel nostro tempo. In particolare nella presente congiuntura storica, è divenuta addirittura pervasiva. 

L’inasprimento delle norme: è un bene o un male?

Inevitabilmente la nostra idea di bene e male è legata a doppio filo con l’idea di utile. Per noi e per gli altri. La soluzione al problema sociale è di limitare il più possibile le ingiustizie. Senza per questo far naufragare la libertà in un sistema politicamente oppressivo, che a sua volta genera un’economia improduttiva. Perchè sostanzialmente, il problema di fondo della democrazia, è la difficile conciliazione tra i valori di giustizia e di libertà. Rimane comunque fermo il principio che, l’azione dello Stato è sempre finalizzata alla libertà dell’individuo. Ed è soltanto a difesa dei diritti dell’individuo che si giustifica l’intervento statale, assegnando ad esso nello stesso momento precisi limiti. 

Inasprimento delle norme: dolore e piacere

“La natura ha posto il genere umano sotto il dominio di due supremi padroni: il dolore e il piacere. Spetta a essi soltanto indicare quel che dovremmo fare, come anche determinare quel che faremo. Da un lato il criterio di ciò che è giusto o ingiusto, dall’altro la catena delle cause e degli effetti sono legati al loro trono”. Dice Bentham. E allora come potrebbe essere possibile un’unione delle due cose? Nella situazione attuale, da un lato abbiamo la possibilità di salvare vite, dall’altro lato, con l’inasprimento delle norme, si andrebbe ancor più ad affossare una categoria di lavoratori che ormai da un anno annaspa in un mare di guai. 

Interesse individuale e interesse collettivo

D’altronde potremmo trovare una risposta in un articolo dell’economista Roy Forbes Harrod del 1936. Secondo il quale l’utilità debba limitarsi allo stabilire quali sono quelle regole che, se seguite da tutti, garantirebbero effettivamente la produzione del massimo benessere collettivo. Regole che caratterizzano il comportamento di ognuno di noi sulla base della nostra morale. Infatti, l’osservanza di regole generali consolidate, come, l’utilizzo della mascherina, il distanziamento fisico, produce maggior benessere rispetto al compimento di atti che all’inizio appaiono salvifici. Spetta solo a noi adottare determinate regole per il benessere e poi perseguirle. Solo così potremmo uscire da questo periodo di incertezze e dubbi.


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