Il tossico successo del Trumpismo

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il successo del trumpismo

Oggi saremo tutti insieme: democratici, repubblicani, gay, transgender, latinoamericani, afroamericani, nativi americani. Combattiamo tutti insieme per una nuova America, un’America unita. Ecco le prime parole di Joe Biden da Presidente degli Stati Uniti. Parole che vogliono segnare il tramonto del trumpismo, che ha avuto successo per via di una politica radicata nel razzismo, eccezionalità, sconsideratezza, arroganza e prepotenza.

Quali sono le origini del successo del Trumpismo?

Quando parlano di Trumpismo gli studiosi fanno riferimento, più che all’ex presidente in sé, ai suoi sostenitori, ossia a quel fenomeno sociale che ha portato un grande numero di americani, appartenenti anche alle classi meno abbienti, a votare per un imprenditore plurimilionario. Il quale non ha nulla a che fare con gli americani provenienti dalle aree rurali o i lavoratori della middle class colpiti dalla crisi economica. Però è proprio nella classe media che Trump ha scolpito il suo successo elettorale del 2016. Nel ceto medio, in crisi, Trump ha affondato le sue fondamenta elettorali. Ricostituendo il mito dell’American Dream e del Self-made-man, come Lui, per far ritornare grande una nazione in forte crisi economica. Così Trump non ha fatto altro che raccogliere i voti di quella parte della popolazione che, avendo sofferto la stagnazione del proprio reddito e l’abbassamento del proprio standard di vita, realizzava di avere subito un evidente declassamento sociale. Un fenomeno ovviamente aggravato dal fallimento borsistico-immobiliare e dalla conseguente, in molti casi, perdita del posto di lavoro o della casa. Colpevolizzando anche le misure politiche adottate dall’area liberal-democratica, sostenitrice del libero commercio internazionale e della deregolamentazione finanziaria.

Gli Stati Dis-Uniti di Trump

Un altro tassello fondamentale per il successo del Trumpismo è stato il rilancio del binomio bianchi/non bianchi. Proprio in un paese, come l’America, dove risulta ormai impossibile e insensato compiere delle distinzioni di appartenenza etnica o razziale. Il tema dei bianchi, veri americani, minacciati da soggetti esterni, quali immigrati, musulmani, neri e criminali è stato uno dei cavalli di battaglia dei comizi elettorali di Trump.

La white working class

Per essere più specifici, Trump ha puntato sulla white working class. La classe lavoratrice bianca non va dunque intesa come una categoria demografica, ma come un mito nazionale creato dallo stesso apparato politico. Inoltre l’idea di whiteness, è stata abilmente utilizzata dal Tycoon per alimentare paure e risentimenti razziali. Oltre che ostacolare la saldatura tra working class bianca e minoranze. Con Trump si ha avuto il periodo più devastante di discordia civile degli Stati Uniti. L’ex presidente si è rifiutato con fermezza nel promuovere qualsiasi tipo di visione globale e progressista. Visione che avrebbe dovuto rispondere alle questioni scottanti di oggi, come il cambiamento climatico, la crisi economica, la giustizia razziale, l’assistenza sanitaria. Trump, è lo specchio dell’America. Egli ha incarnato, abbracciato o infiammato quasi tutto ciò che è brutto nella cultura americana, passato, presente e forse futuro. Lo ha reso palpabile e tangibile anche alle persone inclini a vedere il lato positivo di ogni cosa.

Meglio dire Trumpismo che Suprematismo bianco?

Il trumpismo è ora radicato nel lessico, e sebbene la supremazia bianca possa essere il termine migliore e più clinico per ciò che affligge l’America, il trumpismo è un’alternativa utile e colloquiale. Questo termine comprende una categoria ancora più ampia di persone che include non solo razzisti dichiarati, i quali sostengono pubblicamente il presidente. Ma anche coloro che minimizzano il problema, o si allineano con esso per guadagno personale. Dare un nome a una cosa è un primo passo essenziale per comprenderla. Anche se alcuni bianchi resisteranno nel riconoscere come le loro vite si intersecano con la supremazia bianca, potrebbe essere più facile vedere quanto Trumpismo esista negli americani di oggi. L’America ha dovuto imparare alcune lezioni nel modo più doloroso possibile, ossia attraverso il crollo di un governo incompetente, la distruzione della civiltà e, ora, le devastazioni di una pandemia mal gestita.

Come combattere il trumpismo?

Molti singoli americani hanno, oggi, occhi più lucidi e più consapevoli riguardo a come il Trumpismo abbia avuto successo e si sia diffuso nella società. Nonostante tutti i danni che Trump ha fatto, molti dei quali potrebbero non essere mai annullati, ci ha inavvertitamente, accidentalmente e involontariamente lasciato un modello per ciò che non deve essere più fatto. Il trumpismo è pervasivo in America e può essere combattuto solo attraverso una rigorosa autodisciplina. Oltre che per mezzo di una sorveglianza costante dei pensieri che abbiamo, delle parole che usiamo e delle ipotesi che facciamo. C’era la supremazia dei bianchi prima che iniziassimo a pensarla come trumpismo. Ma prima di Trump c’era anche la tendenza a pensarlo come là fuori piuttosto che quì dentro. Ora lo conosciamo non come una macchia perversa sulla cultura americana, ma come fondamento della cultura americana. Una condizione cronica della vita pubblica americana ma una malattia dello stile di vita radicata nel pensiero sedentario.

Una speranza di unità

La rabbia e l’emergenza sanitaria hanno estratto il peggio da questo popolo. Speriamo che il prossimo presidente permetterà agli Stati Uniti di ritrovare la propria unità sociale, lasciando da parte le fazioni, le dispute e quei bestiali riflessi di guerra civile nelle città. Gli americani sembrano proprio aver bisogno di una tregua. E il primo passo sarebbe quello di smussare i conflitti pervasivi della società, cominciando, appunto, da quello razziale. Silenziare le armi dei contendenti, dividere i duellanti, chiudere in casa le fazioni, dove sarebbe ora che imparassero a stare il più possibile, se solo dessero credito agli inascoltati appelli dei buoni medici. Ma se le cose andranno come si prospettano, l’America è fortunata, perché Biden è l’uomo giusto al posto giusto per questa congiuntura prudente, equilibrato, esperto e rassicurante. L’America ha perciò l’occasione di rimettere a posto le lancette del suo orologio, biologico, etico e perfino filosofico.

A history of Trump’s Racist Language

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