Il pregiudizio assistito: false notizie su minoranze religiose

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Troppo spesso i media riferiscono alterate, quando non schiettamente false, in relazione alle minoranze religiose. Intendiamoci, tale pregiudizio assistito non nasce da un mentalità chiusa ma, a suo modo “integra”, idee stupidamente fisse nelle quali si crede “onestamente”. A questo aggiungetevi l’aspetto economico, vende la notizia drammatica che fa scalpore o setta malvagia che mangia i bambini” he la notizia di una minoranza religiosa composta da brava gente utile alla società. Molte volte nel mondo dei media, la verità è l’ultima preoccupazione, non “vende”, quindi la si altera, la si sostituisce con qualcosa di angosciante, poco importa se è falso.

Pregiudizio assistito: verità o no?

Oggi siamo testimoni di questo. Parlando della pandemia vende la notizia clamorosa e così, anche se una notizia non è spiegata bene, è esagerata, genera angoscia, basta che venda si pubblica. Senza calcolare il danno che tale terrorismo psicologico genera nelle persone, il che a volte è peggio della pandemia stessa. E cosi tutti i giorni numeri, virologi o pseudo tali, infettivologi, medici, chi più ne ha più ne metta, non importa se la verità viene distorta e crea psicosi.

Gruppi antisette

Parlando di verità distorta se non addirittura false, la European Federation for Freedom of Belief, organo della Federazione europea per la libertà di credo, scrive che vi sono i gruppi “antisette”, cioè conglomerati di apostati, familiari di presunte vittime, persone ostili ad ogni tipo di spiritualità tour court, et similia. In Europa esiste un gruppo simile ramificato in varie nazioni, finanziato dal Governo francese, che si definisce “an umbrella organisation”, cioè la cosiddetta FECRIS (Federazione Europea di Centri per la Ricerca e Informazioni sui Culti e Sette).

In Italia

Anche in Italia hanno due associazioni corrispondenti che si chiamano CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) e FAVIS (Famiglia Vittime delle Sette). Costoro hanno il solo scopo di diffondere notizie allarmistiche e artefatte sui movimenti religiosi che a loro non vanno a genio.

Il caso di Milano

Citiamo un esempio su tutti. I Testimoni di Geova vengono accusati di non voler dare il sangue in caso di bisogno mettendo a rischio in alcuni casi i propri figli. Ecco cosa è accaduto a Milano.

Caso trasfusione: Testimoni Geova, appello a favore genitori

La Corte di Appello di Milano ha revocato, nei giorni scorsi, un decreto del Tribunale per i Minorenni di Milano che aveva limitato la responsabilità genitoriale di una coppia di Testimoni di Geova perché questi ultimi, “esercitando una facoltà riconosciuta loro dalla legge, avevano chiesto ai medici dell’ospedale di Legnano di curare la loro figlia con strategie mediche che non prevedessero l’uso di emotrasfusioni”.

Lo riferiscono i Testimoni di Geova, sottolineando che i magistrati hanno stabilito che “il mero dissenso dei genitori alle trasfusioni di sangue in aderenza al credo religioso non può essere posto a fondamento di una valutazione di inidoneità all’esercizio della responsabilitàgenitoriale”.

I giudici hanno inoltre rilevato che “il Tribunale per i Minorenni non si sarebbe dovuto pronunciare perché, in base alla legge sul biotestamento, la competenza a decidere le controversie in caso di dissenso fra genitori e medici sui trattamenti sanitari da praticare ai minori spetta in via esclusiva al Giudice Tutelare”.

Nel settembre del 2019 i genitori avevano fatto ricoverare la loro bimba di 10 mesi, vittima di una caduta, all’ospedale di Legnano, dove era stata sottoposta a un intervento chirurgico per rimuovere un ematoma alla testa. Dopo l’operazione, il medico di turno voleva somministrare una trasfusione di sangue come terapia di supporto per far rialzare i valori ematici.

Tribunale dei Minori

Di fronte alla richiesta dei genitori di utilizzare terapie mediche alternative l medico aveva allertato prima i Carabinieri e poi la Procura, che aveva chiesto e ottenuto il giorno dopo dal Tribunale per i Minorenni il provvedimento di limitazione della responsabilità dei genitori.

Massimo Cardone e il pregiudizio assistito

Contrariamente a quanto alcuni pensano” commenta Massimo Cordone, per 40 anni ginecologo presso il reparto maternità dell’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova “i figli dei testimoni di Geova non sono mai in pericolo di vita per motivi religiosi. In genere sono molto premurosi coi loro figli: quando un figlio ha bisogno di cure, si rivolgono subito a medici e ospedali perché riceva assistenza qualificata.” “La vicenda sottolinea l’importanza di una informazione di qualità e scevra da pregiudizi”, commenta l’Ufficio Stampa dei Testimoni di Geova.


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