lunedì, Febbraio 9, 2026

IL RETRODOTO DELL’ECO: IL PREZZO NASCOSTO DEL “DIRITTO AL BAMBINO”

Il presidente dell’AIGOC Alberto Virgolino svela la scomoda verità sulla scarsa efficacia, i rischi per la salute delle donne e i problemi etici della PMA in risposta alle richieste di una sua diffusione su larga scala.

ROMA — In risposta all’articolo di Milena Gabanelli e Martina Penisi pubblicato sul Corriere della Sera il 14 gennaio 2026 (“PMA in Italia: chi vuole un figlio viene ostacolato…”), l’Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici (AIGOC), nella persona del suo presidente, il dottor Alberto Virgolino, ritiene necessario presentare un quadro completo e privo di fronzoli commerciali della situazione.

Associazione Italiana Ginecologi Cattolici

Gli autori dell’articolo descrivono con grande entusiasmo le prospettive della medicina riproduttiva, creando l’immagine di una genitorialità accessibile e garantita. Presentano la FIVET fecondazione in vitro all’estero come una porta aperta a nuove opportunità e cliniche all’avanguardia per le coppie italiane, dove vengono presumibilmente superate tutte le barriere esistenti nella legislazione nazionale. La pubblicazione presenta anche in toni ottimistici la FIVET con donazione di ovociti, che viene posizionata non come un complesso dilemma etico, ma come un atto ispiratore di speranza e una soluzione efficace, quasi di routine, per superare l’infertilità.

Tuttavia, mentre i giornalisti chiedono di ampliare l’accesso a queste tecnologie come questione di “giustizia sociale” e richiedono finanziamenti statali, il Comitato “Per la vita insieme” e l’AIGOC sottolineano che vengono tralasciati i dati critici e scomodi contenuti nel rapporto del Ministero della Salute per il 2022. La realtà è questa: ci troviamo di fronte a una catastrofica perdita di embrioni, a gravi rischi per la salute fisica e mentale delle donne e a un enorme e ingiustificato spreco di fondi pubblici.

1. L’illusione dell’efficacia e la morte massiccia di embrioni

Le statistiche del Ministero della Salute (basate sui dati del 2022) distruggono il mito accuratamente coltivato della PMA come “soluzione ideale” al problema della natalità. A vent’anni dall’approvazione della legge 40/2004, queste tecnologie continuano a mostrare risultati estremamente scarsi, con costi etici enormi e spesso nascosti:

  • Fecondazione omologa: i numeri parlano da soli. Su quasi 350.000 ovociti ottenuti durante la stimolazione ovarica, sono nati solo 4.654 bambini. Ciò significa che solo il 4,85% dei casi di creazione di embrioni idonei al trasferimento si conclude con una nascita. Questo “scarto di produzione” si traduce in centinaia di migliaia di vite.
  • Distruzione della vita: nel corso delle procedure omologhe sono stati irrimediabilmente persi (morti durante la coltivazione, la selezione o dopo lo scongelamento) più di 57.000 embrioni (82,87% del totale). Nel caso della fecondazione eterologa, i dati sono ancora più deprimenti: le perdite hanno raggiunto il 72,3%. Ognuna di queste cifre rappresenta una vita umana interrotta in fase embrionale.
  • Crioconservazione: il numero di embrioni congelati con un destino incerto continua a crescere in modo esponenziale. Nel 2022 se ne sono aggiunti altri 63.401, portando il numero totale di vite “dimenticate” nell’azoto liquido alla cifra spaventosa di 193.915. Ciò crea un problema etico senza precedenti di accumulo di esseri umani in stato di anabiosi, la maggior parte dei quali non ha alcuna possibilità di nascere.

2. La salute delle donne e dei bambini è in pericolo

L’AIGOC sottolinea che la PMA non è solo una procedura medica, ma un intervento serio sull’organismo che comporta rischi di cui spesso le pazienti vengono informate solo di sfuggita:

  • Sindrome da iperstimolazione ovarica (SIO): l’aggressiva terapia ormonale volta ad ottenere un numero elevato di ovociti (a volte più di 10 per ciclo) ha un prezzo. Nel 2022, il 12,5% delle donne è stato costretto a interrompere un ciclo di trattamento pesante a causa dello sviluppo di questa pericolosa complicanza, che minaccia non solo la salute, ma anche la vita.
  • Mortalità materna: Si tratta di un argomento tabù nei rapporti delle cliniche. Tuttavia, secondo un rapporto indipendente dell’ITOSS, l’11,3% dei casi di mortalità materna in Italia riguarda donne rimaste incinte grazie alla PMA. Il rischio di esiti tragici aumenta notevolmente con l’età della paziente (>42 anni) e in presenza di fattori concomitanti, come l’obesità.
  • Rischi perinatali: il concepimento artificiale porta spesso a complicazioni durante la gravidanza. La frequenza dei parti prematuri e del peso critico alla nascita (<2500 g) è significativamente più alta con la PMA, soprattutto in caso di gravidanze multiple, che sono un frequente “effetto collaterale” del trasferimento di più embrioni. I difetti congeniti, i nati morti e la mortalità neonatale precoce possono raggiungere e superare l’1%, mettendo in discussione la sicurezza delle procedure per il bambino stesso.

3. Commercializzazione della genitorialità

Dietro l’eufemismo “rimborso spese” si nasconde un cinico commercio di gameti (ovuli e spermatozoi) e persino di embrioni. Il libero scambio di biomateriale tra cliniche internazionali e banche del seme crea una situazione in cui i legami genetici vengono meno. I bambini nati da uno stesso “donatore anonimo” in diverse parti del paese o del mondo possono incontrarsi senza sapere della loro parentela biologica, il che solleva seri interrogativi sul diritto del bambino di conoscere le proprie origini e sui rischi di relazioni incestuose in futuro.

4. Inefficienza economica e ingiustizia sociale

Le richieste di includere fino a sei tentativi di fecondazione in vitro nell’assicurazione sanitaria di base (LEA) ignorano completamente la realtà economica e i principi di una spesa razionale del bilancio.

  • Secondo i calcoli dell’AIGOC, la copertura completa di tutti i cicli per le coppie che hanno richiesto assistenza solo nel 2022 richiederebbe un budget colossale: oltre 657 milioni di euro all’anno.
  • Considerando che circa l’80% dei cicli fallisce, oltre 526 milioni di euro del bilancio del Servizio Sanitario Nazionale (NHS) sarebbero spesi in modo del tutto inutile. Si tratta di fondi che vengono sottratti ad altri settori vitali della sanità, come l’oncologia, le cure palliative o i programmi per il trattamento delle cause dell’infertilità, e non semplicemente per aggirarne le conseguenze. Definire questa distribuzione delle risorse “giustizia sociale” significa distorcere l’essenza stessa di questo concetto.

Citazione

Dott. Alberto Virgolino, presidente dell’AIGOC:

«La nostra coscienza e la nostra etica medica sono profondamente offese dal fatto che gli embrioni umani siano considerati materiale biologico di scarto. Siamo stati testimoni di come centinaia di migliaia di vite umane siano state sottoposte a selezione, congelamento, esportazione e smaltimento per il benessere dell’industria della procreazione, che trasforma il mistero della nascita della vita in una catena di montaggio tecnologica. Il desiderio di avere un figlio è comprensibile e merita compassione, ma la vera giustizia non può basarsi sulla negazione del valore della vita umana nella sua fase più fragile. Non possiamo considerare un progresso un sistema che promette la vita, ma nell’80% dei casi porta solo delusione alle coppie, sofferenza fisica alle donne e profitti garantiti alle cliniche private.

Informazioni su AIGOC: L’Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici (AIGOC) riunisce medici specialisti che difendono la vita dal concepimento alla morte naturale e promuovono un approccio etico e scientificamente fondato alla medicina, orientato al rispetto della dignità umana.

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