Il toro metafora della passione del popolo meridionale

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Da venerdì 10 marzo alle ore 18.30 fino a martedì 28 marzo 2017, presso Le Scuderie di Villa Favorita, la mostra di Luca De Martino “Nati al Sud” curata da Amedeo Gabucci e con la presentazione critica di Giovanni Cardone.

Luca De Martino, architetto laureatosi alla Federico II di Napoli, è nato a Castellammare di Stabia e vive a Gragnano.

“Il titolo di questa rassegna – afferma Luca De Martino – è dovuto alla mia passione viscerale per la nostra terra, l’orgoglio di essere meridionale e la profonda gioia di vivere in questo territorio. Non a caso in queste mie opere utilizzo materiali quali la sabbia del Vesuvio, realizzando così il mio mondo. Molte rappresentazioni raffigurano tori: il toro è stato la metafora del popolo napoletano e meridionale che, come il toro, è una vittima innocente.”

 

 

mosaico con pietre e sabbia nera del Vesuvio su tavole di legno
cm 142×157

 

 

 

Giovanni Cardone, critico e curatore d’Arte da anni organizza mostre ed eventi e cura presentazioni di libri, iscritto all’ Albo Nazionale PITT ART Pitture e Artisti in Mostra Permanente sezione Critici D’Arte in Campania, presenta così Luca De Martino:

“Luca De Martino, artista che da anni racconta il Sud o meglio i Sud, lo si evidenzia dalle sue opere e in particolar modo quando narra dello scontro dei tori oppure dei leoni, che vive anche nell’uomo e nell’io più profondo dell’artista. In anni di sempre più rutilante trasformazione, sotto tutti i profili, da quello sociale e politico a quello scientifico e tecnologico, l’arte più che mai si deve interrogare su se stessa: sul proprio ruolo, sulla propria funzione, ma anche e soprattutto sul proprio linguaggio. Poiché è proprio attraverso  le sue forme, la sua estetica, la sua sintassi, i suoi stili e stilemi, che l’arte può entrare, più o meno, in rapporto con la realtà circostante, con la storia, con la vita degli uomini che la fanno e che ne fruiscono. Un rapporto che può essere ambivalente: un viaggio di andata e ritorno. L’arte deve subire l’influenza della realtà e del suo divenire, ma deve anche, al tempo stesso, influenzarla e influenzarne, in qualche modo, le trasformazioni. O almeno deve provarci. Non solo lavorando sulle idee, e dunque sulla percezione, sull’interpretazione della realtà, ma anche sulla sua progettazione. Ma perché questo possa accadere occorre che l’arte contemporanea diventi strumento più forte e più duttile al tempo stesso, da una parte recuperando e rinsaldando le proprie radici e dall’altra aprendosi alla molteplicità delle sue infinite possibilità espressive  ed altrettanto infinite concezioni estetiche attuali. Solo così l’arte può entrare efficacemente in rapporto dialettico con una realtà così articolata, stratificata, sfaccettata e complessa come quella contemporanea. Nel corso degli ultimi 150 anni in particolar modo in Italia e nel meridione è successo certamente cose che la storia non ha voluto o potuto raccontare. Certamente il Sud è fonte di cultura  dove tutte le popolazioni del mondo si sono abbeverati al calice di una tradizione e di un arte antica e millenaria. Oggi il Sud riesce ad essere protagonista questo grazie ad una capacità che rende ancora questa terra viva . Perché il mondo in cui oggi viviamo è l’inquieto, stratificato, caotico e contraddittorio risultato di tutte queste trasformazioni. E l’arte che può entrare in rapporto con questo mondo non può che essere un’arte capace di raccogliere e sintetizzare l’inquieta, stratificata, caotica e contraddittoria eredità delle Avanguardie e degli ultimi 150 anni di arte contemporanea. E forse anche oltre, poiché in effetti negli ultimi 150 anni, tra un’Avanguardia e l’altra non sono mancati momenti di “Ritorno all’ordine” in cui si è guardato indietro con occhi nuovi alla tradizione pittorica più antica. E anche questi momenti fanno parte del retaggio della Contemporaneità e hanno contribuito a forgiarne le forme. E questa è la linea che abbiamo seguito in questi ultimi anni nel selezionare opere ed artisti: opere ed artisti che fossero in grado non solo di recuperare e reinventare il retaggio delle grandi Avanguardie storiche, ma anche e soprattutto di sintetizzare e contaminare stili e linguaggi, trovando punti di contatto inediti e suggestivi”.

“Tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del Sud diventassero meridionali” Terroni, Pino Aprile

Dott.ssa Rosa Ferro

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