Il Re Leone | recensione di un live action con pro e contro

"Il Re Leone" è finalmente approdato nei cinema italiani. Un film realistico mette in scena una fiaba: il risultato ha vari aspetti, sia positivi che negativi.

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Dopo un’uscita internazionale già avvenuta nell’arco di un mese, “Il Re Leone” live action è finalmente approdato nei cinema italiani. Diretto da John Fraveau, già regista del live action de “Il Libro Della Giungla”, il film include nel cast di doppiatori americani Donald Glover e Beyoncé, mentre in quello italiano i cantanti Elisa e Marco Mengoni e gli attori/doppiatori Edoardo Leo, Stefano Fresi, Rossella Acerbo, Massimo Popolizio, Emiliano Coltorti. La trama è, chiaramente, la stessa del cartone animato, dunque non ci soffermiamo su di essa: a differenza de “Il Libro Della Giungla”, reso pomposo ed epico alla stregua di un racconto biblico, qui l’atmosfera e le caratterizzazioni originali sono rimaste. Si tratta di un dato sicuramente positivo, ma non è l’unica cosa da analizzare.

Dal punto di vista tecnico, “Il Re Leone” è un film assolutamente perfetto: inquadrature, fotografia, attenzione ai dettagli, animazione e realismo sono tutti da 10 e lode, senza eccezioni. Dal punto di vista visivo, però, pesa una cosa: molte delle scene più iconiche sono state tagliate o rimaneggiate in maniera tale da risultare di minore impatto. La scena d’apertura è più corta, mentre Timon che balla o le iene che sfilano sotto uno Scar illuminato da una luce verde mancano del tutto: un fattore che certamente delude, ma che comunque viene compensato da un’estrema attenzione visiva riservata ad altre sequenze. Molto bella ad esempio la scena del pelo di Simba che arriva a Rafiki, resa meglio qui che nel cartone. Da segnalare anche l’estremo realismo con cui sono resi gli insetti: gli entomofobi potrebbero avere qualche problema.

Passare dal cartone al realismo sacrifica gran parte dell’espressività facciale dei personaggi; ciononostante, il film non perde intensità e gli animali conservano molte delle loro caratteristiche, tra cui l’umorismo. Se da un lato, dunque, Scar perde completamente la sua vena ironica, dall’altro Zazu triplica la propria e diventa anche molto simpatico oltre che leale e premuroso; rimangono identiche, invece, le abilità di comici di Timon e Pumba, fra l’altro doppiati egregiamente nella versione italiana. Parlando di doppiaggio, però, non si può non rimanere estremamente delusi da Elisa e Marco Mengoni, doppiatori pessimi tanto quanto bravi cantanti. Per fortuna la loro presenza si palesa soltanto nel secondo tempo: i doppiatori di Simba e Nala da bambini sono invece molto bravi, così come il resto del cast. Il “Re Leone” doppiato malissimo per mezzo film, però, pesa.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, il regista sacrifica la caratterizzazione specifica delle tre iene per creare un ammasso di iene più confusionario: per carità, i caratteri delle tre iconiche bestie ridenti vengono citati spesso, ma non riproposti in maniera precisa; si trattava di un elemento centrale nel Re Leone, e questo delude. Tolto però questo e quanto detto su Scar e Zazu, i caratteri dei personaggi sono molto coerenti con quegli originali, così come anche i messaggi filosofici ed i riferimenti alle religioni africane che disseminano l’opera. I messaggi da cogliere sono sempre accostati a scene visivamente incredibili: tramonti, stelle, specchi d’acqua sono resi meravigliosi in un realismo da documentario.

Un aspetto che nel trailer era stato giudicato negativamente, ossia Scar rappresentato con un leone malmesso ma senza criniera scura, passa in secondo piano nel film: la sua caratterizzazione e costruzione visiva, fidatevi, è perfetta per un cattivo. Plauso infine per le canzoni interpretate dai personaggi: tutte meravigliose e ben fatte, capaci chiaramente di dare un mezzo senso alla presenza di Mengoni ed Elisa, anche se non sempre vedere animali realistici cantare e ballare ha un effetto visivamente molto bello – ma sempre meglio che trasformare Il Re Leone nel nuovo “Troy”, dopo che “Il Libro Della Giungla” è diventato “L’iliade della Giungla” per colpa dello stesso regista. Delusione, invece, per la scelta insensata di sostituire Ivana Spagna con Cheryl Porter per “Il Cerchio della Vita”: ok, la Porter è molto brava, ma toccare un brano così iconico spegne buona parte dell’emozione.

In definitiva, mi ritengo soddisfatto da questo film al 70%, e voi? QUI PER CONFRONTARE LA MIA IDEA CON QUELLA DELLA CRITICA INTERNAZIONALE.

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