In USA s’infiamma la campagna presidenziale

0
252

Trump aveva promesso di “mantenere grande l’America”. Ma questo prima di dover fare i conti con una pandemia che solo negli Stati Uniti ha rivendicato oltre 85 mila di vite umane ed è stata in grado di bloccare una delle più floride economie del mondo occidentale, provocando la più grave crisi economica che si sia consumata sotto l’egida della bandiera a stelle e strisce.

In questo difficile scenario – economico, politico e sociale – Donald Trump ha dapprima puntato il dito contro la Cina e l’Organizzazione mondiale della sanità per poi scagliarsi contro i suoi avversari politici (come se ciò possa essere sufficiente a garantire la propria rielezione a novembre).

Quella di Trump sembra la reazione impulsiva a mesi di attacchi personali e politici su più fronti da parte di gran parte dell’opinione pubblica americana, non da ultimo quello del suo predecessore, il 44esimo presidente Barack Obama.

Secondo gli analisti, però, con la maggior parte degli stati soggetti ancora al lockdown Trump sarà costretto a elaborare una risposta concreta per fronteggiare l’emergenza causata dal coronavirus – e tutto ciò che ne conseguirà – soprattutto se vorrà fidelizzarsi l’elettorato per una riconferma a novembre.

Abbiamo costruito la più grande economia che il mondo abbia mai visto e lo rifaremo” aveva dichiarato Trump durante il suo intervento all’edizione 2020 del World Economic Forum (WEF) di Davos, in Svizzera.

Nella campagna intitolata American Comeback, il presidente aveva cavalcato l’ideale di un’America che si riappropriasse il suo ruolo di potenza egemone attraverso lo slogan M.A.G.A. (Make America Great Again).

Ma ora più che mai Trump dovrà mostrarsi all’altezza delle promesse fatte e far seguire alle parole i fatti per poter sperare in una rielezione come leader del Paese.

Le preoccupazioni di Trump e della sua squadra sono state recentemente motivate dai dati riportati da alcuni dei principali sondaggi nazionali, i quali mostrano come il presidente stia perdendo punti in quegli Stati chiave che ne avevano decretato la vittoria nel 2016 come Michigan, Pennsylvania e Wisconsin.

A sinistra l’ex vice di Obama, Joe Biden; a destra l’attuale presidente Donald Trump

Trump, che negli ultimi mesi è stato fortemente criticato per le affermazioni rilasciate durante le quotidiane conferenze con la stampa, ha deciso di rispolverare la già utilizzata strategia di indiscriminato attacco agli avversari politici scagliandosi contro il candidato democratico su qualsiasi tema possa giovare alla causa – dalle relazioni commerciali a quelle con i cinesi, dalla politica climatica ai Nafta alle posizioni sul fracking – e a seconda del campo di battaglia.

Secondo i maggiori esperti, tuttavia, tale strategia potrebbe rivelarsi efficace solo se le accuse confluiscano in un unico messaggio centralizzato.

Il consulente di campagne Michael Steel ha riferito: “Gli attacchi che la squadra de presidente sta facendo per cercare di sottrarsi al vantaggio [di Biden] in quegli stati determinanti sono assolutamente sensate ma devono rientrare in un quadro generale”.

Steel ha suggerito che gli attacchi di Trump alla Cina di aver diffuso il covid-19 potrebbero costituire l’arma più efficace contro Biden, ritenuto da parte dell’opinione pubblica troppo accondiscendente nei confronti di Pechino. 

Intanto, il pro-Trump America First Action Pac ha sborsato 10 milioni di dollari per finanziare la campagna pubblicitaria “Beijing Biden” negli Stati di Michigan, Pennsylvania e Wisconsin.

Dal Wisconsin il sondaggista democratico di lungo corso Paul Maslin, pur riconoscendo l’abilità di Trump “nell’individuare un nemico”, ha spiegato che alla resa dei conti di novembre le elezioni si ridurranno all’opinione che si saranno fatti gli elettori sulla gestione dell’emergenza sanitaria da parte del Presidente. 

Secondo Maslin, infatti: “In un momento di incredibile angoscia e preoccupazione nazionali, d’incertezza economica e delle ripercussioni sulla salute e su tutto ciò che questo virus ha comportato se [Trump] non può riconquistare gli elettori per i suoi meriti tutto il resto sarà irrilevante”.

Una stagione elettorale senza precedenti

Per Donald Trump sconfiggere il democratico Biden si sta rivelando un obiettivo più arduo del previsto nonostante il candidato sia stato recentemente investito dalle accuse di violenza sessuale cui dovrà rispondere dall’isolamento della sua residenza nel verde Delaware.

Altro che “Sleepy Joe“, come ama definirlo il presidente.

Articoli correlati:
Biden sta battendo Trump nei sondaggi
Elezioni USA: Biden ha il sostegno di Obama e Warren
Michelle Obama vice di Biden?

L’attuale capo della Casa Bianca ha deciso di rivolgere altrove i suoi inviperiti attacchi soprattutto a seguito delle velate critiche mosse nei suoi confronti dal suo predecessore Barack Obama.

A sinistra Donald Trump, a destra Barack Obama

A “dare il la” ai repubblicani per rispolverare antichi rancori sono state le recenti dichiarazioni che Obama ha rilasciato in occasione del discorso ad alcuni neolaureati afroamericani nel quale l’amministrazione Trump è stata criticata non troppo velatamente per il modo in cui ha gestito l’epidemia.

Questa pandemia alla fine ha completamente alzato il sipario sul fatto che tantissimi uomini al comando non sanno cosa fare”, ha detto Obama “E molti di loro” ha aggiunto riferendosi indubbiamente al presidente in carica, “non fingono nemmeno”.

Contestualmente Obama aveva criticato Trump per aver gestito l’epidemia “come un disastro assolutamente caotico”.

La feroce risposta di Trump non ha tardato ad arrivare. L’attacco del presidente è iniziato il 10 maggio a suon di tweet infuocati rivolti contro il suo predecessore e che gli ha dato l’occasione di rispolverare il famoso “Obamagate”

In uno dei post l’inquilino della Casa Bianca ha scritto: “Barack Hussain Obama è i primo ex presidente che abbia mai parlato contro il suo successore, rompendo una lunga tradizione di decoro e decenza”.

Secondo gli opinionisti questo sarebbe l’ultima disperata crociata intrapresa da Trump nel tentativo di distrarre l’opinione pubblica dalla pandemia e contestualmente attaccare in maniera diretta Joe Biden, candidato rivale alla presidenza.

Per Tara Setmayer, ex direttrice delle comunicazione del Capitol Hill, “Donald Trump ha sempre bisogno di un bersaglio. E in questo caso Barack Obama è l’uomo nero del mese“.

Barack Obama e sullo sfondo Donald Trump

L’Obamagate e la teoria cospirativa

Mercoledì Richard Grenell, direttore ad interim dell’intelligence statunitense, ha inviato al Congresso un elenco di nominativi dell’amministrazione Obama presuntivamente coinvolti nello “smascheramento” del generale in pensione Michael Flynn tra cui spicca il cognome Biden.

Flynn nel 2017 si era dichiarato colpevole dell’accusa promossa dall’allora consigliere speciale Robert Mueller di aver rilasciato false dichiarazioni al vicepresidente dell’ABI, Mike Pence, riguardo alla discussione delle sanzioni con l’ambasciatore russo nel periodo compreso tra le elezioni e la cerimonia di assunzione della carica da parte di Donald Trump. 

Secondo quanto dichiarato da Trump lo stesso Flynn sarebbe stato usato come capro espiatorio per colpire indirettamente la sua leadership.

Brad Parscale, responsabile della sua campagna, ha dichiarato: “Sapevamo già che Biden era stato informato sul caso Flynn prima che il presidente Trump entrasse in carica e ora sappiamo che l’intenzione era che Flynn venisse ‘smascherato’. Gli americani hanno il diritto di conoscere la profondità del coinvolgimento di Biden nella promozione della bufala riguardante la collusione russa“.

L’ex generale, ora in pensione, avrebbe ritrattato la sua versione divulgando una serie di documenti come prova delle sue asserzioni tra i quali una nota scritta a mano dall’ex direttore del controspionaggio: “Qual è il nostro obiettivo? Verità/Ammissione oppure fargli dichiarare il falso, così da poterlo perseguire o licenziare?”.

Tutta la documentazione è stata subito requisita dal Bureau.

L’elenco dei funzionari – ora rivisto e divulgato da Grenell – comprende l’ex ambasciatore presso le Nazioni Unite Samantha Power, l’ex direttore dell’intelligence nazionale James Clipper, l’ex direttore dell’ABI James Comey e l’ex direttore della CIA John Brennan.  

Venerdì, nella registrazione ottenuta da Yahoo News, Obama si era detto preoccupato per come “lo stato di diritto sia a rischio” a seguito della decisione del dipartimento di giustizia di far cadere le accuse contro l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, Michael Flynn licenziato agli inizi del 2017 per aver mentito sulle conversazioni con l’ambasciatore russo per non disporre di prove sufficienti ad accusarlo. 

In una nota il portavoce di Biden Andrew Bates ha replicato: “Il tentativo di Donald Trump di manipolazione disonesta dei media per distrarre dalla sua risposta alla peggiore crisi della salute pubblica degli ultimi 100 anni è fallito. Questi documenti indicano semplicemente l’ampiezza e la profondità delle preoccupazioni del governo americano – compresi i funzionari di carriera – per i rapporti di intelligence sui tentativi di Michael Flynn di minare la politica di sicurezza nazionale“.

Bates ha poi accusato i repubblicani di un uso strumentale dei documenti e di “aver abusato dei loro poteri congressuali per agire come armi della campagna di Trump“.

Tuttavia, se l’inchiesta riguardante i possibili legami tra Mosca e la campagna Trump è stata avviata sotto l’amministrazione Obama è pur vero che la stessa si è protratta dopo il passaggio di consegne a Trump nella persona del consigliere speciale Robert Mueller, nominato dallo stesso Rod Rosenstein, vice procuratore generale di Trump.

Di ciò ne ha dato conto anche lAssociated Press che si è occupata della vicenda: “È vero che le indagini sui legami tra Russia e la campagna di Trump – e in particolare la Russia – sono iniziate nel corso dell’amministrazione Obama, tuttavia si sono portate avanti nella stessa amministrazione Trump”. 

E la stessa ha osservato: “L’indagine su Flynn è stata rilevata da un consulente speciale nominato da Rod Rosenstein, vice procuratore di Trump”.

L’emittente ha anche rivelato che “La corrispondenza interna dell’FBI che è emersa nelle ultime due settimane non ha riferito di alcun agente che abbia dichiarato che l’inchiesta fosse preordinata ad abbattere un presidente” e al momento non è stata prodotta alcuna prova che possa sostenere l’affermazione di Trump secondo cui Obama e l’FBI abbiano cospirato per minare la sua leadership.

Nonostante ciò Trump negli ultimi giorni ha gridato all’Obamagate come al “più grande crimine politico nella storia americana“.

L’Obamagate, dunque, sarebbe l’ennesimo attacco di Trump al suo predecessore dopo che nel 2011 aveva promosso il cosiddetto “birtherismo“, movimento nato a qualche anno di distanza dalla nomina del 44esimo presidente degli Stati Uniti Barack Obama che rivendicava l’illegittimità della sua elezione in quanto privo di un certificato di nascita che ne comprovasse lo status naturale di cittadino americano.

Questa settimana Ben Rhodes, ex collaboratore della sicurezza nazionale di Obama, ha twittato: “La fissazione priva di fondamento che ha Trump sul ‘birtherismo’ di Obama è talmente assurda e stupida che sarebbe potuta risultare comica se non fosse stata così tragica”.

Secondo quanto dichiarato al Guardian, John Karl, corrispondente alla Casa Bianca per l’emittente ABC, ritiene che quello che sta affliggendo Trump non sia altro che il riflesso di un complesso d’inferiorità politico e personale nei confronti del suo predecessore. 

Fatto sta che saranno ancora molti i capitoli di questa gara ancora da svolgersi che si è già dimostrata essere come la più imprevedibile nella storia del Paese.

Per David Smith, capo dell’ufficio di Washington del Guardian, questa sarà una campagna elettorale senza precedenti.

Commenti