Imprese rosa, in Piemonte l’artigianato è spesso al femminile

Il tasso di femminilizzazione delle aziende artigianali nella regione resta superiore alla media nazionale, nonostante le difficoltà degli ultimi anni. A sostenere queste realtà i finanziamenti della Regione

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Il Piemonte è una delle regioni in cui è maggiore la presenza delle imprese rosa. A rivelarlo uno studio del Censis che ha analizzato il tasso di femminilizzazione delle aziende piemontesi negli ultimi anni: nonostante il calo registrato in quasi tutte le province (sei su otto), le realtà imprenditoriali guidate da donne sono numerose, soprattutto nel settore dell’artigianato. La media regionale di aziende in rosa rimane comunque superiore a quella del resto d’Italia. Come si registra anche a livello nazionale, si sono sviluppate imprese gestite da donne in settori che fino a qualche tempo fa erano di competenza esclusivamente maschile.

L‘artigianato è considerato uno sbocco professionale al femminile, un’opportunità per mettere in risalto creatività e manualità, spesso ricorrendo a saperi e lavorazioni tradizionali. Specialità tipiche riproposte e reinventate e oggettistica handmake sono prodotti apprezzati in mercati di nicchia dove le idee e delle imprese rosa possono esprimersi e trovare i giusti interlocutori.

Le realtà artigianali piemontesi trovano il sostegno degli Enti locali che mettono regolarmente a disposizione fondi e contributi per migliorare le attività e promuovere le eccellenze del territorio.
In questo periodo la Regione Piemonte ha messo a disposizione un investimento a fondo perduto per potenziare l’e-commerce dei prodotti realizzati con lavorazioni tradizionali. Per accedere al finanziamento le aziende piemontesi devono creare e gestire delle piattaforme on line conosciute da almeno dieci anni anche al di fuori dei confini nazionali. La distribuzione su Internet dei prodotti artigianali è un incentivo a utilizzare nuovi canali di vendita anche per le imprese rosa della regione. Il finanziamento riguarda le spese sostenute per aggiornare i siti e renderli fruibili dal più vasto pubblico; rientrano nel bando pure i costi di abbonamenti e canoni necessari alla gestione delle piattaforme. Saranno considerate le modifiche e le migliorie alle vetrine digitali realizzate da gennaio a settembre di quest’anno.

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