Impennata dell’energia solare in Vietnam

Il Paese da sempre “affamato di energia” sembra essersi convertito al fotovoltaico, facendo sempre più ricorso a fonti di energia pulita per sostenere la propria economia

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Fanno ben sperare le notizie provenienti dal sud-est del continente asiatico circa la propensione dei Governi a un graduale maggiore impiego di energia da fonti rinnovabili, soprattutto perché giungono a ridosso di due importanti ricorrenze: l’anniversario dell’entrata in vigore in Italia del Protocollo di Kyoto– il 16 Febbraio del 2005 – e la Giornata Internazionale del Risparmio energetico, il 18.

HO CHI MINH. L’energia solare non ha giocato un ruolo di spicco nella produzione di energia in Vietnam almeno fino al 2017, anno in cui il Governo ha disposto un piano di finanziamenti per la produzione di energia grazie al fotovoltaico. 

Per velocizzare l’adozione di tali tecnologiche, il Governo aveva deciso di sovvenzionare le industrie che si fossero convertite al fotovoltaico, offrendosi di pagare il supplemento di 9 centesimi di dollaro per ogni kilowatt-ora prodotto a condizione che iniziassero le operazioni nei successivi due anni. 

Gli esperti avevano stimato che la produzione si sarebbe attestata all’incirca sugli 850 mega watt al giorno di energia pulita. Il risultato, invece, è andato ben oltre le aspettative registrando alla fine del 2019 una produzione di 5 giga watt: risultato più che sorprendente che supera persino l’energia prodotta in Australia, la quale può vantare un’economia sei volte maggiore di quella vietnamita.

L’adesione all’iniziativa è tanto più sorprendente quanto più si considerino i termini dell’offerta della Vietnam Electricity (EVN), la società in mano pubblica – a corto di liquidità – che gestisce la filiera nazionale. C’è un però. Nonostante la sovvenzione del Governo fosse allettante, prevendendo il pagamento di 0.09 dollari a fronte di 0.05 e 0.07 dollari usuali, la ENV aveva promesso di pagare giorno per giorno solo l’energia di cui avrebbe avuto bisogno.

Ciò aveva da subito allarmato i promotori dell’iniziativa, preoccupati delle conseguenze disincentivanti sui potenziali investitori. E a ragione. Come volevasi dimostrare, il Governo ha perso l’occasione di facili guadagni alimentati dalla “fame di energia” del Paese. 

L’economia Vietnamita è cresciuta del 5-7% negli ultimi vent’anni. Pertanto il Governo aveva pianificato di raddoppiare la produzione di energia entro il 2030, ma dalle ultime stime sembra che le risorse siano destinate a finire già quest’anno, costringendo il Paese a trovare il prima possibile nuove fonti di energia.

Il carbone è sempre stato la pietra angolare della produzione di energia vietnamita. I piani attuali prevedono di triplicare il numero delle centrali elettriche a carbone per far fronte alle esigenze di energia del Paese, nonostante le difficoltà relative alla loro costruzione: ritardi amministrativi, forti proteste della popolazione e scarso interesse degli investitori. Senza considerare i lunghi tempi di costruzione di almeno un decennio, se non di più. 
All’opposto, una centrale elettrica incontra molte meno opposizioni, e sono sufficienti un paio d’anni perché sia resa operativa.

Il “boom” del solare comporta tuttavia delle problematiche. Quasi tutte le strutture, infatti, si trovano nel sud-est del Paese, dove spesso soddisfano appieno i consumi locali e costringono la ENV a rifiutarsi di acquistare l’energia prodotta, proprio come i promotori avevano temuto. Senza considerare che, al momento, la tariffa statale è piuttosto costosa, anche se il Governo ha promesso di rivederla in senso più favorevole. Inoltre, l’Amministrazione centrale, che ha iniziato a migliorare la catena di distribuzione nazionale, ha dichiarato che in futuro cambierà il sistema degli incentivi, consentendo alle aziende di vendere l’energia, premiando la ditta che offra il minor prezzo.

Gli ambientalisti sperano che il successo dell’energia solare possa persuadere il Governo a fare marcia indietro sulle ambizioni rivolte alle centrali a carbone, soprattutto in vista dei nuovi programmi per il 2030 attesi già alla fine di quest’anno. 

L’energia solare e quella eolica hanno quasi raggiunto i target del 10% della produzione di energia con dieci anni d’anticipo. Inoltre, le rinnovabili potrebbero facilmente assorbire il 43% della produzione di energia basata sul carbone vegetale.

Anche il mercato si dimostra sempre più propenso a investire nelle energie pulite. La società di consulenza Wood Mackenzie ritiene che i costi di produzione delle centrali solari nel sud-est asiatico eguaglieranno quelli (minori) delle centrali a carbone entro i prossimi cinque anni. E i vantaggi vanno considerati specialmente in un’ottica a lungo termine, data la brevità della vita delle centrali a carbone.

Il Vietnam non è l’unico a pensare seriamente di riprogrammare i propri impianti prediligendo gli investimenti nelle fonti rinnovabili. Anche Malesia e Cambogia si stanno adoperando in tal senso.

Sebbene nel sud-est asiatico la produzione delle centrali a carbone mantenga ancora una certa rilevanza (circa 100 giga watt) un team di esperti dell’Agenzia Internazionale dell’energia ha registrato negli ultimi cinque anni un’inversione di tendenza a favore dell’energia solare.

Ciò che fa ben sperare è che in Vietnam, molto probabilmente, non tutte le centrali a carbone programmate saranno effettivamente costruite, anche se secondo gli attivisti per il clima il suo impiego resta ancora troppo rilevante. 

Tuttavia, una nuova consapevolezza sta spingendo i funzionari a rivedere i propri piani e prediligere, nelle proprie scelte, alternative ecosostenibili per il prossimo futuro.

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