Il primo vaccino? L’intuizione di una poetessa nel 1717

Le donne hanno sempre dovuto lottare per affermarsi in campo professionale, anche se il progresso scientifico ha beneficiato del loro impegno in diversi ambiti

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primo vaccino

Il “primo vaccino” è nato nel 1717 da un’intuizione. A questo punto vi starete chiedendo di chi? Ebbene, la risposta potrebbe sorprendervi: il merito, infatti, va a una giovane nobildonna inglese. In effetti, nel corso dei secoli il contributo femminile si è rivelato essenziale per il progresso scientifico pur non sempre riconosciuto. Comunque sia, le donne hanno abbattuto i pregiudizi sul loro conto fino a guadagnarsi il rispetto e la stima dei colleghi. E oggi è ancora così?

Il primo vaccino com’è nato?

Il primo vaccino è stato ideato per la prima volta nel 1717. All’epoca, la popolazione mondiale era colpita da un morbo terribile: il vaiolo. Sebbene le prime testimonianze della malattia risalgano all’Antico Egitto, il morbo è diventato endemico nel Quattrocento in Occidente. Ma sarà nel Settecento che svilupperà la massima virulenza, con epidemie drammatiche e frequenti soprattutto in Europa, focolaio del virus. Sebbene incontrò forti resistenze all’inizio, l’intuizione di Lady Mary Wortley Montagu ebbe del “miracoloso”. Soprattutto, col suo “vaccino ante litteram” diede il via alla ricerca scientifica che quasi un secolo più tardi avrebbe condotto alla vaccinazione. Quindi da cosa nacque l’idea? E che ruolo ha avuto la giovane scrittrice? Per rispondere a questi interrogativi non ci resta che partire dall’affascinante storia di Lady Montagu.

Chi era Lady Montagu

Lady Mary nasce il 15 maggio 1689 a Londra da una famiglia aristocratica. Già in tenera età la giovane dimostra un carattere fiero e indipendente, oltre alla passione per gli studi e all’insofferenza per le convenzioni sociali. Pertanto, non sorprende la fuga con Edward Wortley Montagu, futuro sposo di Mary che il padre disapprovava. I due vivranno in campagna i primi anni di matrimonio fino alla nomina di Edward a Lord Commissioner of the Treasury nel 1715. Nell’anno di permanenza nella City la coppia frequenterà personaggi di spicco della società, tra cui la paladina dei diritti delle donne Mary Astell e il celebre poeta Alexander Pope. Questo fino al 1716, quando il nuovo incarico di Edward avrebbe portato la coppia in Turchia. E segnato l’inizio dell’avventura.

L’inizio dell’avventura

Con la nomina ad Ambasciatore della Corona a Istanbul, i coniugi Montagu viaggeranno da Vienna a Adrianopoli prima di raggiungere la capitale Turca. Lady Mary documenterà l’esperienza in una serie di lettere scritte principalmente dalla Turchia. Ne nascerà un compendio degli usi e costumi orientali dal titolo Turkish Embassy Letters che Billie Melman descriverà come “il primo vero esempio di lavoro laico svolto da una donna sull’Oriente Musulmano“. L’opera sarà una preziosa fonte d’ispirazione per i futuri studi orientalisti. Comunque, sarà proprio durante il soggiorno in Oriente che Lady Mary avrà l’intuizione che la renderà famosa.

L’intuizione di Lady Montagu: il primo vaccino

Nel 1717 Lady Montagu aveva 28 anni e si trovava a Costantinopoli, cuore dell’Impero ottomano. Sopravvissuta al morbo, Lady Montagu apprese la tecnica circassa dell’inoculazione del vaiolo dalle donne nella zenana (in persiano “delle donne”). Questi erano una sorta di harem, ossia appartamenti interni ai palazzi in cui abitavano le nobildonne delle famiglie ottomane e musulmane. Durante le visite occasionate dagli impegni sociali, Lady Montagu aveva osservato una tecnica che nelle sue lettere definirà “innesto” e che poi porterà con sé in Europa. Ecco nello specifico in cosa consisteva.

La tecnica delle donne persiane

Il trattamento consisteva in un’incisione a croce su cinque punti del corpo del paziente. Successivamente, la ferita veniva infettata con il siero contagiato dei convalescenti e richiusa. In alternativa, il pus infetto veniva inserito nel narici dei malati. Dopo qualche giorno di febbre e qualche bubbone il paziente si sarebbe ristabilito completamente e senza riportare su di sé alcuna traccia della malattia.

Verso il primo vaccino

A Lady Montagu sembrò un miracolo poter guarire dal morbo e senza alcuna cicatrice. Anche lei segnata dalla malattia, scrisse euforica all’amica Sarah Chiswell: “Il vaiolo così diffuso e così fatale da noi, qui è stato reso del tutto innocuo grazie all’invenzione dell’innesto“. All’epoca, infatti, il vaiolo era responsabile di circa il 20% dei decessi in Occidente, mentre in India raggiungeva appena la soglia del 10%. Quando Lady Mary rientrò in Europa nel 1721, Londra era devastata da un’epidemia di vaiolo: quale occasione migliore dunque per provare la nuova tecnica? Nonostante il suo entusiasmo, però, la nobildonna dovette scontrarsi con forti resistenze in patria. A nulla valse la sua campagna per la variolizzazione e nemmeno l’inoculazione di uno dei suoi due figli. Pur se cercò l’appoggio dei potenti non seppe smuovere la diffidenza degli inglesi.

Il traguardo

Nonostante l’importanza dell’intuizione di Lady Montagu si dovrà aspettare il 1796 per il primo vero “vaccino”. Quell’anno, Edward Jenner iniettò del pus di vaiolo bovino nel corpo di un bambino di 8 anni che non sviluppò la malattia. Ma solo un secolo più tardi Louis Pasteur dimostrò che per generare l’immunità verso un agente patogeno si potessero impiegare preparazioni microbiche alterate. Per il suo esperimento, il chimico francese utilizzò il midollo spinale di conigli infettati con la rabbia e con bacilli di antrace.

La situazione di oggi

Seppure negli ultimi decenni molte cose siano cambiate in meglio, i dati ufficiali mostrano come esista tuttora una disparità nelle carriere di uomini e donne. Purtroppo, non solo in ambito scientifico. Ma le diseguaglianze emergono sotto un duplice profilo: in termini di compenso e di mansioni ricoperte. Le cause? In realtà sono più d’una, anche se gli esperti ritengono che a incidere sia soprattutto la mentalità radicata nel tessuto sociale. Quindi, il futuro prospetta molte altre conquiste in termini di parità, anche salariale. Ma con la caparbietà e la dedizione tipica delle donne l’obiettivo si potrà raggiungere.


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Invece, se la storia di Lady Mary Wortley Montagu vi ha incuriosito troverete il suo emozionante racconto nel compendio Turkish Embassy Letters.