Il 25 marzo il presidente americano Donald Trump ha stupito il mondo intero ancora una volta: dopo il riconoscimento unilaterale di Gerusalemme capitale dello Stato ebraico, avvenuta il 6 dicembre 2017, adesso è la volta delle alture del Golan, territorio siriano, ma di fatto controllato da Israele.

Per capire le ragioni di questa decisione unilterale, oltre che “illegale” dal punto di vista del diritto internazionale, bisogna ripercorrere un po’ la storia di questa porzione di territorio che si trova sui confini ( o all’interno) di Israele, Siria, Libano e Giordania.

Storia delle alture del Golan

Nel corso del XVI° secolo il Golan entrò a far parte dell’impero ottomano, tuttavia fu solo nel 1878 che i turchi iniziarono a rendere abitabile le alture.

Dopo la fine della Prima guerra mondiale e la conseguente dissoluzione dell’impero ottomano, le alture passarono sotto l’amministrazione francese, la gestione transalpina durò solo fino al 1944, quando questa porzione di territorio divenne parte integrante della Siria.

Da allora, le alture del Golan furono contese tra Siria e Israele, che le occupò durante la guerra dei sei giorni del ’67.

Nel 1973 Israele fece un passo indietro, restituendo il 5% del territorio alla Siria, tuttavia la parte restante fu, ed è tutt’ora oggetto di contesa tra la i due stati.

Israele senza tanti scrupoli iniziò a costruire i suoi insediamenti nella parte contesa del Golan, ed anzi, nel 1981, le autorità israeliane vararono una legge ad hoc per regolamentare il loro controllo sul territorio.

Il consiglio di sicurezza delle nazioni unite non esitò a condannare l’annessione giudicandola illegale, attraverso la risoluzione 497 che la dichiarava “nulla e priva di ogni rilevanza giuridica internazionale”.

La reazione israeliana non si fece attendere, essa infatti si appellò alla risoluzione 242, che stabiliva il diritto di ogni Stato “alla propria integrità territoriale, a confini sicuri e riconosciuti, liberi dalla minaccia o dall’uso della forza”.

L’azione israeliana non ha alcuna scusante, in quanto si tratta di un territorio conteso, e quindi non può essere annesso unilateralmente.

Perchè Trump vuole riconoscere il Golan, territorio israeliano

Quest’ennesima uscita di Trump era prevedibile, visto che, come abbiamo già ricordato, a dicembre 2017, il tycoon aveva riconosciuto Gerusalemme, capitale d’Israele, spostando l’ambasciata USA da Tel-Aviv alla città santa.

Il dipartimento di stato americano , del resto, già prima del tweet di Trump, aveva smesso di indicare le alture come “territori occupati”, chiamandole invece “territori controllati da Israele”.

Perchè Trump ha deciso di concedere, o come qualcuno ha scritto, di “regalare” questa porzione di territorio a Isreale?

Come è noto il 9 aprile prossimo, in Israele, si terranno le elezioni legislative e il partito di maggioranza Likud del leader Benjamin Netanyahu, alla guida del Paese da dieci anni, per la prima volta sembra essere destinato a perdere le elzioni e quindi cedere il passo alla lista centrista “Blu e bianco” dell’ex generale Benny Gantz.

Trump vuole dunque dare una mano al suo alleato, che in caso di sconfitta, dovrà affrontare un processo per corruzione.

La mossa di Trump dovrebbe far riflettere perchè contraddice la sua politica di progressivo ritiro dagli scenari del Medio Oriente ( vedi Siria, Iraq, Afghanistan).

L’unica spiegazione plausibile potrebbe essere che il presidente statunitense cerca maldestramente di ingraziarsi la comunità ebraica americana, che dal canto suo, non sembra affatto gradire in generale le sue politiche.

Da un sondaggio compiuto da Jstreet, un’associazione ebraica americana che, tra l’altro, auspica la fine del conflitto israelo-palestinese attraverso la fondazione di due Stati, si ricava che solo per il quattro percento degli intervistati Israele è collocato al primo posto delle loro preoccupazioni; mentre per il settantacinque percento di essi, le priorità sono la santità pubblica e il controllo sulle armi, temi sui i quali, il presidente americano non intende perdere il consenso delle lobby.

Insomma come per Gerusalemme, anche per la questione delle alture del Golan, Trump sembra dimostrare tutta la sua inettidudine in politica estera, che non può fare altro che peggiorare l’opinione politica degli ebrei americani nei suoi confronti.

E’ proprio vero il detto latino : “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” .

Un’altra ragione che potrebbe spingere Trump ad andare in soccorso dell’alleato israeliano, sono le elezioni americane del 2020, ovvero quello potrebbe essere il momento opportuno per Netanyahu di ricambiare il favore, sostenendo Trump nella corsa al secondo mandato per la Casa Bianca.

Le reazioni internazionali

Se i coloni israeliani delle alture, e in generale, Israele hanno esultato per questo “regalo” di Trump, che qualcuno ha definito “lo schiaffo del secolo”, la comunità internazionale sembra di tutt’altro avviso: dure condanne sono state pronunciate da tutte le parti.

La Siria, ossia, la diretta interessata di questo abuso internazionale, ha dichiarato che il decreto di Trump non cambia la realtà dei fatti, cioè il Golan è e resterà territorio siriano.

Alle reazioni siriane fanno seguito quelle del presidente Erdogan che ha detto: ” Non possiamo consentire la legittimazione delle Alture del Golan”.

Anche Hamas ha condannato fermamente questo ennesimo oltraggio: “la mossa di Trump è un nuovo tipo di aggressione contro le nazioni arabe”. Le proteste si sono sollevate anche dalla Russia e dalla comunità europea.

Non sono mancate neppure le reazioni provocatorie a quest’ennesimo gesto insensato dell’amministrazione americana. Infatti, Bashar Jafari, rappresentante permanente all’ONU per la Siria, ha proposto agli Stati Uniti di donare ad Israele due suoi stati: la Carolina del Nord e del Sud.

In generale, il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele e adesso il riconoscimento delle alture del Golan come parte integrante del territorio israeliano, costituiscono entrambi due pericolosi precedenti storici che mettono a rischio la pace e la stabilità in Medio Oriente.

In politica estera Trump sembra più interessato alla pars destruens che a quella costruens, forse perchè per lui la politica estera è utile solo se da quest’ultima può ricavare un vantaggio personale.













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