Imposimato, addio al giudice che si occupò del caso Moro

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Ferdinando Imposimato in una foto tratta dalla pagina Facebook

Si è spento a Roma Ferdinando Imposimato, figura autorevole e di grande spessore. E’ stato magistrato, politico, avvocato e ha ricoperto la prestigiosa carica di presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione.

Nel panorama giudiziario italiano, il nome di Ferdinando Imposimato – è legato a due casi importanti di terrorismo – il rapimento di Aldo Moro del 1978 e l’attentato di Papa Giovanni Paolo II ad opera di Ali Ağca – e poi ancora il caso dell’omicidio di Vittorio Bachelet e dei giudici Palma e Tartaglione.

Ferdinando Imposimato era nato a Maddaloni, in provincia di Caserta, nel 1936 e si era laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Una lunga carriera in Magistratura la sua, che vede tra l’altro la responsabilità nel 1981 dell’istruzione del processo alla famosa banda della Magliana, organizzazione criminale che in quegli anni seminava il panico a Roma e nel Lazio.

Nel 1983 il fratello del giudice, Franco Imposimato, viene ucciso per una vendetta trasversale camorristica nella quale anche la moglie rimane gravemente ferita. L’intento era quello di colpire il giudice che all’epoca si stava occupando delle indagini sulla banda della Magliana e sul caso Moro.

Imposimato ebbe anche un importante ruolo politico: nel 1987 venne eletto al Senato con le liste del Pci, nel 1992 fu eletto alla Camera e poi di nuovo al Senato. Nel 2015 il Movimento Cinquestelle propose il suo nome come Presidente della Repubblica.

Negli ultimi tempi si era anche dichiarato contrario alla legge 107/2015, della cosiddetta “Buona Scuola“. In un’intervista rilasciata a Tecnica della Scuola, in occasione del convegno del convegno “De brevitate scholae: sulla brevità della scuola …& dintorni”,  aveva dichiarato che l’unica strada perseguibile contro la Buona scuola era la disobbedienza civile.

Nella sua lunga carriera non ha mancato di pubblicare interessanti libri, occupandosi in particolare del caso Moro. Nel suo “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” si riferisce al periodo temporale del sequestro dell’Onorevole ucciso dalle Brigate Rosse, argomentando su luci ed ombre di oltre un trentennio di indagini, sulla pista americana, sul ruolo della RAF e della Stasi e sul ruolo di Gladio.

Solo qualche mese fa, era intervenuto sulla questione vaccini. Con un post sulla sua pagina Facebook era intervenuto sul caso della bambina morta di malaria a soli 4 anni.

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 Avvicinatosi alle posizioni no – vax, dichiarandosi non contrario, ma a favore della libertà di scelta, ricordando anche in tale occasione la figura di Moro che già all’epoca dell’Assemblea Costituente, parlava di “rispetto della tutela per la salute, spiegando che nessuno può essere obbligato a trattamenti sanitari per legge, nel rispetto della persona”.

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