Immuni, al via la sperimentazione in 4 regioni

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L’applicazione Immuni ha destato parecchie polemiche sin dal primo giorno in cui è stata menzionata. Con lei avremo uno strumento importante per la prevenzione o un modo per monitorare la mobilità?

Il problema principale è la questione privacy. Una questione che in realtà dovrebbe già aver incendiato la mente dei fruitori della rete o dei social network, ma che rimane ancora un paletto importante su cui discutere. Con Immuni perderemo la privacy, saremo costantemente controllati e tracciati e aumenteremo la crescita della paura generalizzata? O al contrario riusciremo finalmente a fermare il virus e la sua forza virulenta? Tantissime domande ma al momento poche risposte.

Al via la sperimentazione. Friuli contrario

La protezione civile sperimenterà l’applicazione in regione come Puglia, Marche, Abruzzo e Liguria. In questi contesti, tra l’altro poco colpiti dalla pandemia a differenza di Lombardia o Piemonte, si vedrà effettivamente l’efficacia di questa applicazione che sarà possibile scaricare intenzionalmente.

Di recente è stato il no della Regione Friuli di Venezia Giulia in merito alla sperimentazione. Il presidente Fedriga ha dichiarato che l’app “rischia di ingenerare panico tra i cittadini”.

La questione privacy

L’applicazione, sviluppata da una azienda milanese, sarà “utile” alle prerogative governative solo se sarà installata dal 60% della popolazione. Ma ciò comporterebbe una inutilità della tecnologia, in quanto difficilmente raggiungeremo questo risultato di coesione. Il governo, che ritiene fondamentale il suo utilizzo per la Fase 2, ha confermato più di una volta che l’app non metterà a repentaglio la privacy perché sarà a base volontaria.

Ma stando a numerosi articoli, tra cui quello di Lorenzo Salvia del Corriere della Sera, è probabile che col passare del tempo ci sarà una limitazione alla mobilità per chi non scaricherà l’app. Insomma, sarà volontaria o no? È questo il punto focale su cui riflettere e portare avanti la discussione legata ad una tecnologia che nel sistema Italia non potrebbe mai essere applicata come nel contesto asiatico.

Attenzione all’email falsa

Per chi scaricherà l’applicazione è bene sapere che c’è in giro un virus, FuckUnicorn, che porta ad un link simile a quello originale, ma che in realtà invia una mail fraudolenta.

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