Oggi ricorre l’anniversario della morte di uno dei pittori italiani più bizzarri: Giuseppe Arcimboldo (o Arcimboldi), noto soprattutto per le “Teste Composte “, capricci eseguiti assemblando oggetti tra loro affini.

Biografia e produzione artistica

Arcimboldo nasce a Milano il 5 aprile 1526. Il padre Biagio è pittore accreditato presso la Veneranda Fabbrica del Duomo e discende da un ramo cadetto di una famiglia nobile milanese, gli Arcimboldi, conti feudatari di Arcisate.

Giuseppe muove i premi passi artistici proprio nella bottega paterna intorno al 1549, quando è impegnato nel disegno dei cartoni preparatori destinati alla costruzione delle vetrate del Duomo di Milano. Questa attività prosegue negli anni successivi.

Nel 1556 è occupato nel transetto del duomo di Monza dove esegue un grandioso affresco che raffigura l’Albero di Iesse. Nel 1558 lo troviamo alle prese con il cartone per un arazzo nella cattedrale di Como.

Le notizie sulla restante attività artistica di Arcimboldo nel primo periodo milanese sono scarse. Stando al suo biografo e amico Paolo Morigia, è presumibile che essa sia stata intensa e che abbia trasceso il campo della pittura e si sia volta a “diverse bizzarrie”.

L’evento cruciale che segna la svolta nella vita e nella carriera di Arcimboldo è il trasferimento a Vienna nel 1562, chiamato a corte dal principe e futuro imperatore Massimiliano II d’Asburgo.

Nella capitale Giuseppe viene accolto calorosamente e gode della benevolenza di Massimiliano che gli elargisce un lauto stipendio.

Nonostante abbia raggiunto presto fama internazionale, il corpus delle opere a noi pervenuto è esiguo ed è rappresentato prevalentemente dalle “Teste Composte”, in cui combina prodotti ortofrutticoli, pesci, uccelli, libri, legati metaforicamente al soggetto effigiato.

Arcimboldo, Il bibliotecario

Le opere per cui Arcimboldo è noto sono le otto tavole di ridotte dimensioni che rappresentano, nella forma di ritratto allegorico, le quattro stagioni e i quattro elementi della cosmologia aristotelica. In ognuna delle tavole è evidente la cura meticolosa dei dettagli, di origine nordica; la tavolozza si distingue per il cromatismo variegato. Le allegorie sono concepite per fronteggiarsi a coppie sulle pareti della residenza dell’imperatore. Ogni stagione deve corrispondere a un elemento, riproducendo le corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo su cui insiste la filosofia aristotelica.

Rodolfo II d’Asburgo è rappresentato con le fattezze del dio romano Vertumno, divinità che presiede all’avvicendarsi delle stagioni. Il dipinto allude al ruolo dell’imperatore come summa di tutto il creato e simbolo dell’uomo microcosmo.

Arcimboldo, Rodolfo II come Vertumno

All’attività di pittore Arcimboldo affianca quella di regista e curatore delle mascherate, dei giochi e dei cortei fantastici che rallegravano la vita di corte. La testimonianza dell’impegno di Arcimboldo come coreografo degli svaghi cortigiani è un corpus di 148 disegni raccolti nel Carnet di Rodolfo II custodito presso il Gabinetto di Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi a Firenze. In essi figurano costumi fantastici per dame e cavalieri, slitte con cigni o con sirene, stravaganti acconciature femminili e molto altro.

Alla morte di Massimiliano, Arcimboldo passa al servizio del nuovo imperatore Rodolfo II e ne conquista il favore grazie agli interessi alchemici ed esoterici e alla curiosità per tutto ciò che è meraviglioso e bizzarro.

Quando Rodolfo stabilisce a Praga la nuova capitale dell’impero, Arcimboldo lo segue; lì svolge il ruolo di consigliere per le acquisizioni d’arte che vanno ad incrementare la Kunst und Wunderkammer dell’imperatore.

Grazie alla lunga carriera presso la corte imperiale, Arcimboldo può godere, oltre che di fama internazionale e benessere economico, di speciali onorificenze; al culmine del cursus honorum cortigiano, Rodolfo lo nomina Conte Palatino. Con il vincolo di rimanere al servizio dell’imperatore, Arcimboldo ottiene il permesso di tornare a Milano nel 1587.

Il secondo periodo milanese è ancora pieno di impegni e successi.

Giuseppe Arcimboldo muore a Milano l’11 luglio 1593. Stando alla documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Milano, la causa del decesso è riconducibile a complicazioni derivanti da ritenzione urinaria acuta e calcolosi renale.

Eredità e interpretazioni dell’opera di Arcimboldo

L’arte di Arcimboldo, dimenticata dopo la sua morte, è stata oggetto di una riscoperta da parte del movimento surrealista.

Vista con gli occhi dell’uomo moderno, l’opera di Arcimboldo, apparentemente ludica, cela una profonda inquietudine. Roland Barthes asserisce che essa suscita repulsione perché porta a galla un malessere sostanziale, che egli definisce “brulichio”.

E in effetti, il senso più autentico della pittura di Giuseppe Arcimboldo altro non è se non quell’inquietudine generata dal gusto del mostruoso.

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