Imam condannato perché aiutava i migranti: quando essere umani diventa un crimine

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Ha aiutato alcuni migranti ad attraversare la Manica in gommone, per raggiungere il Regno Unito; questa è l’accusa fatta all’imam di una moschea di Rouen, condannato a tre anni di carcere, vietandogli di soggiornare nel Nord e nel Pas-de-Calais per 5 anni.

L’imam condannato perché aiutava i migranti

Si tratta di un uomo iraniano, rifugiato politico oltralpe. Dalla sua casa sono stati sequestrati gommoni e giubbotti di salvataggio. Il tribunale ha condannato anche un frequentatore della moschea a 18 mesi di prigione e 9 mesi di sospensione. Le intercettazioni e la geo localizzazione dimostrano che l’imam si spostava regolarmente dalla costa, raggiungendo le spiagge dove erano state scoperte le barche dei migranti. Il suo avvocato ha dichiarato di essere scioccata per la sentenza severa, soprattutto considerando le circostanze: <<Sua moglie ha partorito ieri, non parla francese e ora si trova da sola con tre figli. Da un punto di vista umano, ci saremmo aspettati un’altra sentenza. Il mio assistito è cosciente dell’errore che ha commesso, ma potrebbe scontare la pena in un altro modo, non restando in prigione per così tanto tempo>>.

Sono circa 500 i migranti – provenienti dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia – che hanno rischiato la vita; infatti tra ottobre e marzo ci sono stati 62 tentativi di attraversata della Manica, nonostante il rischio delle forti correnti, delle temperature fredde dell’acqua e la possibilità che i gommoni si scontrino con le navi che popolano il canale della Manica.

Il caso di Cédric Herrou e la Roya Citoyenne

Non è il primo episodio di questo genere per la Francia; nel 2017 un agricoltore solidale, Cédric Herrou, pur consapevole delle conseguenze, non ha interrotto le sue azioni solidali, ed è stato arrestato mentre indicava a tre ragazzi eritrei i sentieri verso la Francia. Oltre a Cédric, sono tanti gli attivisti dell’associazione Roya Citoyenne, che aiutano concretamente i migranti dando loro vitto, alloggio e assistenza legale. Ne fanno parte insegnanti, contadini, avvocati e agricoltori che hanno già subito denunce e perquisizioni. Ma nonostante questo, non hanno alcuna intenzione di fermarsi.

Cédric Herrou, l'uomo che salva i migranti
Cédric Herrou

Da quando la Francia ha chiuso la frontiera, centinaia di migranti arrivano in Val Roja per cercare di passare il confine, attraversando autostrade e sentieri impervi che causano diversi morti; questo ha scatenato la ribellione degli attivisti alle leggi: <<Se vedo delle persone in grave pericolo, e l’unica soluzione è caricarli con me, io li porto con me e non capisco come questo possa essere vietato […] e se devo pagare con il carcere per aver salvato delle persone penso che questo sia un onore e non un sacrificio>>.

L’autrice dell’analisi sui reati di solidarietà in Francia, Jennifer Allsopp, sostiene che bisognerebbe garantire agli attivisti, vittime di questi processi, una “rete di protezione legale estesa” che contrasti la tendenza a condannare gli operatori umanitari.

La Terra è di tutti

Fra le cose che succedono nei Paesi del mondo – corruzioni, omicidi, guerre, povertà estrema, inquinamento e sfruttamento – è un gesto di solidarietà a diventare un crimine da condannare, piuttosto che diventare segno di speranza in quella parte di umanità che sa ancora riconoscere il diritto alla vita ad ogni costo.

Non dovremmo farci ingannare da chi sostiene il contrario. Noi, “cittadini del mondo”, che prima ancora di essere Regione, dimentichiamo di essere Stato e ancor prima di essere Stato dimentichiamo di essere Mondo, un mondo che condivide un’unica Terra. E nessuno ha più diritti rispetto a nessuno.

Soprattutto, siamo tutti migranti – per lavoro, per amore, per le guerre – ma da nessuna parte siamo “ospiti”. Perché l’Universo è la Casa dell’uomo e non esiste un solo centimetro che non gli appartenga già.

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