Il Quantitative Easing, cura o iettatura

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L’ultimo colpo di coda del presidente uscente della Bce Mario Draghi, è stato quello di annunciare  non una misura straordinaria ma più di un provvedimento a sostegno della politica monetaria.

Le direttive serviranno tutte a stimolare l’inflazione, giudicata oramai da troppo tempo molto lontana rispetto agli obiettivi della banca centrale (poco sotto al 2%)

Le misure che sono state annunciate, sembravano forse già scontante dai mercati ,soprattutto per quello che riguarda il taglio di 10 punti base del tasso sui depositi che, a seguito del provvedimento, è sceso a -0,50% da -0,40%. Scontato era anche l’avvio del tiering per le banche a 2 livelli. La vera sorpresa ha riguardato la ripartenza di Quantitative Easing da 20 miliardi di euro al mese a partire dal prossimo primo novembre. Sulla presenza di questa misura nel pacchetto di provvedimenti della BCE , Draghi ha stupito tutti.

I mercati fanno festa come anche i titoli di stato in quanto un decennale è arrivato a rendere lo 0,75.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze?

Il primo effetto del QE è alzare i prezzi dei titoli acquistati, ridurne il rendimento, e rifornire le banche di liquidità. La disponibilità di nuova liquidità potrebbe a questo punto rendere più facile per le banche elargire prestiti a imprese e famiglie. Nel caso in cui gli interessi bancari fossero in qualche modo legati all’andamento dei titoli acquistati dalla Banca Centrale, anche gli interessi bancari si ridurrebbero. I debiti delle famiglie e delle imprese si ridurrebbero in termini reali consentendo l’espansione dei consumi e degli investimenti.

Il sistema bancario è però solo una parte del sistema economico. Non è detto che il denaro che arriva alle banche nelle operazioni di Quantitative Easing passi poi davvero all’economia reale. Potrebbe essere rischioso prestare quel denaro, in particolare nei periodi di difficoltà economica. E se il denaro creato dal Quantitative Easing non dovesse arrivare all’economia reale, gli effetti della manovra si ridurrebbero al solo alleggerimento dei debiti sul debito pubblico.

QE, l’impatto sul mercato dei titoli di stato

 Ed è partendo proprio da questo punto che Fitch fa notare che il mercato, attualmente, non rispecchia il quadro offerto da un panorama che vede i rendimenti negativi ai massimi storici. In altre parole: il mercato è stato distorto dal quantitative easing. Conseguenza: i rendimenti negativi non sono segno di un profilo economico forte. Germania e Usa, da sempre punti di riferimento per

gli investitori alla ricerca di paradisi sicuri a fronte del diffondersi di tassi più bassi, ne sono l’esempio.  In particolare si parla di qualcosa come 15 trilioni di dollari di debito globale scambiati con rendimenti negativi. Per quanto riguarda l’Europa, da segnalare il caso dei bond trentennali tedeschi.

I rendimenti negativi

Solitamente l’abbassamento del rendimento in un titolo di stato è sinonimo di una grande richiesta. A sua volta, questa richiesta, è segno di un altrettanto forte domanda. Ovviamente, con l’aumento della domanda, sale il prezzo e scende il rendimento. Il trend si registra in caso di mercati volatili o crisi momentanee sull’azionario, crisi caratterizzate spesso da un drastico calo delle quotazioni. Venendo meno il prezzo dell’equity, la maggior parte degli investitori cerca protezione nei titoli di stato i quali, nel caso di nazioni economicamente forti come gli Stati Uniti, possono offrire anche un rendimento. Ovviamente viene da sé che, come detto, il calo del rendimento deriva dall’aumento della richiesta, nel nostro caso il mercato potrebbe diventare drogato.

Bisogna capire se questi stimoli riescano a far ripartire l’economia reale o saremo dipendenti di un sistema economico falsato.

Un cane che morde la coda.

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