Il rischio ragionato: Draghi sulle riaperture

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Il rischio ragionato Draghi

Il rischio ragionato: Draghi in questi giorni è alle prese con una fitta serie di decisioni difficili. Si parla di riaperture e di rischi calcolati, di massima allerta e di graduale ritorno alla normalità. Sul piatto della bilancia, l’ago oscilla tra il bene ed il male la cui natura non è mai oggettiva. La situazione appare, dunque, ancora piuttosto incerta, nonostante l’innegabile progresso nella campagna vaccinale, faccia sperare per il meglio. Il punto critico, concerne la mappa delle riaperture delle attività economiche e commerciali. Tra coloro che sostengono il fronte delle previsioni a tinte scure, e coloro che urlano a gran voce la necessità di riaprire è lotta aperta.

Il rischio ragionato: cosa si intende?

Con queste parole si intende dare una connotazione alle linee da osservare per non perdere di vista l’obbiettivo: evitare e scongiurare una ricaduta. Nel corso della conferenza stampa tenuta dal premier Mario Draghi, queste sono le sue parole: “Saranno definitive queste aperture? Quando ho detto che questo è stato un rischio ragionato, è esattamente questa la risposta. Noi abbiamo preso questo rischio, riapriamo. Non ho dubbi che la campagna vaccinale andrà sempre meglio, se i comportamenti sono osservati, con distanziamenti e mascherine, la probabilità che si debba tornare indietro è molto bassa“. Sulla sottile linea della cosiddetta prudenza è facile perdere l’equilibrio, cadere, e si sa che la risalita può essere dura e ripida. Al fine di intraprendere un percorso che conduca alla ripresa della nostra economia, per dare respiro alle tante piccole imprese gravemente danneggiate dagli effetti della pandemia, riaprire è una necessità fattuale.

Riaprire: rischi e misure precauzionali

Il processo di riapertura ha già intrapreso il suo iter. Nelle regioni zona gialla, infatti, è possibile recarsi a mangiare al ristorante, solo all’aperto ma è già una conquista. I negozi possono rialzare le loro serrande e gli spostamenti, seppur limitati, sono nuovamente consentiti. L’Italia sembra risollevare poco per volta la testa, ricominciare a respirare dopo una lunga apnea, ma quali sono i possibili rischi? La paura covata da molti punta il dito contro la fretta. Contro il fatto di precipitarsi a riaprire, favorendo le interazioni sociali, basandosi sui primi dati effettivi di un miglioramento generale. Complice l’andamento della campagna vaccinale, complice l’arrivo del caldo, il timore è che le riaperture siano dettate da una ottimismo precoce. Secondo l’opinione di alcuni, infatti, non è stato ragionato realmente il rischio conseguente. Esporsi al fuoco nemico, pensando ingenuamente di non correre più pericolo, è quanto meno azzardato.

D’altro canto, è pur vero che il paese versa in una situazione di crisi profonda. Si tratta di un passo inevitabile, quello verso il recupero della normalità sotto ogni aspetto. Certo, si parla di un processo graduale, che deve seguire tappe ben precise, ma che deve trovare un’origine. Procrastinare, impedendo all’economia di rimettersi in moto, potrebbe essere tanto dannoso quanto non frenare il processo in atto. In entrambi i casi, le conseguenze sono inevitabili. Non rimane che scegliere il male minore, dunque.

Il rischio ragionato: riaprire in sicurezza

Naturalmente, quando si parla di riaperture non si intende un liberi tutti. Il giusto si trova nell’equilibrato compromesso. Il rispetto delle misure anti-contagio è sia sottointeso sia imprescindibile. Bar, ristoranti, negozi si sono prontamente attrezzati al fine di garantire la salvaguardia della clientela. Mascherine, distanziamento e divieto di assembramento continuano a rimanere in vigore, così come il coprifuoco. Per quanto concerne questo ultimo punto, si sta dibattendo circa una modifica sull’orario. Lega ed Iv sostengono la necessità della sua abolizione, un fronte più moderato si limita ad auspicarne una maggiore estensione oltre le ore 22. Tuttavia, decisioni definitive non sussistono ancora, non ci resta che attendere.

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