Il video di Grillo tra cultura dello stupro e victim blaming

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Grillo
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Il video in cui Beppe Grillo si indigna e assolve il figlio è carico di toni violenti che inneggiano alla cultura dello stupro.

Grillo e la mentalità “Boys will be boys”

È di ieri il video di Beppe Grillo che grida, batte i pugni e si indigna. Il creatore del “Movimento dei diversi” ha attaccato la Procura che accusa il figlio Ciro di violenza sessuale di gruppo e si è detto sconvolto per i media e i giornali che hanno parlato della questione. “Perché non li avete arrestati? È innocente”, le sue parole. Un’Italia sconcertata, con politici, politiche e mamme dei politici che emettono sentenze ignorando il contenuto del vaso di Pandora che il dramma grillocentrico ha scoperchiato: una cultura dello stupro talmente insidiata nelle nostri menti che quasi è passata inosservata. Una mentalità radicata nel nostro Paese, facilmente riassumibile con il motto “Boys will be boys”. Sì, perché i ragazzi accusati di stupro di gruppo, secondo Grillo, non sono stupratori ma “coglioni”; non hanno commesso un reato ma si sono divertiti. Insomma, sono semplicemente dei ragazzi che hanno fatto quello che “fanno tutti i ragazzi”.

Dalla cultura dello stupro al victim blaming

E così, con un video di pochi minuti, Grillo è riuscito brillantemente a definire i termini della cultura dello stupro. Con questo termine ci si riferisce ad una “cultura” nella quale non solo la violenza e gli abusi di genere sono molto diffusi, minimizzati e normalizzati, ma dove sono normalizzati e incoraggiati anche gli atteggiamenti e le pratiche che giustificano e sostengono quella violenza. Cultura acuita dal victim blaming che, ovviamente, Grillo non si è fatto mancare. “Una persona che viene stuprata la mattina, il pomeriggio va al kitesurf e denuncia dopo otto giorni. È strano“, le parole del politico. Urlare che il tempo intercorso tra lo stupro è la denuncia sia indice della scarsa credibilità di una vittima è uno dei linguaggi impiegati dalla pratica del victim blaming. Misurare il dolore, il coraggio od il tempo di una persona che ha subito una violenza, che sia essa fisica o psicologica, è un atto che deve essere scardinato ad ogni costo.

Il mese di sensibilizzazione sull’assalto sessuale

La sfuriata di Grillo non poteva avvenire in un momento peggiore (o migliore). Aprile è, infatti, il mese di sensibilizzazione sull’assalto sessuale. Il Sexual Assault Awareness Month ha lo scopo di aumentare la consapevolezza sulla violenza sessuale, di educare al consenso, alla prevenzione ma, soprattutto, di combattere il victim blaming. Il mese di aprile vuole denunciare ed estirpare tutti quegli atteggiamenti e linguaggi che Beppe Grillo ha impiegato. Toni violenti con i quali si colpevolizza la vittima e la si disincentiva a denunciare o condividere la propria storia. Ogni storia, al contrario, merita di essere ascoltata, ogni esperienza merita di ricevere rispetto, ogni vittima merita di essere creduta. Tuttavia, ogni violenza merita il suo tempo, tempo che solo chi ha subito quella violenza è in grado di gestire e, al quale, nessuno può fare appello. Non spetta a noi commentare ma spetta a noi prendere parola quando un politico si permette di urlare, agitare le mani, emettere sentenze sul futuro di suo figlio, per il quale scende in campo terremotando il sistema, ignorando ogni tipo di riguardo sulla vittima.